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Europa
Inserito il 26-10-2004  
Ecco cosa cambia in Europa con il varo della Costituzione
di Alessandro Corneli


Il Trattato costituzionale è formato da 488 articoli e diversi protocolli allegati. La base di partenza è stato il lavoro della Convenzione presieduta da Giscard d’Estaing, il cui testo, modificato nei punti controversi che ne avevano impedito l’approvazione nel dicembre 2003, è stato approvato il 18 giugno scorso. Esso è stato reso necessario da quattro esigenze fondamentali: creare un quadro giuridico per accogliere i nuovi dieci membri entrati nell’Unione Europea il 1° maggio scorso e per gli altri che aderiranno; riequilibrare il sistema di voto stabilito nel Trattato di Nizza del 2000 che dava un peso relativo eccessivo ai piccoli Paesi; definire i nuovi rapporti tra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo; trovare un punto d’incontro tra le tendenze federaliste e le esigenze di flessibilità in materie delicate per gli interessi nazionali quali la politica estera e di difesa, il fisco e la sicurezza sociale: esigenze sostenute con fermezza principalmente dal Regno Unito ma in buona parte condivise anche da altri Paesi.

Di per sé il trattato è abbastanza farraginoso ma soprattutto non risolve il profilo dell’Europa come potenza economica. Infatti esso consente una lettura, e quindi un’applicazione, fortemente federalista e centralizzata, vincolando quasi tutti gli aspetti essenziali della politica economica a decisioni comunitarie, ma al tempo stesso gli articoli permettono di attenuare fortemente, nella pratica, questa interpretazione. Per cui non è chiaro se prevarrà un’impostazione livellatrice e centralistica oppure una più liberale-liberista. La strada che prenderà l’unione Europea dipenderà in gran parte dalla composizione del Consiglio europeo, del Parlamento e della Commissione, e dai rapporti che si instaureranno fra queste tre istituzioni-chiave.

In altre parole, la Costituzione offre all’Europa sia l’opportunità di essere più “atlantica” di quanto non sia stata finora, sia di diventarlo di meno.

1. Che cosa verrà firmato e da chi a Roma il 29 ottobre ?

I capi di stato e di governo di 28 paesi (i 25 dell’Unione Europea più Bulgaria, Romania, prossimi soci, e Turchia, candidato all’adesione) firmeranno il Trattato che “adotta una Costituzione per l’Europa”. Il trattato entrerà in vigore il 1° novembre 2006 se tutti i Paesi avranno ratificato il Trattato stesso, per via parlamentare o per via referendaria, e avrà attuazione pratica a partire dal 2009 sostituendo tutti i precedenti trattati, che hanno segnato dei passi verso l’integrazione in campo economico, monetario, istituzionale, allargando progressivamente le competenze europee.

2. Ci sono pericoli per la ratifica ?

Sì, soprattutto in alcuni dei Paesi (11 finora) che hanno deciso di ricorrere al referendum popolare, come Regno Unito, Francia e Danimarca. In 6 Paesi deciderà il Parlamento (tra questi, Italia e Germania). Gli indecisi sono 8 (tra questi, Austria e Svezia). Fino alla ratifica resterà in vigore il Trattato di Nizza del 2000.

3. Qual è l’obiettivo della Costituzione ?

E’ espresso dall’art.1: La Costituzione istituisce l’Unione Europea, alla quale gli Stati membri attribuiscono competenze per conseguire i loro obiettivi comuni. L’Unione coordina le politiche degli Stati membri dirette al conseguimento di tali obiettivi ed è aperta a tutti gli Stati europei “che rispettano i suoi valori e si impegnano a promuoverli congiuntamente”. Manca la definizione di quali siano gli Stati europei. Il problema si pone per la Turchia, alla quale non tutti attribuiscono la qualifica di Stato europeo e potrà porsi in futuro riguardo alla Russia, a Israele e altri Stati di cui alcuni auspicano l’adesione alla UE.

4. Qual è l’ambito di attività della UE?

L’Unione ha delle competenze esclusive, concorrenti e coordinate. Sono competenze esclusive quelle in cui gli Stati possono decidere solo con l’autorizzazione dell’Unione. Sono concorrenti quelle dove gli Stati membri non hanno più il potere di legiferare se legifera la UE. Sono coordinate quelle in cui l’Ue decide senza pretendere l’armonizzazione delle leggi nazionali: protezione e miglioramento della salute, industria, cultura, turismo, scuola, gioventù, sport, formazione professionale, protezione civile, cooperazione amministrativa.

5. Che cosa significa in pratica ?

Le competenze coordinate, che afferiscono globalmente alla “qualità della vita”, sono sostanzialmente lasciate alle autonomie degli Stati, ovvero ratificano le differenze dovute alle differenze storiche, sociali e culturali. Mentre con competenze esclusive e concorrenti, a partire dalla politica monetaria (per la zona euro, che si suppone debba estendersi), si pongono precisi limiti ai governi e ai parlamenti nazionali, condizionandone la politica economica, con le competenze coordinate si lascia ai singoli Stati la possibilità di colmare i differenziali. Ad esempio, se uno Stato fornisce ai cittadini migliori scuole, o infrastrutture, o servizi pubblici, a parità delle altre condizioni si troverà meglio posizionato per investimenti e sviluppo.

6. Quali sono le istituzioni della Ue ?

I popteri della Ue sono ripartiti tra Consiglio europeo, Consiglio dei ministri, Commissione europea, Parlamento europeo e Corte di giustizia. Il Consiglio europeo è formati dai capi di stato e di governo e dal presidente della Commissione. Ai suoi lavori partecipa il ministro degli affari esteri, figura nuova introdotta dalla Costituzione. E’ nominato dal Consiglio stesso d’intesa con il presidente della Commissione, di cui è uno dei vicepresidenti. Ha l’incarico di elaborare e attuare la politica estera comune in quanto mandatario sia del Consiglio sia della Commissione. Il Consiglio fornisce le grandi linee di sviluppo della Ue. Al suo interno, nomina il presidente del Consiglio per un mandato di 30 mesi, rinnovabile, che ha anche la rappresentanza esterna della Ue senza pregiudicare il ruolo del ministro degli Esteri. Solo la prassi definirà la portata del ruolo del ministro degli Esteri, e se risponderà più al Consiglio o alla Commissione. E’ uno dei nodi lasciati irrisolti dalla Costituzione.

7. Come decide il Consiglio europeo?

Il Consiglio europeo decide con il sistema della “doppia maggioranza”. Per una approvazione occorre il 55% dei Paesi membri (almeno 15) che abbiano una popolazione pari ad almeno il 65% del totale della popolazione Ue. Questa regola è stata una delle più controverse e fece fallire l’accordo a dicembre 2003. Essa premia i Paesi maggiormente popolati, modificando il Trattato di Nizza che dava un potere ai piccoli Paesi molto più grande rispetto alla loro popolazione. E’ conservato il potere di veto in materia fiscale e viene lasciata una larga autonomia nazionale nei campi della politica estera, di difesa e sociale. E’ stato soprattutto il Regno Unito a volere affermare questo principio, contrastando vittoriosamente la posizione dei “federalisti” che volevano imporre anche in questi settori il principio del voto a maggioranza.

8. Quali sono i poteri del Consiglio dei ministri e della Commissione ?

Il Consiglio è composto da un ministro per ogni Paese (ad es, i ministri dell’Economia o i ministri della Giustizia, ecc.) Esercita, congiuntamente al Parlamento, la funzione legislativa. La Commissione è composta dal presidente, dal ministro degli Affari esteri (che è uno dei vicepresidenti) e da un Commissario per ciascun Paese (ciò fino al 2014, poi solo i due terzi degli Stati membri avranno un commissario). Ha vasti poteri di iniziativa legislativa, di gestione dei programmi della Ue, di vigilanza sul rispetto della Costituzione e sui conti pubblici degli Stati membri. Il presidente, proposto dal Consiglio europeo, è eletto dal Parlamento, sceglie i Commissari e può chiedere le dimissioni di singoli commissari.

9. Quali sono i poteri del Parlamento ?

Congiuntamente al Consiglio dei ministri esercita il potere legislativo e di bilancio. E’ eletto a suffragio universale per 5 anni. Dal 2009 avrà un massimo di 750 deputati. Può adottare una mozione di censura nei confronti della Commissione e costringerla alle dimissioni in blocco. I suoi poteri sono aumentati rispetto ai precedenti Trattati e ha conquistato il potere di concedere o togliere fiducia alla Commissione.

10. Si può uscire dalla Ue ?

E’ un’altra delle maggiori novità. Un Paese può chiedere di uscire dalla Ue esercitando il diritto di “ritiro volontario” (art. I, 60). Viceversa il Consiglio europeo può sospendere alcuni diritti di uno Stato membro, che resta obbligato ad osservare le norme della Costituzione. Ma non è prevista la pura e semplice espulsione.
 


Dal sito www.grrg.it - Pubblicato su Il Giornale il 26 ottobre 2004