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Nel Mondo
Inserito il 3-11-2006  
Fao. Il mondo ha sempre più fame, o forse no
Anna Bono


«Le promesse non nutrono». Con queste parole Jacques Diouf, segretario generale della Fao, ha commentato il rapporto Onu 2006 sullo «Stato di insicurezza alimentare nel mondo» appena presentato a Roma, in occasione della prima Conferenza mondiale sulla Comunicazione per lo Sviluppo.

Dal raporto risulta che dal 1993 al 2003 il numero delle persone denutrite, invece di diminuire, è cresciuto di 31 milioni. Si potrebbe aggiungere, alle parole di Diouf, che «non nutrono neanche le conferenze mondiali», costosissime e in genere inconcludenti, come lo fu appunto quella della Fao sull'alimentazione svoltasi nel 1996, terminata con una «Dichiarazione di Roma» sottoscritta dai rappresentanti dei 185 Stati presenti al vertice che li impegnava a dimezzare il numero degli affamati entro il 2015, una promessa che almeno una parte dei firmatari non aveva nessuna intenzione di mantenere e che, difatti, non ha mantenuto.

Repubblica Democratica del Congo, Corea del Nord, Myanmar, Sudan, Zimbabwe... L'elenco degli Stati affidati a regimi incapaci e corrotti, indifferenti alle sorti dei loro connazionali, è ancora troppo lungo per rendere attuabile l'ambizioso obiettivo della Fao ed è già tanto se, tuttavia, sono stati realizzati dei ragguardevoli passi avanti.

Dal 1993 al 2003, infatti, il numero delle persone sottoalimentate è salito da 823 a 854 milioni nonostante il fatto che nel frattempo la popolazione mondiale è passata da poco più di 5 a 6,3 miliardi: l'ingegno e il lavoro dell'uomo sono stati in grado di provvedere ai bisogni di più di un miliardo di nuove vite. Inoltre, a conferma del miglioramento generale dello stato del mondo, nello stesso arco di tempo la speranza media di vita alla nascita è salita da 63 a 67 anni e il tasso di mortalità infantile è sceso dal 62 al 54 per mille.

Jacques Diouf si riferiva alle promesse dei Paesi industrializzati, molti dei quali, inclusa l'Italia, non hanno devoluto ai poveri lo 0,7% del Pil da tempo reclamato: questo almeno sembra essere il senso attribuito alle sue parole dalla maggior parte dei commentatori della conferenza in corso a Roma, che, come al solito, si sta trasformando in un pretesto per screditare l'Occidente, incolpandolo come minimo di insensibilità al dramma della povertà e, al peggio, di esserne addirittura la causa: solo rimproveri e neanche un «grazie», benché siano proprio gli aiuti alimentari e sanitari e per lo sviluppo forniti dai Paesi occidentali (un colossale e incessante trasferimento di risorse finanziare, tecnologiche e umane) che permettono di assistere milioni di persone e di avviarle verso l'autosufficienza economica.

Senza dimenticare - ma invece, a quanto pare, nessuno se ne ricorda - l'onere finanziario generosamente assunto dai governi del G8, che nel 2005 hanno approvato l'azzeramento dei debiti multilaterali contratti con Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Banca Africana per lo Sviluppo da 27 Stati poveri altamente indebitati.

Così, in questi giorni, tutti sciorinano imperterriti i consueti argomenti no global, mentre, come sempre, i portavoce dell'Occidente tacciono o addirittura danno ragione a chi lo accusa.

La fame sarebbe sconfitta, ci dicono ad esempio, se due terzi della produzione cerealicola non fossero destinati a nutrire il bestiame per permettere ai ricchi il lusso e il piacere di mangiare carne ogni volta che lo desiderano privando di grano, riso e mais i reietti del Terzo Mondo; oppure se i popoli ricchi del Nord non spendessero in armi quel che dovrebbero destinare a nutrire gli affamati e se non fabbricassero e vendessero armi al Sud del mondo, incassando soldi e seminando violenza.

In termini propositivi, prevale la semplice strategia della «equa ridistribuzione» tanto cara ai terzomondisti. Data l'attuale capacità produttiva agricola - dicono - il cibo non manca: un bambino americano consuma come 422 suoi coetanei etiopi, basta rimediare all'ingiustizia e nessuno patirà più la fame.

A quanto pare è la strategia del rieletto presidente Lula, in Brasile, se è vero che finora il fulcro del suo famoso progetto «Fame zero» consiste nell'elargire ogni mese 27 euro a 8,7 milioni di famiglie.


Dal sito www.ragionpolitica.it