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Economia e Finanza
Inserito il 9-11-2006  
Il risiko sul pubblico impiego prosegue con altri mezzi all’Aran


Dopo mesi di pressioni per ottenere dimissioni spontanee, secondo indiscrezioni il governo avrebbe avviato la procedura di revoca di Raffaele Perna, presidente dell’Aran, l’istituzione che negozia per la parte pubblica i contratti collettivi di lavoro di oltre tre milioni di pubblici dipendenti.

Questa scelta si iscrive nella storia del rapporto incestuoso fra la l’esecutivo e le organizzazioni sindacali, Cgil in testa.

L’estromissione del consigliere della Camera dei deputati, Perna, non è una storia di spoil system su mandato sindacale. E’ il fronte cigiellino, infatti, che sin dall’inizio della procedura di rinnovo del mandato ha spinto perché slittasse a dopo le elezioni, proprio per condizionare le nomine nel comitato direttivo dell’Aran.

Con la Cgil avrebbe giocato di sponda, la Cisl pubblico impiego, il cui segretario, Rino Tarelli, sarebbe in predicato per la presidenza di un ente previdenziale, forse l’Inpdap in scadenza nel 2008.

Negli ultimi anni i sindacati del pubblico impiego hanno gestito il potere nell’agenzia.

Qualcuno ricorda il caso della giubilazione dell’economista Carlo Dell’Aringa dal comitato direttivo – ministro della Funzione pubblica dell’epoca Franco Bassanini – considerato poco sensibile alle pressioni sindacali. Oggi i sindacati confederali del pubblico impiego (e in particolare Cgil e Cisl) vogliono esercitare un diritto di veto sulle nomine.

Secondo alcuni osservatori, così si modifica la natura dell’agenzia: la legge fissa addirittura (uno dei pochissimi casi) il divieto per i componenti del direttivo Aran di ricoprire incarichi sindacali. I sindacati si sono allargati anche alla struttura amministrativa.

Negli ultimi sei mesi l’Aran ha sottoscritto più di venti contratti collettivi, portando sostanzialmente a compimento la scorsa stagione contrattuale. Ma i sindacati temono di perdere peso.

Per esempio, negli ultimi anni i rapporti trimestrali sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti erano diventati documenti criptici e semiclandestini. I due ultimi rapporti invece hanno avuto qualche risonanza e sono stati assai espliciti: le retribuzioni pubbliche negli ultimi cinque anni sono cresciute del 10 per cento in più rispetto alle retribuzioni private. Dati che i capi sindacali del pubblico impiego preferirebbero tenere più coperti.

Così, la preoccupazione di garantirsi un vertice amico all’Aran si è rafforzata nella prospettiva di semplificazione radicale del procedimento di negoziazione dei contratti collettivi della quale si discute in questi giorni.

Se dovesse essere definitivamente approvato l’emendamento alla Finanziaria concordato fra governo e sindacati che pone un termine perentorio per la conclusione delle trattative, succederebbe che gli accordi negoziati in Aran potrebbero diventare efficaci saltando tutti i controlli (ragioneria generale, Corte dei conti, comitato di settore) oggi previsti.

Dunque l’Aran diventerebbe una specie di centro di spesa da cui dipenderebbero per esempio i 3,7 miliardi di euro relativi al rinnovo contrattuale degli statali che questa Finanziaria intende anticipare al 2007 (la cifra andrebbe in realtà raddoppiata perché riferita anche agli aumenti dei dipendenti pubblici non statali: regioni, comuni, sanità).

Luigi Nicolais, il ministro della Funzione pubblica, sta cedendo alla spinte sindacali, anche su pressione degli uomini del suo gabinetto. Qualcuno al ministero dice che in fondo preferisca concentrare la propria attenzione sui temi dell’innovazione tecnologia, che sono più congeniali alla sua storia professionale e scientifica.

L’evolversi del conflitto in Aran è interessante anche per il riflesso che ha sul ministero dell’Economia.
 
Tommaso Padoa-Schioppa, che nel suo Dpef aveva indicato i quattro settori su cui intervenire (previdenza, sanità, pubblico impiego, spesa locale), negli ultimi giorni è tornato sulla necessità di introdurre elementi di rigore ed efficienza nella gestione del pubblico impiego (forse unica categoria davvero beneficiata dalla Finanziaria così com’è oggi).

Gli osservatori si chiedono se cercherà di esercitare un minimo di peso in questa vicenda, visto che la nomina dei vertici dell’Aran spettano sì alla Funzione pubblica, ma d’intesa con il ministero dell’Economia.


Il Foglio dell'8 novembre 2006