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Economia e Finanza
Inserito il 16-11-2006  
Manovra da matti
Oscar Giannino - Vicedirettore Finanza&Mercati


Caro direttore, ieri era San Martino e ci ha fatto la grazia. Nessun altro santo meglio del cavaliere dell' esercito imperiale romano che taglia in due il suo mantello per coprire un povero si adatta infatti meglio alla Finanziaria tassa-e-spendi su cui il governo Prodi ha giocato, e perso, la propria credibilità.

Una Finanziaria che Prodi e l'Unione hanno costruito per giustapposizione, senza disegno preventivo né regia politica successiva, fino al punto da perderne il controllo, tanto da non riuscire ad accordarsi nemmeno sui numeri da cui è formata e da ritrovarsi attoniti e immusoniti di fronte alla crescente consapevolezza e protesta di milioni di italiani.

Che ne verranno colpiti per ricavarne decine di miliardi di euro aggiuntivi alla macchina statale, occupata dalle oligarchie dell'Unione e dei sindacati.

Ed è per questo, che ieri il premier in persona se n'è uscito con una tirata di quelle fantastiche.«L'Italia è impazzita», ha detto,e perché, sarebbe impazzita? Perché per Prodi «la nostra manovra pensa al futuro mentre qui tutti urlano difendendo il passato. Ma della popolarità non m'importa, bisogna tornare a ragionare da persone serie. Ma come, tutti dicono che ci sono pochi tagli, e poi urlano perché di tagli non ci siano neanche quelli, solo perché li riguardano?».

La sfuriata diProdi mi ha ricordato l'Enrico IV di Pirandello. È la storia di un grande saggio che non vede alternative al fingersi matto. E lo spiega così: «Trovarsi davanti un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, uno che vi ribalta la logica di tutte le vostre costruzioni».
 
Tre economisti all'opera e quattro brutte panzane
 
È proprio per quella stessa ragione indicata dal finto matto pirandelliano, che a Prodi improvvisamente gli italiani sembrano dei pazzi. Perché gli italiani, semplicemente, a grandissima maggioranza ormai secondo tutti i sondaggi che settimana dopo settimana si impilano implacabilmente anche sui tavoli dei leader del centrosinistra, semplicemente non se la sono bevuta

E tanto non se la bevono, che ormai nella maggioranza è venuta meno anche quella coesione iniziale sotto la guida del leader senza partito, e sentendosi franare il consenso sotto i piedi ogni singolo spezzone del variegato circo dell'Unione ha iniziato a esibirsi in proprio, prima a tirare la coperta ciascuno dalla propria parte, poi a marciare separato nelle piazze, infine a votare contro anche in Consiglio dei ministri.

Perché Prodi, Visco e Padoa-Schioppa, la trimurti vera della Finanziaria, hanno visto sfiorire una dono l'altra le quattro grandi panzane su cui hanno costruito il loro bel capolavoro, quella manovra-monstre che ancora oggi c'è chi cifra a 34,5 miliardi come ieri il ministro del Lavoro Damiano, e chi a 40 o addirittura 41, come ha fatto Prodi ieri (e a chi ribatte che la differenza sta nei 5,5 miliardi di competenza per fronteggiare la sentenza europea in materia di maggior deducibilità IVA delle flotte aziendali, faccio notare che è appunto il trabocchetto attraverso il quale il governo continua a dire che il deficit quest'anno è fuori controllo).

La trimurti pensava in prima battuta che gli italiani se la bevessero, che un simile ammontare di risorse era necessario per sanare il buco ereditato da Berlusconi e Tremonti. Ma la balla è durata poco, perché è la stessa Commissione europea a dire che quest' anno il deficit di competenza chiuderà al 3,5% del Pil se non al 3,4 %, cioè tre frazioni di punto più in giù dell'ultima stima lasciata dal ministro Tremonti e approvata anch'essa da Bruxelles.

Gli italiani l'hanno capito sempre meglio, che una simile batteria di risorse pubbliche drenate dallo Stato serve solo all'Unione per metter radici sempre più profonde al potere, per rassicurasi del proprio futuro visto che alle Politiche l'Unione ha vinto per meno di un soffio.

Poi la trimurti ha pensato che per il consenso degli italiani bastasse ripetere come una cantilena quotidiana quel che il premier ha ripetuto anche ieri, e cioè che non è vero che la maxi-manovra ingiustificata è costruita per cinque sesti da maggiori entrate. «Sono solo 3 miliardi su 41», ha detto ieri Prodi e lo ripete sempre Visco. Tesi di un falso statistico e contabile che ha del clamoroso, che non poteva reggere e che infatti non ha retto.

Non volete credere a me, che son troppo liberista e nemico feroce di ogni euro rapinatoci da uno Stato tanto inefficiente? Bene allora leggete quanto ha scritto sull'Unità - quotidiano dei Ds, non foglio difensore degli evasori fiscali, dunque - lo scorso 6 novembre Ferdinando Targetti, parlamentare diessino per diverse legislature nonché stimato professore di economia: «Effettivamente nella Finanziaria la copertura del disavanzo e della maggiore spesa pubblica in conto capitale è ottenuta da una piccola riduzione delle spese correnti di poco più di 3 miliardi di euro, e da una consistente crescita delle entrate nette di quasi 17 miliardi».

Perché nella spesa pubblica, in Finanziaria, ammette Targetti, in teoria si dichiarano riduzioni di spesa corrente per quasi 12 miliardi di euro,ma poi se ne dispone un aumento per quasi 9: ed ecco perché sono meno di 3 miliardi, i tagli veri alla spesa corrente. Mentre poi, ai 17 miliardi di maggior prelievo riconosciuti da Targetti, bisogna poi aggiungere i quasi 6 miliardi di euro che il governo si attende dall' esproprio del Tfr a tutte le imprese superiori ai 50 addetti, nonché altri 5 miliardi da maggiori tasse locali: ed eccoci a 28 su 34, appunto.

Così come gli italiani hanno avuto il torto di capire, appunto, settimana dopo settimana, qualunque fosse il proprio reddito, la propria professione, e la composizione del proprio nucleo familiare.
 
Sinistra scaricata pure dai girotondini
 
Infine, terza balla, la trimurti ha pensato che il consenso avrebbe arriso al governo, ripetendo che la manovra era volta alla giustizia fiscale.

E ancora una volta gli italiani sono stati così tanto pazzi pirandelliani da capire bene che era una frottola: perché gli 8 miliardi di entrate aggiuntive da cosiddetta «lotta all' evasione» sono semplicemente estensione della base imponibile a chi le tasse già le pagava prima e stentava, come per i 3 miliardi in più provenienti per ukase dagli studi di settore, come per gli aggravi di bollo aggiuntivi che colpiranno il 92% del parco circolante, come sarà per le addizionali locali Irpef e Irap, come sarà per la tassa di soggiorno, come sarà per gli autonomi e gli apprendisti a cui saliranno i contribuiti, e potrei continuare così per decine e decine di cespiti aggiuntivi che colpiranno tutti, non i presunti "ricchi" che dovevano piangere.

E mai e poi mai i supposti evasori che, al crescere delle aliquote, a maggior ragione avranno ancora maggiori per evadere.

Alla quarta balla - che la manovra-monstre servisse a sostenere la crescita - a dire il vero non ha mai creduto nessuno.

Perché di decine di miliardi di euro di prelievo aggiuntivo, tutti capiscono che la crescita si deprime. Lo slittamento del sacco di bugie ha prodotto le conseguenze politiche che sono sotto i nostri occhi.
Non c'è più un solo argomento sul quale i ministri e i partiti di maggioranza sono tra loro d'accordo.
 
Rifondazione ha detto no ai fondi previdenziali complementari privati ma anche i Verdi e Mussi della sinistra ds hanno detto no a Prodi e Di Pietro che legnavano il sindaco di Venezia Cacciari in teoria sul Mose, in pratica perché era sceso in piazza insieme a commercianti e artigiani contro la Finanziaria. Rutelli ha proposto sette punti di nuove liberalizzazioni, e Rifondazione gli ha subito risposto picche. Sui Pacs, in Consiglio dei ministri venerdì si è sfiorata la rissa.

Sulla Tav, l'unico escamotage per mettere insieme il sì e il no è stato il rinvio della decisione, di fatto per un altro anno. Sui martiri di Nassiriya - vergogna delle vergogne non ricordarli in una grande cerimonia di Stato! - ognuno del governo ha deciso se e come ricordarli, visto che per Bertinotti sono caduti violando la Costituzione.

Sul Medio Oriente, sabato prossimo la maggioranza si spaccherà a metà: in parte in piazza a Milano, dove di Israele si condannano comunque le presunte violazioni unilaterali, e in parte invece a Roma, dove si sfila insieme a chi di Israele vuole da sempre la cancellazione dalla carta geografica.

Perla delle perle: ieri, all'assemblea romana che ha visto tornare in campo i girotondini, è stato il direttore di Micromega, l'antiberlusconiano di ferro Paolo Flores d'Arcais, a dire che l'unico rimedio è negare il voto a questo centrosinistra, che fa tutt' altra cosa rispetto a ciò per cui aveva preso i voti.
 
Dovesse anche rivincere Berlusconi, ha scandito Flores: «Al ricatto non mi piego più». E se non ci si piega più lui, figuriamoci i pazzi pirandelliani italiani: quelli il cui unico torto è di aver giudicato Prodi per quel che ha fatto, e di ricordare ben bene fino al prossimo appuntamento elettorale che è la sua trimurti, la responsabile di una falcidie fiscale e statalista tanto copiosa da gridare vendetta.


Libero del 12 novembre 2006