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KGB
 
Inserito il 15-10-2004
KGB - 02 * Quando la DC salvò il compagno spione
Giancarlo Lehner


Il Kgb mi fece altri dispetti.

Non potei, ad esempio, compiere insieme a Nella Masutti un viaggio struggente sulle tracce di Emilio.

La Masutti, già moglie bambina di Emilio Guarnaschelli, la più famosa vittima italiana di Togliatti, desiderava che la accompagnassi a Pinega, a rivedere, cinquantacinque anni dopo, il confino, dove lei e il suo compagno trascorsero un anno di amore, di fame, di speranza e di freddo.
Poi, li separarono per sempre e Nella, per cinquant’anni, cercò il suo uomo, scoprendo solo nel 1991 che egli era stato fucilato quasi subito, il 28 aprile 1938.
Il consolato russo non mi diede il visto e Nella dovette partire da sola.

A Pinega, evento memorabile, Nella, giugno 1991, fu riconosciuta e abbracciata da due donne di circa sessant’anni. Com’era possibile ? Ebbene, erano le bambine di due fucilati, alle quali Nella nel 1936 regalò qualche carezza.
Il potere sovietico si dimenticò di loro e lì invecchiarono senza aver mai visto null’altro che la desolazione della tundra.
Il comunismo è stato anche questo.

Un giorno in redazione

Il 19 agosto 1991, ero all’”Avanti!”, cercando sulle agenzie qualcosa da mettere in pagina. Ad agosto, Il teatrino della politica è chiuso ed anche gli assassini sono in ferie. Per disperazione si arriva a pubblicare scoop del tipo: India, serpente uccide a fucilate un cacciatore.

I comunisti, però, riescono a far danno sempre. Pareva un giorno morto ed ecco il colpo di scena: il golpe neobolscevico in Urss.
La mattina dopo, sono già a Mosca.

Gran parte dei colleghi italiani dà per sicuro il successo di Pavlov e compagni, anche perché ci sono dubbi sul vero ruolo di Gorbacev. In realtà, nonostante gli auguri di Romano Prodi ai golpisti, l’azione di forza si trasforma subito in un boomerang, tant’è che produce l’effetto di dare il colpo di grazia al Pcus e di lì a poco alla stessa Unione sovietica.

Un’altra conseguenza fu che documenti sconvolgenti destinati a rimanere segreti in eterno cominciarono a rimbalzare fuori. Io stavo lì. Ebbi la fortuna di essere contemporaneo e testimone diretto di quegli accadimenti e mi lanciai subito a cercare le “carte”.

Le prime che scovai riguardavano le origini e illustravano verità inimmaginabili su Lenin, professionista della politica come corruzione dei nemici ed intimidazioni sugli amici. “Non lesinate sul denaro”, ripeteva sempre ai suoi emissari all’estero. E col denaro, coi gioielli, addirittura con la morfina, finanziò le scissioni dei partiti socialisti europei.
Questo raccontavano i primi documenti da me consultati.

Pci e Kgb

La ricerca, a volte con rischio e qualche fregatura, andò avanti nel tempo, avendo dalla mia la casualità d’aver intrecciato in tempi non sospetti buoni rapporti con le persone giuste.

Solo che allorquando entrai in possesso delle prime carte scottanti per il Pci, l’"Avanti!" - autunno 1993 - era ormai in coma profondo. Come far arrivare, dunque, al grande pubblico ciò che avevo faticosamente raccolto ? E soprattutto, in quella stagione di massacro dei socialisti, chi mi avrebbe dato retta ?

Fui costretto ad un passo terribile per un giornalista disoccupato, che ha uno scoop in mano. Regalai il verbale del CC del Pcus, che indicava in Ugo Pecchioli l’addetto alla Gladio rossa del Pci (1967-1981), ad un praticante del settimanale “Stolitsa”, Vladimir Voronov - oggi uno dei più autorevoli giornalisti russi -, con la promessa di dare lo scoop a tutte le agenzie di stampa.

Non fidandomi di nessuno, andai io stesso all’Ansa di Mosca a controllare che il collega Squillante passasse correttamente la notizia. Ecco solo le prime righe del protocollo 25/S/187, 30 gennaio 1976: “Il compagno Ugo Pecchioli… ha rivolto al CC del Pcus la richiesta di assistenza al Pci per l’addestramento di istruttori, radiotelegrafisti, esperti di tecniche di partito, di realizzazione di rifugi segreti, di individuazione di microspie e ha rivolto richiesta di aiuto anche per la fabbricazione di documenti italiani in bianco, da utilizzare sia all’interno che all’estero..”.

E fu un botto, perché Pecchioli (il tramite, in tempi di compromesso storico, tra Pci e Kgb per la formazione di gladiatori rossi nella scuola della Lubjanka) in quel momento era stato eletto nientemeno che alla presidenza della commissione parlamentare di controllo sui nostri servizi segreti !
Il controllore di Sisde e Sismi, che si occupava della fabbricazione di passaporti e carte d’identità falsi con un Impero che teneva l’Italia sotto la minaccia dei missili a testata nucleare.
Una roba da matti, insomma, possibile solo in Paese privo dell’idea di nazione.

In verità, il botto fu attutito e di molto, perché lo scandalo divenne materia di mutuo soccorso tra il Pds e il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, inzaccherato dal fango dei fondi neri del Sisde. La Dc dapprima partì lancia in resta, quindi, senza motivo alcuno e d’improvviso ritirò la richiesta di dimissioni di Pecchioli.
In cambio il Pds appoggiò e salvò Scalfaro anche sul piano giudiziario, come testimoniò Francesco Misiani nel suo ormai classico “La toga rossa”, Milano 1998.

Insomma, era quasi inutile infiltrarsi negli archivi di via Ilinka e rischiare la pelle - nel settembre 1993 fui aggredito, proprio uscendo dall’archivio -, vista l’indifferenza del governo Ciampi, l’infingardaggine della Dc e la complicità omertosa dei più importanti mass media italiani, compresi tg4 e tg5, a cui, invano, nel 1993 e nel 1994, inviai documenti di prima mano sui giornalisti pagati da Mosca.
Gli unici che ebbero il coraggio di pubblicare alcune delle mie carte furono Marcello Veneziani allora direttore di “Italia settimanale” ed Arturo Diaconale (“L’Opinione”).

Intanto, a Mosca, Francesco Bigazzi - la fonte di Valerio Riva per il fondamentale saggio “Oro da Mosca”, Milano 1999 - aveva scoperto chi c’era prima di Pecchioli a trafficare per Gladio rossa. Era proprio l’Armando, Armando Cossutta.


Da Libero del 12 Ottobre 2004