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KGB
 
Inserito il 15-10-2004
KGB - 03 * E il compagno Armando creò la scuola di spie
Giancarlo Lehner


Il primo a tenere i contatti, perché il Kgb addestrasse l’esercito clandestino delle Botteghe Oscure, fu Cossutta.
Rileggiamo, dunque, segmenti di storia patria (si fa per dire), che andrebbero studiati nelle scuole e nelle Università.

A firma Boris Ponomarev, il dossier speciale segretissimo, 26 aprile 1974, indirizzato al Comitato centrale del Pcus, dice: “… il membro dell’Ufficio politico del Partito comunista italiano, compagno A. Cossutta, a nome della direzione del Pci (compagni L. Longo ed E. Berlinguer), si è rivolto al Comitato centrale del Pcus con la richiesta di assistenza al Pci per questioni particolari. Nel corso delle consultazioni di lavoro svoltesi a Mosca, il compagno Cossutta ha specificato che la direzione del Pci, per agevolare il lavoro del partito in una situazione di forte inasprimento del clima politico nel paese, chiede di aiutare il Pci nell’addestramento di istruttori e di esperti di collegamenti radio, di cifrari, di tecniche di partito e di tecniche di travestimento e camouflage, nonché nell’elaborazione dei programmi dei collegamenti radio, dei documenti in cifra e nella preparazione di documenti italiani e stranieri per uso esterno ed interno [ carte d’identità e passaporti falsi]…”.

Pulp fiction

Cossutta, dunque, a nome del Pci chiedeva formalmente l’aiuto fraterno dei “professori” del Kgb, specialisti nell’aggiustare, come Wolf di Pulp fiction, situazioni pericolose.

Il CC del Pcus, il 5 maggio 1974, accetta le richieste e invia la seguente raccomandazione a Ghennadij Fedorovich Borzov, allora capo del Kgb di Roma:
Incontri il compagno Armando Cossutta e gli comunichi che nel 1974 gli amici possono mandare in Urss per un corso di addestramento speciale 19 persone:
- 6 per un corso sulla radiotrasmissione, sull’uso di apparecchiature radio avanzate e sull’uso di cifrari (durata massima tre mesi);
- 2 istruttori per la preparazione di radiotelegrafisti e cifratori (durata massima tre mesi);
- 9 persone per un corso sulle tecniche di Partito;
- 2 persone per un corso sulle tecniche di camuffamento dell’aspetto (durata massima due settimane).
Inoltre, potrebbe arrivare a Mosca un esperto di comunicazioni per la messa a punto di tipi speciali di radiotrasmissioni (durata massima una settimana).
Le prime 4 persone per le questioni relative ai collegamenti radio, ai lavori in cifra, e alle tecniche di Partito, nonché l’esperto per le comunicazioni potrebbero arrivare a Mosca separatamente, a partire da giugno, rispettando le necessarie norme di segretezza. Le date d’arrivo degli altri compagni saranno concordate in secondo tempo
[…]”.

Altre notizie su questa struttura paramilitare e spionistica, divenuta operativa proprio negli anni del compromesso storico, riguardano il succedersi dei dirigenti addetti: Cossutta, Pecchioli e, infine, Franco Raparelli, che ebbe il compito di smantellare in fretta e furia le postazioni-radio, in contatto diretto con Sofia e solo in seconda battuta con Mosca.

L’attentato al Papa

La decisione del Pci non scaturì da un improvviso scatto di lealtà verso l’Italia, ma da causa di forza maggiore.
L’attentato a Giovanni Paolo II, 13 maggio 1981, indirizzava decisamente sulla pista bulgara.

V’era, perciò, il rischio, veramente tremendo, che fossero scoperte dalla polizia le postazioni illegali del Pci, le quali il filo diretto lo mantenevano proprio con la Bulgaria.
Preoccupazione peraltro eccessiva, perché le indagini su quella pista non è che il Viminale le fece condurre con insistenza, accanimento, solerzia e pignoleria.

Agli Interni, c’era Virginio Rognoni, del quale si può dire tutto, fuorché che abbia fatto mai uno sgarbo ai comunisti.
Finì che venne attribuito tutto ad Alì Agca ed alla “destra”, questa volta, turca - i “Lupi grigi” -, senza riscontrare ciò che la grande Irina Alberti scrisse subito e con dovizia di particolari sul “Pensiero russo” edito a Parigi: l’ordine di uccidere il Papa polacco proveniva direttamente da Yurij Andropov.

Il coccolone corre sulle onde medie

Ecco, dunque, il documento che, sia pure implicitamente, illustra la botta di paura patita da Berlinguer e compagni, terrorizzati dalla possibile confusione tra pista Pci-Sofia e Agca-Bulgaria:

Segretissimo/copia Unica
Al compagno B. N. Ponomarev, personale/22 giugno 1981
Il rappresentante del Partito comunista italiano, Raparelli, ha fatto sapere, nel maggio scorso, al nostro rappresentante che la direzione del PCI ha deciso di smantellare e di distruggere per ragioni di sicurezza tre stazioni radio ricetrasmittenti fornite da noi nel 1973 […] Questo perché la polizia italiana, nel quadro delle operazioni per debellare gli estremisti di destra, sta compiendo rastrellamenti per localizzare emittenti clandestine. Ai primi di giugno, Raparelli ha dato conferma che le suddette emittenti sono state distrutte dagli amici. I tecnici degli amici che si trovano in altre zone del paese continuano a ricevere, con i ricevitori di cui dispongono, le nostre trasmissioni-prova. La situazione in queste zone è tranquilla.
Raparelli ha pregato di riferire tutto ciò al Comitato centrale del PCUS
”.

E’ facile immaginare cosa sarebbe successo in quel momento, se fossero venuti alla luce l’organizzazione clandestina ed i rapporti tra Pci ed i servizi bulgari.

Sbandare in curva su un rettilineo

La vicenda incredibile ed inquietante della gladio rossa del Pci meritava ulteriori indagini.
Tentai di saperne di più, specialmente sulla sorte di quei “gladiatori rossi” addestrati dal Kgb.
L’unico modo era bussare ai piani alti della Lubjanka, dove un amico ce lo avevo, sin dai tempi del golpe di Mosca.

Se fui io il primo giornalista al mondo, a scambiare due parole con Gorbaciov, appena tornato a Mosca, dopo la breve e dorata prigionia, il merito non fu mio, ma dell’”amico”.
Lo trovai un po’ restio, poi accettò un invito alla tavola svedese dell’hotel Metropol di Mosca.
Non mi disse molto o forse troppo, ma io non fui in grado di decodificare tutte le sue circonlocuzioni.

Appresi, nell’ordine, che:
- gli “allievi” italiani s’erano distinti: più diligenti dei palestinesi, più rivoluzionari dei latinoamericani;
- ognuno era stato messo nelle condizioni di compiere azioni di difesa e di attacco, anche guerriglia, omicidi, attentati.
- se qualcuno di loro fosse morto, in Italia, sbandando in curva su un rettilineo, il Kgb declinava ogni responsabilità;
- era lecito ipotizzare il passaggio alla lotta armata di alcuni dei “gladiatori”, delusi da un Pci che prima li aveva fatti addestrare alla guerra e poi si comprometteva con la Dc di Aldo Moro.

L’alto ufficiale, alla fine, ammise di essere stato uno dei “professori”, ma non volle rivelare i nomi degli “allievi”. I nomi, li chieda alle Botteghe Oscure non a me, fu il suo congedo.


Da Libero del 13 Ottobre 2004