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KGB
 
Inserito il 16-10-2004
KGB - 04 * Fiumi di dollari da Mosca per spaccare il PSI di Nenni
Giancarlo Lehner


Continuando l’indagine sui “gladiatori” del Pci, non cavai altri ragni dal buco, tuttavia mi imbattei in una pista diversa, e, se possibile, più anti-italiana.

La traccia riguardava un’azienda italiana che, aggirando tutte le norme Nato, s’era impegnata a fornire tecnologia all’Urss di Breznev. Con gli SS-20 a testata nucleare puntati su Roma e su Milano, l’ idea che un imprenditore del nostro Paese potesse in qualche modo concorrere a far cancellare l’Italia e gli italiani dalla faccia della terra mi sembrò abnorme e ben degna d’essere provata.
Ormai, non potevo più contare su un editore, ero solo al mondo e ridotto al primum vivere.
Ed ero pure socialista.

Tornai in Italia a cercare un finanziamento, perché quella traccia comportava spese, per così dire, di alta rappresentanza: colui, che avesse trafugato e fotocopiato la cartellina contenente contratti e firme, rischiava di brutto. Il gioco, per lui, doveva valere la candela e, certo, non si sarebbe accontentato di un pranzo e di una buona bottiglia.

Ormai, però - siamo nel 1994 - tutti gli archivi di Mosca erano di nuovo inchiavati a doppia mandata.
Come mai l’ipotesi pubblicamente lanciata dal ministro Poltoranin della Norimberga rossa come passaggio necessario della nuova Russia democratica fu bloccata di colpo?

Fatto è che un esponente del governo Ciampi ed anche altri ministri europei avevano dato un ultimatum a Boris Eltsin: o richiudi questi maledetti archivi che possono sconvolgere la vita interna dei nostri Paesi, oppure addio agli aiuti finanziari che ti abbiamo promesso. Le carte di via Ilinka o dell’archivio Kgb, infatti, riguardavano non solo i partiti “fratelli”, ma anche i “cugini” europei, dalla Spd sino ai socialisti francesi o spagnoli. E talora parlavano anche di “parenti” interni ai partiti liberaldemocratici.

Eltsin scelse gli aiuti finanziari ed evitò d’”interferire nella politica interna” degli Stati europei, che maleodoravano di Pcus e di Kgb. Ad archivi chiusi, la pista dell’azienda imputabile di alto tradimento era in salita pericolosa, sia per l’eventuale mittente trafugatore, sia per me che ero il destinatario.
In Italia non trovai nessuno disposto a correre insieme a me su quella pista e l’indagine si fermò lì.

Chissà, forse la commissione Mitrokhin potrebbe avere, oggi, l’autorevolezza ed i mezzi per andarsi a leggere quei contratti e quelle firme in calce.
Anche adesso sarebbe un botto da far tremare la Penisola.

Omaggio a Valerio Riva

Tornando ai soldi comunisti, è giusto ricordare i meriti dell’indimenticabile Valerio Riva, autore del volume “Oro da Mosca".

Francesco Bigazzi, il maggior raccoglitore di documenti dagli archivi russi, gli aveva sì consegnato un materiale di eccezionale valore, ma poi Riva seppe con maestria raccontare per filo e per segno tutta la storia, o quasi tutta, di quel fiume di denaro da Mosca a Roma.

Oro da Mosca”, infatti, più che un volume di denuncia, è un saggio storico di eccezionale valore e un giorno diverrà libro di testo nelle scuole superiori, perché non è possibile capire quasi nulla della storia italiana del secondo Novecento, senza partire dal volume di Riva.

Sulla base delle carte riguardanti Cossutta, è possibile, ad esempio, avviare una ricerca storiografica, per verificare se anche la scissione, da cui sorse Rifondazione comunista, fu in vario modo l’esito necessario delle pressioni del Pcus.

I dollari del Psi

Per onestà intellettuale, va detto che negli archivi di via Ilinka ci sono anche le vergogne “finanziarie” del Psi di Nenni (oltre due milioni di dollari ricevuti dal Pcus, dal 1951 al 1956 compreso), e soprattutto il divenire dell’ ultima grande scissione socialista, pilotata da Mosca assai prima della nascita ufficiale del Psiup.

E’ dal 1959, infatti, che il Pcus comincia a stanziare soldi (65 mila dollari) per la “sinistra del Psi”.
Nel 1960, i dollari diventano 170 mila.
Nel 1961, 190 mila, aumentando ogni anno, sino ai 265 mila del 1963.
Da questa “sinistra del Psi” - dapprima quattro gatti, attorno a Lelio Basso -, dopo cinque anni di nutrimento sovietico nasce il Psiup, che, nel 1965, viene svezzato da Mosca con un milione di dollari tondo, tondo.
Nel 1966, ai socialproletari vanno 970 mila dollari e così via, stabilizzandosi il finanziamento sui 700 mila dollari annui, fino alla consunzione del partito.

Sarebbe mai nato il Psiup senza l’oro di Mosca ?
La cognizione del dolore di Bettino Craxi ad Hammamet divenne verticale ed insoffribile, quando ricevette da me la documentazione su Nenni, Basso, Foa, Vecchietti.

Alle origini di Rifondazione comunista

Ebbene, il cammino verso Rifondazione sembra ripercorrere le tappe “finanziarie” della gestazione del Psiup, come a dire che gli “spalloni” del Kgb hanno, sino all’ultimo, contribuito a condizionare la nostra vita politica.
All’inizio degli anni Ottanta, si forma, dentro il Pci, un altro potenziale partito, quello che il Cremlino definirà “la parte sana”.

Nel 1981, giungono dal Pcus 100 mila dollari alla rivista “Problemi della pace e del socialismo” del gruppo di Sandro Curzi.
Nel 1982, una rata da 100 mila ed una da 300 mila dollari sono recapitati ad personam, al “membro della direzione del partito comunista italiano, Cossutta”.
300 mila dollari nel 1983.
300 mila più altri 100 mila nel 1984.
300 mila nel 1985.
300 mila nel 1986, etc. etc.

La corrente-partito di Cossutta pretende, attraverso “Paese Sera”, di avere anche un proprio quotidiano.

Un documento segretissimo del 28 maggio 1982 disvela l’impegno del Cremlino nel favorire questa operazione:

Al CC del PCUS
Nel nostro lavoro con l’Italia è emersa la necessità di prestare assistenza economica alle forze politiche schierate su posizioni di amicizia e di collaborazione con l’Urss. Ci riferiamo all’acquisto, da parte dei nostri amici, del quotidiano
“Paese Sera”. A questo proposito il compagno Cossutta, membro della direzione del Pci, chiede di accettare la proposta di Luigi Remigio, imprenditore progressista italiano, che dirige la società commerciale Interexpo e gode della nostra fiducia, di poter acquistare, a condizioni di favore, petrolio sovietico e prodotti della lavorazione del petrolio […]

In questo momento, Luigi Remigio sta conducendo trattative per conto di compagnie petrolifere con la società mista italo-sovietica Nafta-It per l’acquisto di 300 mila tonnellate di petrolio sovietico e di 100 mila tonnellate di gasolio con commissioni pari a 12 dollari USA per ogni tonnellata di petrolio e 10 dollari USA per ogni tonnellata di gasolio. L’operazione dovrebbe fruttare commissioni per un importo totale di 4,6 milioni di dollari USA […]
”.

Il 17 gennaio 1983, sempre Ponomarev scrive al CC del Pcus:

In conformità alla delibera del CC del PCUS del 22 maggio 1982 (V. 62/32) è stata prestata assistenza finanziaria alle forze sane del Pci (Armando Cossutta). Questo ha permesso loro di acquistare il pacchetto azionario di controllo del quotidiano “Paese Sera”, di sostituire il direttore del giornale e alcuni corrispondenti esteri. Il passaggio di questo quotidiano, largamente conosciuto in Italia, nelle mani del compagno Cossutta e dei suoi amici schierati su posizioni marxiste-leniniste e in rapporti di amicizia con l’URSS, permetterà al giornale di fornire una corretta interpretazione della politica estera e interna all’Unione Sovietica e di contribuire alla propaganda delle conquiste del socialismo reale, del movimento comunista internazionale e del movimento operaio italiano, con ampia eco anche in altri paesi capitalistici…”.


Da Libero del 14 Ottobre 2004