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Terza Pagina
DE GASPERI SCONOSCIUTO
 
Inserito il 1-5-2005
Il De Gasperi sconosciuto. Contro gli ebrei e per la razza
Alessandro Gnocchi


In alcuni scritti sotto pseudonimo pubblicati tra il 1906 e il 1938, il futuro padre della DC giustificò le misure contro i giudei sostenendo che aiutavano l'economia ed erano compatibili con il cattolicesimo.

Negli anni Trenta, Alcide De Gasperi attra­versa uno dei mo­menti più difficili della sua vita. Obbligato dal regime a risiedere a Roma, lavora in Vaticano alla Biblioteca Apostolica. Abita in piccole pen­sioni nel quartiere di Prati. La famiglia è lontana, in Trenti­no. Tra il 1° gennaio 1933 e il 16 settembre 1938 collabora al quindicinale "Illustrazio­ne Vaticana" firmandosi con lo pseudonimo di Spectator. Per il giornale cura la rubrica di politica estera "Quindici­na internazionale" dalla qua­le provengono gli estratti di questa pagina.

Il tono è freddo, distaccato. De Gasperi però tocca argo­menti scottanti: l'annessione dell'Austria, la politica del nazismo verso i cristiani, l'antisemitismo. E proprio il giudizio di De Gasperi sulla questione ebraica è oggi al centro dell'attenzione (ad esempio nei saggi di Guido Formigoni e Maddalena Guiotto in "Alcide De Casperi: un percorso europeo", II Mulino).

Alcuni articoli di De Ga­speri pubblicati in gioventù sul quotidiano "Trentino" mostrano vicinanza alle po­sizioni di Karl Lueger (il bor­gomastro di Vienna, cristia­no-sociale e antisemita). Ad esempio, si legge: «Noi non siamo contro gli ebrei perché d'altra religione e d'altra razza ma dobbiamo opporci ch'essi coi loro denari mettano il giogo degli schiavi sui cristiani» (1906).

Trent'anni dopo, nella rubrica sull' "IIlustrazione Vaticana", man­cano invece parole di con­danna contro l'esproprio dei beni degli ebrei austriaci. E le teorie fasciste in materia di razza sono discusse ma accolte con favore.

Nello scritto 1, De Gasperi registra il miglioramento delle condizioni economiche dell'Austria in seguito all'esproprio dei beni degli ebrei. Nel testo si dice che «La liquidazione delle fortune ebraiche allarga le prospetti­ve degli affari per gli altri e i posti di avvocati e di medici rimasti vacanti aprono uno sfogo alle carriere». La rubri­ca è del luglio 1938.

Nello scritto 2 (agosto 1938), che precede di poco l'emanazione delle leggi raz­ziali, De Gasperi prova a sganciare le teorie fasciste dal nazismo. E propone di rifarsi all'elemento universalista del fascismo che «può nu­trirsi delle vive tradizioni della Roma cristiana». De Gasperi auspica che «il razzismo italiano si attui in prov­vedimenti concreti di difesa e di valorizzazione della nazione».

Nello scritto 3 datato mar­zo 1938, De Gasperi riper­corre la parabola culturale e politica del partito cristiano-sociale austriaco, guidato da Karl Lueger. De Gasperi ne coglie gli aspetti positivi, mi­nimizzandone l'antisemiti­smo (era "solo" una «politica necessaria di difesa economica»).

Il quarto documento, da­tato maggio 1938, commen­ta le misure del governo un­gherese per arginare l'antise­mitismo. Tuttavia De Gasperi fa notare come gli ebrei siano preponderanti nei ruoli chiave dell'economia. Com­prensibile quindi gli Ebrei «possono esercitare una professione solo fino a una data percentuale».

L'ultimo estratto, datato maggio 1938, riporta un co­municato degli ebrei ortodossi che si vogliono distin­guere dagli «ebrei inseriti nel comunismo». E qui si coglie una nota diversa: «Questa tendenza degli ebrei orto­dossi di separare la propria responsabilità da quella degli ebrei inseriti nel comunismo è caratteristica per il mo­mento che attraversiamo». Suona come un duro giudi­zio sul presente che costringe gli ebrei a lotte intestine per scampare alla persecuzione. Questi sono i documenti, la parola passa agli storici.


Da Libero del 28 aprile 2005