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Terza Pagina
DE GASPERI SCONOSCIUTO
 
Inserito il 1-5-2005
Scritto numero due: alla vigilia delle leggi fasciste del '38


«Il razzismo italiano deve difendere la nazione»

Alla metà di luglio i giornali pubblica­vano dieci tesi di «un gruppo di professori italiani sotto l'egida del ministero della cultura popolare». Queste tesi in­tendevano formulare «la posizione del fa­scismo nei confronti dei problemi della razza». Esse si distinguevano nettamente dalle dottrine più conosciute dei razzisti tedeschi: a) nel senso che non contenevano nes­suna esaltazione di una "super-razza" in confronto alle razze minori; b) perché am­mettevano che le razze attuali sono costituite «da proporzioni diverse razze differenti» e c) perché respingevano le teorie di marca germanica che ammettono da una parte l'esistenza di una razza mediterranea negroide alla quale parteciperebbe in congrua porzione anche la gente italiana. (...)

Tuttavia, poiché al punto sette era detto: «è tempo che gli italiani si proclamino net­tamente razzisti», perché al punto nove si escludevano dalla razza italiana gli ebrei e perché in generale si dava gran peso all' ele­mento biologico e all' «antica purezza di sangue», si pensò da molti che questo razzismo, ora solamente formulato e proclama­to, fosse effetto del più recente accostamento culturale e spirituale dell'Italia alla Ger­mania.

E vero che i professori avevano avuto cura di premettere che «la questione del razzismo in Italia deve essere trattata dal punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose» e che non si intendeva «introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono» ma solo «additare agli italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana» e «elevare l'italiano ad un ideale di superiore potenza di sé e di maggiore responsabili­tà».

Ma, nonostante tali precauzioni, il fatto stesso che nel problema di rifletteva la vi­cenda del razzismo tedesco discusso e con­trastato in tutto il mondo e autorevolmente condannato per le sue concezioni e le appli­cazioni non cristiane, la circostanza che la stampa nazionalsocialista accolse tale pro­clamazione quasi come un proprio succes­so, provocarono inquietudini, pure in quei circoli, nei quali non è letta quella stampa antifascista che cercò di profittare dell'oc­casione per rovesciare anche sul fascismo italiano le avversioni provocate all'estero dal razzismo di Rosemberg, Sturmer e C.

Come abbiamo riferito nell'ultima cro­naca, il Santo Padre che già nel suo discorso in difesa dell'Azione Cattolica del 15 luglio aveva voluto accentuare che «cattolico vuol dire universale, non razzistico, separatistico e che purtroppo vi è qualche cosa di assai peggio che una formula e l'altra di razzismo e di nazionalismo, cioè lo spirito che le detta», il 28 luglio, in quei giorni «in cui tanto, troppo, troppo si parlava di razzismo e di nazionalismo in senso separatistico», rice­vendo gli alunni del Collegio di Propaganda, il Santo Padre si intratteneva ancora su questa questione.

Riportiamo da l'Osservatore Romano i punti più importanti del discorso del Santo Padre: «Dopo tanto parlare, e così a proposito ed a sproposito e per dire pro­prio spropositi, per accumularli a gara; dopo tanto parlare di queste cose che si cono­scono a orecchio e non per intellettiva vi­sione, oggi, secondo la informazione perve­nuta al Santo Padre, c'è stato qualcuno, ed è da ritenere con ottima intenzione ed in fondo dicendo il vero, il quale ha notato che cattolico vuoi dire universale - lo ha già det­to e ripetuto anche il papa e in quello stesso ambiente - cattolico vuoi dire universale, nel senso separatistico di questi due attributi».

«Ma poi e' è qualche altro che ha affermato, credendo di prendere la palla al balzo, che allora fra l'Azione Cattolica e il Partito Fascista esiste una divergenza dottrinale in­sanabile. Grandi parole, ma sciocche parole: perché innanzi tutto è strano l'andare a domandare qualche cosa di speciale all'Azione Cattolica, come se l'Azione Cattolica fòsse qualche cosa a sé stante e avesse una dottrina, un credo a sé. L'Azione Cattolica è nella Chiesa, nella Chiesa cattolica (...)».

«L'Azione cattolica, come la Chiesa Cat­tolica, è cattolica, vuole essere cattolica, vale a dire universale: la parola cattolico non ha altra versione possibile. Una cosa spesso di dimentica: che con la universalità c'è l'es­senza, parte dell' essenza della Chiesa cattolica...».

«Si dimentica che il genere umano, tutto il genere umano, è una sola, grande, universale razza umana. L'espressione genere umano denota appunto la razza umana, per quanto qualche scrittore pensi che questa ultima espressione sia poco simpatica... ».

«Ci si può quindi chiedere come mai, di­sgraziatamente, l'Italia abbia avuto bisogno di andare ad imitare la Germania». Qui il Santo Padre apriva sorridendo una paren­tesi rilevando come qualcuno - e ciò s'era per altri casi già verificato - avrebbe potuto accusare Lui di pregiudizio perché, si sa, il papa è figlio di milanesi, gli uomini delle Cinque Giornate che hanno cacciato i tede­schi. No, non è per questo, ma è perché i latini non dicevano razza, né qualche cosa di simile. I nostri vecchi italiani hanno altre parole più belle, più simpatiche: gens italica, italica stirps, Japeti gens. Al santo Padre sembrano parole queste più civili, meno barbariche [...].

«Tutto ciò - continuava l'Augusto Ponte­fice - per concludere che con la Chiesa bisogna prendersela, non con l'Azione cattolica: altrimenti si tratta di una ipocrisia che forse copre l'insidia di chi vorrebbe colpire l'A­zione Cattolica senza colpire la Chiesa. No, non si può: chi colpisce l'Azione Cattolica colpisce la Chiesa, perché colpisce la vita cattolica: è quindi facile l'identificazione: chi colpisce l'Azione Cattolica colpisce il Papa. È verissimo. [...]».

Una nota ufficiosa del cinque agosto precisò le mete del «razzismo italiano», mete che si riferiscono m modo preminente ai problemi coloniali, per la soluzione dei quali, dice il comunicato, non bastano le leggi, ma «occorre anche un forte senti­mento, un forte orgoglio, una chiara onni­presente coscienza di razza». Riguardo agli ebrei in Italia, il comunicato dice che «di­scriminare significa perseguitare» e «che il governo fascista non ha nessun piano persecutorio contro gli ebrei». Si penserebbe sol -tanto ad una specie di "numerus clasus".

Rebus sic stantibus, ci si deve augurare che il razzismo italiano si attui in provvedimen­ti concreti di difesa e di valorizzazione della nazione, e che nella propaganda e nella for­mazione della gioventù si eviti di cadere nel determinismo vitalista, passerella filosofìca che riconduce al materialismo; ed è da cre­dere che l'elemento universalista contenu­to nel fascismo può nutrirsi delle vive tradìzioni della Roma cristiana che gli offrono il modo di conciliare, è il caso di dire, "roma­namente" la fierezza del popolo con la sua gentile umanità.

(Illustrazione Vaticana, 16-31 agosto 1938)


Da Libero del 28 aprile 2005