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Inserito il 16-11-2003  
Storie di ordinaria violenza
di Anna Bono


Dalla Sierra Leone all'Afganistan, dal Brasile all'Indonesia, i bambini del cosiddetto terzo mondo hanno molte probabilità di non raggiungere l'età adulta sani e integri.

Decine di milioni di mine anti uomo attendono le loro vittime, ogni giorno qualche bambino africano e asiatico ne è straziato. Almeno 250 milioni di bambini lavorano e per buona parte senza misure di sicurezza pur essendo impegnati in attività manuali pesanti e faticose: fabbricare mattoni, scavare la pietra, estrarre minerali. Per loro gli incidenti invalidanti sono un rischio quotidiano.

Si calcola che oltre 300.000 bambini siano arruolati, per forza o spontaneamente, e messi in prima linea dai loro superiori che se ne fanno scudo; se anche la morte li risparmia, pochi di essi sono così fortunati da non subire prima o poi delle lesioni permanenti.

Nel terzo mondo chi combatte - le truppe governative esattamente come i guerriglieri ribelli - prende deliberatamente a bersaglio la gente inerme. Per esempio, infliggere mutilazioni alla popolazione civile - tagliare arti, labbra, orecchie, naso. - è considerato un modo molto efficace di spaventarla: certo non assicura fedeltà a una causa, ma serve a convincere gli abitanti di un territorio a non schierarsi con gli avversari di chi lo controlla. In questo momento milioni di bambini vivono in contesti che li espongono a questa particolare forma di violenza.

Altri fattori ancora minacciano l'integrità fisica dei bambini. È di questi giorni, ad esempio, la notizia che tre dei 12 stati nigeriani a maggioranza islamica nei quali è stata adottata la legge coranica hanno deciso di sospendere una campagna di vaccinazione contro la poliomielite in seguito alle richieste avanzate dalle autorità islamiche locali secondo le quali in realtà le vaccinazioni non sono che un pretesto con il quale i cristiani avvelenano i bambini musulmani.

E poi, ogni anno, due milioni di bambine vengono sottoposte a interventi di mutilazione genitale.

I due più diffusi sono l'escissione e l'infibulazione. L'escissione asporta il clitoride e altre parti dell'organo sessuale femminile. L'infibulazione, sempre associata all'escissione, consiste nella chiusura quasi totale dell'apparato genitale. Le grandi labbra vengono incise e poi accostate o tenute insieme con spine o altro affinchè la ferita, cicatrizzandosi, chiuda l'apertura vaginale, facendo in modo che rimanga un foro quanto più possibile piccolo (all'incirca delle dimensioni di un seme).

In alcuni casi gli interventi vengono eseguiti da personale medico e paramedico, ma la maggior parte delle bambine (tutte fino a pochi decenni or sono) subiscono l'operazione senza anestesia e in condizioni pericolose: si usano infatti strumenti non sterilizzati e inadeguati, come coltelli, rasoi, pezzi di vetro, aghi e spine, e ad effettuare le mutilazioni sono persone, per lo più donne, senza preparazione medica. Per questo motivo, alle lesioni inflitte deliberatamente, si aggiungono spesso complicazioni anche mortali: soprattutto infezioni ed emorragie.

Si verificano inoltre fratture specie degli arti superiori allorchè le bambine si divincolano per sottrarsi alla stretta di chi le immobilizza. La mutilazione viene eseguita quasi sempre prima dell'adolescenza, anche pochi giorni dopo la nascita.

Le bambine infibulate al momento del matrimonio devono essere defibulate: in modo naturale, se il marito è in grado di farlo, oppure lacerando i tessuti con uno strumento tagliente. L'indurimento delle parti lese, le cistiti, le infezioni ricorrenti dovute al ristagno dei liquidi organici che non riescono a defluire, oltre a comportare patologie permanenti, rendono il parto più travagliato e pericoloso per la madre e per il nascituro. Dopo il parto, l'apertura vaginale viene di nuovo parzialmente chiusa. Si dice che una donna possa essere reinfibulata per volere del marito: ad esempio, nel caso egli non desideri più avere rapporti sessuali con lei o si assenti per un lungo periodo di tempo.

Le mutilazioni genitali femminili interessano soprattutto l'Africa subsahariana, la penisola arabica e il golfo Persico, dove si registrano nello Yemen meridionale, in Oman, nel Bahrein e negli Emirati Arabi. La situazione più critica è quella della Somalia, dove praticamente ogni bambina viene escissa e l'80% delle donne sono infibulate. L'escissione è presente anche in Australia, in America Latina e presso alcune popolazioni dell'estremo oriente. L'infibulazione è praticata soltanto in Africa.

Si calcola che nel mondo vivano 140 milioni di donne mutilate.


Dal sito www.ragionpolitica.it