Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Attualità
Commenta l'articolo
Inserito il 15-12-2003  
I.C.I.
di Raffaele Costa




I Piemontesi sono nel mirino dell'ICI, le regioni a Statuto speciale al riparo.
Rafforzata la convinzione che il nostro impegno per abolire i privilegi delle Regioni a Statuto speciale sia una battaglia giusta
.

L’ufficio studi della CGIA di Mestre ha diffuso ieri una ricerca lodevole e completa sull’ICI, l’imposta comunale che grava su tutti gli italiani proprietari di abitazione ma, evidentemente, non su tutti gli italiani nella stessa misura. Ho avuto modo di esaminarla e devo dire di averla trovata doppiamente interessante: intanto perché i piemontesi ne escono abbastanza male; poi, perché gli abitanti nei capoluoghi di province situate in regioni a statuto speciale se la passano invece a meraviglia.

Iniziamo dai conti di casa nostra: per un appartamento di 100 mq di valore commerciale pari a 80mila euro gli alessandrini pagano 392 euro (quarti in Italia, mentre la prima piazza spetta di diritto ai reatini: 416 euro), seguiti a ruota dai cuneesi (sesto posto, 376 euro), novaresi (undicesimi, con un prelievo annuo di 350 euro) e verbani (ventitreesimi, 336 euro).

Sapete invece quanto pagano a Bolzano e Trento per lo stesso appartamento? Appena 62 euro. Sì, avete letto bene: sessantadue euro tondi tondi, meno di un sesto degli abitanti dei capoluoghi piemontesi di cui sopra. Non va male neanche ai cittadini di Catania (93 euro) che completano il podio dei meno tartassati dall’Ici: un podio, si sarà notato, tutto rappresentato da province che sfruttano la posizione di vantaggio (e privilegio) dello statuto speciale. Nei trenta capoluoghi meno vessati dall’imposta comunale sugli immobili rientrano altri 7 città ‘a statuto speciale’: Aosta, Pordenone, Siracusa, Ragusa, Nuoro, Messina e Cagliari.

Una settimana fa avevo avuto modo di lanciare anche dalle colonne di questo giornale la proposta di abolire i privilegi delle regioni a statuto speciale, suscitando non poche polemiche ma anche forti apprezzamenti. Il buon Riccardo Illy, neogovernatore del Friuli Venezia Giulia, in una replica alle agenzie, peraltro molto garbata, mi invitava a considerare il fatto che “le regioni a statuto speciale trasferiscono le risorse agli enti locali, a comuni e province”. Ne prendo atto. E, se mi consentite, mi viene il sospetto che questi trasferimenti non siano di poco conto, viste le tariffe ‘privilegiate’ dell’ICI in molte città collocate in regioni a statuto speciale.

Resto, intendiamoci, assolutamente favorevole al federalismo, anche a quello fiscale. La stessa concorrenza fiscale è secondo me propizia: purché, beninteso, non discenda da privilegi come continuo a ritenere in questo caso. Riassumendo: lo Stato gira alle regioni a statuto speciale molti più soldi che alle altre (il 34% delle risorse al 15% degli abitanti, dati 2001); le regioni a statuto speciale a loro volta hanno modo di essere più generose con i loro comuni.

Ora, sarebbe bene che qualcuno spiegasse ad alessandrini, cuneesi, novaresi e verbani perché a Bolzano e Trento pagano 62 euro (e non oltre 300) di Ici.