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Inserito il 6-1-2004  
Le colpe della sinistra
di Carlo Taormina


E' difficile capire come sia possibile, di fronte agli scandali economici di quest'ultimo scorcio d'anno, che non vi siano responsabilità del siste­ma bancario e, al di sopra, della Banca d'Italia. Si capisce bene, invece, perché un certo mondo imprenditoriale e fi­nanziario, abituato ad essere coperto, garantito dal patto d'acciaio tra una parte della politica ed una parte della magistratura, recalcitri in maniera ar­rogante e non riesca ad elaborare una valida linea di contrasto, anche per l'improvvisa scomparsa di protezioni.

Sia chiaro, anzitutto, che questi scan­dali sono maturati tutti nei cinque anni di go­verno di centro-sinistra, nella sicurezza di una impunità di lunga durata, come è dimostrato dalle grossolane e volgari modalità criminali che caratterizzano le operazioni societarie e bancarie che vanno emergendo. Voglio dire che è in­discutibile che il governo passato abbia "coperto" ruberie per decine di migliaia di miliardi di lìre, mentre è innegabile che l'odierno tessuto sociale del Paese è stato ed è tale da aver reso possi­bile la emersione e l'intervento giudi­ziario su emblematici fenomeni di cor­ruzione del sistema economico.

Cirio, Parmalat, Monte dei Paschi e "Banca 121" sono "scatole cinesi" che terranno banco per molti anni nelle cronache politiche e giudiziarie. Esse faranno impallidire, insieme alla storia della scalata di Telecom ormai vicina ad essere scritta, le vicende, il numero ed il livello delle personalità politiche coinvolte in "ma­ni pulite". Ciò dico con assoluta cogni­zione di causa perché non una di queste bancarotte è sconnessa dalla corruzione della politica degli anni di governo dell'Ulivo di Prodi, di D'Alema, di Fassino e non solo. Di tutto ciò è prova nelle carte di questi processi.

Documenti e numeri impressionanti testimoniano dell'in­treccio criminoso tra settori del sistema bancario, l'imprenditoria oggi sul banco degli imputati e i partiti di sinistra, tutti finanziati a fondo perduto, con la consapevolezza all'origine che non sa­rebbe tornata indietro nemmeno una lira. E da questi politici, gli imprenditori e i banchieri hannno anche oggi tentato di presentare il conto e di fare ricatti, ma l'assetto istituzionale uscito dalle ele­zioni del 2001 non ha permesso imbrogli e insabbiamenti.

Ma l'irreversibile fallimento dell'e­conomìa della politica di centro sini­stra, che oggi risparmia la Fiat solo per­ché il governo ne ha favorito il risana­mento, sarebbe scarsamente scanda­gliato dalla magistratura se l'indagine prescindesse dall'approfondimento su ciò che potrebbe essere accaduto in questi anni in Bankitalia. Anche perché, il non intervenire adesso, significhereb­be conservare un assetto istituzionale capace dì riprodurre in futuro lo scem­pio di cui oggi siamo spettatori. Strana, tra l'altro, la proposta della sinistra di oggi, di fare largo ad una commissione parlamentare d inchiesta, la cui legitti­mazione è stata sempre contestata al­l'attuale maggioranza per il pericolo di interferenze con la magistratura. Cosa accade? Qualcuno, a sinistra, non si fida più dei giudici?

Ho letto con sorpresa un' annotazione dì Scalfari secondo cui sarebbe assurdo pretendere che la Centrale Rischi della Banca d'Italia potesse accorgersi della presenza di "buchi" come quelli di cui si parla. Non so se Scalfari sa quante im­prese sono state messe in ginocchio da Bankitalia, attraverso le segnalazioni della Centrale Rischi, per non avere onorato un assegno o una cambiale. Af­fermazioni tanto oltraggiose delle verità nasconde solo l'obiettivo di tenere in piedi una baracca che ha illecitamente avvantaggiato la politica antiberlusconiana e che ora viene a mancare alla vi­gilia di decisivi appuntamenti elettorali.

Le cifre degli scandali di questi giorni sono da capogiro e i negativi riflessi economici sono di proporzioni tali da ren­dere aberrante l'idea che non si debba accertare se Bankitalia abbia omesso atti del suo ufficio, abbia consumato abusi per avvantaggiare banche o imprenditori rimasti sul mercato illecitamente, giungendo a scannerizzare titoli per truffare masse di cittadini che oggi ri­schiano i risparmi di una vita. Gli italia­ni sono in ribellione ed il governo è con loro. Tutti si sentono traditi da una isti­tuzione che ha espresso un Capo dello Stato e che annovera al suo vertice l'unico governatore perpetuo che esista sulla faccia della terra.


Da Libero del 31 Dicembre 2003