Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Terza Pagina
Commenta l'articolo
Inserito il 11-1-2004  
Più buoni di Gesù ?
di Maurizio Blondet


Nessuno tocchi Caino è il nome di una associazione che si oppone alla pena di morte, non solo: che esige l’abolizione dell’ergastolo, e in genere non vuole pene “affilittive”, anzi contesta il diritto dello Stato a far soffrire i criminali. Il riferimento biblico (nella Bibbia è Dio che ingiunge nessuno tocchi Caino, il fratricida, già punito da lui con l’esilio) può far credere a un’associazione cristiana. Di fatto, è formata da radicali.

Tuttavia non pochi cattolici aderiscono alle sue idealità, perché le credono buone. Non è forse “buono” perdonare il criminale? Non è cristiano?

Attenti a non essere più buoni di Cristo.

Gesù è stato crocifisso, come dice la Chiesa, ad espiazione dei nostri peccati. Non so se comprendiamo le terribili implicazioni di questo fatto. Noi, tutti noi, meritiamo rigorosamente quella pena – la crocifissione – condanna capitale romana, e la più afflittiva che esista. Gesù vi si è sottoposto al posto nostro. Capite che cosa significa?

Che la pena per il male fatto è indispensabile. “Deve” essere comminata. Il male compiuto “ deve “ essere pagato. Può pagarlo un altro al posto del vero colpevole, per amore e liberamente; ma in sé la pena non può essere condonata.

Strano e terribile. Gesù moltiplica i pani, resuscita i morti. Ma un miracolo non può fare: abolire la pena. Quando dice all’adultera Nemmeno io ti condanno, la purifica, e la donna per i meriti del sangue di Cristo torna in grazia di Dio. Ma è inteso (la Chiesa lo insegna) che essa dovrà ancora scontare un’afflizione per il male fatto e perdonato – nel Purgatorio. Gesù lava il peccato, ma non l’espiazione. Al massimo può prendere la pena nostra su di sé; non ne esenta nemmeno sé stesso.

Perché non può? Piuttosto, non vuole. Perché Gesù ci ama, e ci ama precisamente per quello che siamo: esseri liberi. Libero significa responsabile; e responsabile significa che risponde delle proprie azioni.

Una tigre che ammazza un bambino allo zoo non è responsabile, non è libera di non fare quello che ha fatto. Non ha senso punirla; la si abbatte magari, ma senza processo, come “misura cautelativa”.

L’uomo invece è responsabile. Lasciarlo senza punizione se uccide, o viola, una persona (o i suoi beni), non significa amarlo: al contrario lo si considera un essere incapace di responsabilità. Significa trattarlo alla stregua di una tigre, insomma: negare la sua dignità di uomo.

Il diritto penale è il sistema che reintegra l’omicida, lo stupratore, il ladro, nella sua dignità di essere libero, alla quale è venuto meno agendo come una belva. Il sistema della giustizia penale – come tutti i “sistemi”, anche il sistema della fisica o l’astronomia – si basa su una legge impersonale. Che al delitto debba essere comminata una pena equivalente, è la legge oggettiva del diritto: la libera volontà, di chi ha abusato di essa a danno di altri uomini liberi, deve essere coartata in modo equivalente.

Non a caso si parla di bilancia della giustizia: la legge del diritto (come le leggi della fisica) si basa su una simmetria: Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te. Se lo fai, ti sarà fatto ciò che tu non vuoi.

Pochi oggi lo capiscono. I più credono che la punizione giudiziaria sia un residuo dell’antica vendetta privata. Per questo, quando un delinquente uccide un orefice, tutti chiedono ai familiari dell’ucciso: perdonate? I poveri familiari insistono: vogliamo giustizia! Spesso con imbarazzo, perché non sembrano “buoni”. Invece, hanno ragione loro. Il perdono degli offesi non estingue l’azione penale sul colpevole. Né il pentimento del criminale lo esenta dal dovere di riparare, scontando la pena.

Persino in quel mite “giudizio penale” spirituale che è la Confessione, il pentimento del peccatore non basta. Per essere assolto, egli deve anche scontare una “penitenza”. Tanto più lo Stato ha il dovere di punire.

Perché punire non è un diritto, ma un dovere. La pena è “dovuta” al reo. Per reintegrarlo nella società e tornare a rispettarlo come uomo. La distinzione è essenziale: ai diritti si può rinunciare, al dovere no.

Persino i magistrati, ormai, non lo capiscono. Credono di avere il diritto di punire, mentre ne hanno il dovere. Peggio, credono che il diritto penale esista per difendere lo Stato. È vero il contrario: lo Stato esiste per difendere il diritto penale, ossia quel sistema che garantisce la libertà e la dignità di ciascuno.

Per questo, le statue della Giustizia tengono con una mano la bilancia, e con l’altra la spada: la spada è la forza pubblica, la forza coercitiva necessaria per esercitare il dovere di punire. In questo senso San Paolo dice: Non invano Cesare porta la spada.

Il perché è chiaro. Cristo stesso non ha abolito, ma confermato il diritto penale: ha accettato, lui innocente e al posto nostro, che la forza atroce del diritto penale di Roma fosse applicata a lui stesso. Difatti nel “sistema” cristiano esiste l’Inferno, l’eterna punizione, la suprema condanna a morte. Per due millenni, la Chiesa ha confermato la “legge dell’amore”, ma nello stesso tempo aderisce al diritto romano. Al diritto naturale presidiato dalla spada, dalla forza pubblica. Anche per questo motivo, la Chiesa si chiama cattolica e romana.

Sembra una contraddizione. Se vige la “legge dell’amore”, se tutti gli uomini si amano, le leggi penali non servono. Ma la Chiesa, e Cristo, sanno che il male esiste. Che la legge dell’amore c’è già, ma anche “non ancora”, perché il regno promesso “non è di questo mondo”.

In questo mondo resta il dovere cristiano di difendere i deboli contro i forti e i prepotenti. Lo Stato deve far argine al male: frenare l’Anticristo, nelle parole cristiane di San Tommaso, col diritto presidiario della forza pubblica.

Uno Stato che rinuncia al suo dovere penale è una manifestazione dell’Anticristo. S’è visto nella storia recente. Uno dei primi atti di Lenin fu di abolire, nella Russia sovietica, la pena di morte. Mao Tse-Tung abolì l’intero diritto penale. Da comunisti, erano convinti che nessun uomo è colpevole, perché nessuno è libero, bensì condizionato dalle sue condizioni economiche; inoltre il comunismo auspicava la fine dello Stato, cioè dell’impero del diritto, per sostituirlo con una nuova “legge dell’amore”: date a ciascuno secondo i suoi bisogni – e automaticamente tutti gli uomini vivranno in armonia.

Non è stato così. URSS e Cina hanno mandato a morte milioni di uomini, e per lo più (essendo stato abolito il diritto penale) senza processo e senza difesa. Le condanne (milioni) non erano comminate dal sistema giudiziario, ma “per via amministrativa”, ossia dalla polizia politica. Così s’è visto che uno Stato che spregia il diritto diventa uno Stato satanico. Usa la spada di Cesare per sterminare innocenti.

Può accadere anche a noi, oggi, nello Stato Italia. Il buonismo può essere la forma estrema dell’Anticristo, proprio di quella iniquità che, previde San Paolo, si atteggerà a Bontà Assoluta e dirà di essere il Vero Bene, il vero Dio. [Anche Giuda era “più buono” di Cristo, voleva dare ai poveri il costoso profumo destinato a Dio].

Perciò non facciamoci prendere da complessi di colpa verso chi ci ingiunge: Nessuno tocchi Caino! Ci ingiungono di lasciare i deboli, i poveri, gli innocenti alla mercé dei forti e dei prevaricatori. Ci chiedono di collaborare con l’Anticristo. Invece, è cristiano esigere che ogni colpevole sia, se possibile, punito giustamente.

Come cittadini cristiani di uno Stato, non è un nostro diritto: è nostro dovere.


Articolo pubblicato sulla rivista Il Timone Aprile-Maggio 2001