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Inserito il 28-1-2004  
Caso Feltri: il giudice casca sul cognome
Di Giorgio Ruffolo - Ordinario di Diritto Civile all'Università di Bologna


Lo Stato di diritto è in via di estinzione? Sei mesi di galera, un minigulag graziosamente convertito in multa, a Vit­torio Feltri (anzi, "Feltri Vittorio Libero - Contumace"), più cinquanta milioni per danni e spese, a favore di "Gherardo Co­lombo" (non Colombo Gherardo!).

Feltri era solo reo di innocua ironia verso la, chiamiamola, poli­tica criminale di noti P.M. meneghini, per aver detto «... visto che l ' inchiesta su Berlusconi è esaurita...Di Pietro è in Parlamen­to...Pds e...sinistra sono al governo...mi spiegate perché Mani Pulite dovreb­be proseguire?... Colombo ci ha azzeccato...». Pare calpestato, così, ogni ele­mentare diritto di critica. Senza contare l'assurdo della quantificazione del danno: se denigri un ma­gistrato paghi un elevato multiplo di quanto competerebbe, nello stesso ca­so, a un comune mortale. Consultare i repertori di giurisprudenza per crede­re. Punto, daccapo.

È stato archiviato il procedimen­to contro Pietro Ricca, che aveva urlato "buffone" a Berlusconi in Tribunale. Il pm, prendendo a mio av­viso un abbaglio (ne ho parlato nella nota trasmis­sione di Fazio), ha ritenuto l'accusa non sostenibile perché «assorbita dal diritto di critica politica ga­rantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo». E si sa che la critica politica può essere più virulenta del normale. Due pesi e due misure?

Di­mentichiamo chi sono Berlusconi e Colombo. Ma resta sorprendente che al primo si possa urlare in faccia «buffone» in­contrandolo, mentre l'operato del secondo non possa essere neppure civilmente criticato su un quotidiano. Ancor più sorprendente che si possa insultare impunemente l'uno in Tribunale, mentre si rischia la galera se si critica l'altro sulla stampa. Laddove dovrebbe es­sere l'esatto contrario.

Basti immaginare, del resto, quante probabilità di archivia­zione avrebbe avuto Feltri se avesse gridato in Tribunale quella contumelia a Colombo: avrebbero buttato via la chiave. Nove pesi e novantatré misure. Tali già nell'inconscio d'un si­stema giudiziario che inverte nome e cognome con Feltri ma non con Colombo; e poi pla­tealmente confonde fra ingiu­ria e diritto di critica: urlare in faccia a qualcuno «buffone», sia esso il vicino di casa o il Pre­sidente del Consiglio, è una contumelia aggressiva, non una critica.

Ma torniamo a Feltri Vittorio Libero - Contumace - icastica sintesi involontaria - il quale ha solo scritto, e con buona crean­za, quanto mezza Italia, talora scurrilmente, mormora. Se non è critica politica questa, quale lo è? Attenzione. Essa è le­citissima secondo il metro della critica ordinaria, ma ancor più con quello - più tollerante - della critica politica. Né si dica che questa non può essere criti­ca politica perché riguarda ma­gistrati e non politici, dal momento che essa consiste appun­to nel denunciare la politica in toga di un gruppo il cui ele­mento di spicco è poi volato in Parlamento.

Un forse discusso ministro e politico, ma certo grande magi­strato, Filippo Mancuso, mi confessò, anni or sono, di aver dribblato l'invito ad una conferenza in una università mila­nese solo proponen­do un raggelante ti­tolo: "La carcerazione come tortura". L'allusione era chiara. Avrebbe dovuto, da ergastolano, fraternizzare in cella per sei mesi con Feltri ?

Esistono codici penali e codi­ci civili, ma non anche codici incivili. Evitiamo di farli diventare tali male interpretan­doli. E torniamo alla differenza fra diritto di critica, incensura­bile, e ingiuria costituente rea­to. Ogni aggressione personale, con le parole, le armi, le mone­tine o i sassi è atto incivile e reato sempre. Altra cosa è la frase o l'opinione - e magari la parola buffone - gridata da un corteo o scritta su un giornale. Ma se si archivia il procedimento con­tro chi dà del buffone al presidente del Consiglio, e si condanna invece Feltri che cri­tica in punta di forchetta Co­lombo, la parte lesa resta lo Sta­to di diritto.

Ed evitiamo sorrisi ironici. Potrebbero essere iranici.


Da Libero del 28 Gennaio 2004