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Inserito il 31-1-2004  
Mitrokhin: i segreti nella tomba e altro...
di Paolo Guzzanti


L'articolo che segue è stato pubblicato su Il Giornale del 30 gennaio 2004. La Nota che segue compresa.

E' morto un uomo triste e silenzioso che la sua madrepatria, la Russia, non cessa di offendere e di aggredire anche dopo la sua fine, con grande piacere di quella parte della sinistra italiana che ha paura dell'inchiesta che porta il suo nome. Il nome è quello di Vasilij Mitrokhin, 82 anni, ex archivista della polizia segreta sovietica (ripeto: polizia segreta, come l'Ovra e la Gestapo, non servizio segreto come il Sismi, l'Mi5 o la Cia).

E' morto un uomo che in Italia nessuno ha voluto sentire finché era vivo e disponibile, neppure, e anzi specialmente, quando il governo di sua maestà britannica lo ha offerto ai nostri servizi segreti per tre volte nell'estate del 1996, e per tre volte si è visto rispondere con un significativo silenzio.

Quando, durante le pubbliche audizioni della Commissione (i cui testi sono tutti scaricabili da Internet) i dirigenti del Sismi sono stati invitati a spiegare questo stranissimo loro atteggiamento, questi servitori dello Stato (come giustamente si compiacciono di definirsi) hanno sostenuto che la colpa era non loro, ma semmai proprio degli inglesi i quali - altro che offrire e mettere a disposizione! - avevano rifiutato di far incontrare Mitrokhin con gli italiani.

Un pasticcio, un giallo. Ma un giallo subito risolto quando si è visto che il Sismi aveva chiesto di incontrare Mitrokhin non come una fonte da interrogare segretamente alla maniera delle spie e delle controspie, ma come possibile testimone da esibire in tribunale, sotto i riflettori, cosa che ovviamente nessun agente e nessun servizio segreto è disposto ad accettare e che anzi fu considerata dagli inglesi come una chiara dimostrazione di non volontà.

Quindi, per quanto risulta dalle audizioni lunghe, faticose e anche noiose ma completissime della commissione che porta il suo nome, Mitrokhin non è stato sentito in Italia per la semplice ragione che i nostri servizi segreti non lo hanno voluto sentire nell'unica veste possibile e disponibile, e cioè quella dell'intervista segreta e privata, lontana dalla pubblicità e dagli affari di giustizia, perché l'intelligence, come sanno anche i bambini, non è la stessa cosa della polizia giudiziaria, e anzi ne è in un certo senso la negazione: l'intelligence cerca e trova le notizie,da chiunque e comunque arrivino.

Quando poi, qualche mese fa, la Commissione parlamentare d'inchiesta si è rivolta fuori ogni tempo massimo alle autorità britanniche per sapere se Mitrokhin fosse per caso ancora disponibile per una audizione di fronte ai deputati e i senatori della Repubblica italiana, la risposta è stata un no diplomatico, ma secco.

L'ormai cittadino britannico Mitrokhin era infatti da tempo affetto dalla gravissima malattia di cui poi è morto, e non era nelle condizioni fisiche e psichiche per affrontare un tale incontro con commissari fra cui quelli che hanno sempre dichiarato di dubitare della sua stessa esistenza, salvo spiegare come conciliano questa loro convinzione con il fatto che le schede portate da Mitrokhin hanno permesso di rintracciare con le loro mappe una serie di nascondigli per materiale radiotrasmittente connesso con ordigni esplosivi, disseminati per l'Italia.

Mitrokhin è morto non una, ma tre volte. E' morto perché il suo fisico ha ceduto. E' morto perché dalla sua memoria non sarà più possibile avere altre informazioni. E' morto per la terza volta, infine, perché ieri il servizio segreto russo, che è lo stesso Kgb con il nome cambiato in Svr, lo ha assassinato in effige dichiarando per bocca di un suo portavoce che quanto Mitrokhin aveva detto e scritto in Inghilterra non ha alcun valore e non deve essere creduto.

Strano paese, la Russia dei nostri giorni. Ai magistrati italiani che si erano rivolti allo stesso servizio segreto russo (di oggi) per avere ragguagli sulle rivelazioni di Mitrokhin, i dirigenti dell'Svr non avevano risposto che le informazioni dell'ex colonnello erano frutto di invenzione, ma che non intendevano fornire la collaborazione richiesta perché ciò sarebbe stato contrario agli interessi dello Stato russo. Grande prova di amicizia e collaborazione democratica, non c'è che dire.

D'altra parte il fronte ostile a Mitrokhin in Italia (che comprende purtroppo quasi tutta la sinistra, compresa quella di derivazione non comunista) ha sempre puntato sulla derisione della fonte e la sua delegittimazione, minimizzando e ridicolizzando le informazioni fornite dall'archivista sulle spie sovietiche in tutto il mondo e non solo in Italia.

Il cavallo di battaglia (italiano) del fronte anti-Mitrokhin è stato quello della "vecchiezza" dei fatti, e dei personaggi. Strano criterio logico: si considera giusto (e noi lo consideriamo giustissimo) riaprire il capitolo dei crimini nazisti in Italia a causa della loro attualità morale e storica, ma si considera non giusto aprire per la prima volta il capitolo delle influenze sovietiche in Italia. E diciamo "influenze" anziché "spie", perché il vero osso delle rivelazioni di Mitrokhin e la vera sostanza dell'indagine su quanto ha fatto l'Unione Sovietica in Italia, non riguarda affatto le storie di povere spie, di oscuri e a loro modo eroici copiatori di cifrari, fotografi di sottomarini e pedinatori di militari.

Se di questo, solo di questo, si trattasse, si potrebbe anche chiudere il capitolo mettendoci anche una pietra sopra. Ma non si tratta di questo: ciò che Mitrokhin, Gordievski e tanti altri hanno parzialmente rivelato è il terrificante mondo della manipolazione della nostra storia attraverso gli agenti di influenza, attraverso le operazioni economiche, attraverso il finanziamento occulto non soltanto del Pci e del Psiup, ma di attività eversive e certamente connesse con il terrorismo, se non direttamente coinvolte con il terrorismo: non dimentichiamo che durante il rapimento Moro il grande leader comunista Giorgio Amendola andava a protestare con l¹ambasciatore sovietico per i sicuri legami fra cecoslovacchi e brigatisti rossi, perché nel suo candore Amendola pensava che i cechi potessero agire autonomamente dai russi. Il dossier Havel che certificava questi rapporti, portato in Italia nel 1990, è sparito e se ne chiedi notizie, tutti fischiettano e guardano gli uccellini.

Oggi noi sappiamo, lo sappiamo dai russi e dai loro vastissimi studi e convegni all¹estero, che in Russia la criminalità organizzata era organizzata da un apposito "Direttorato" del Kgb e che la stessa Mafia russa, stranamente onnipotente e saldamente connessa con tutte le altre mafie, era essa stessa una "direzione" della polizia segreta.

Terrorismo, mafia e corruzione sono stati strumenti correnti della politica segreta sovietica non soltanto in Italia ma in tutto il mondo occidentale, e questo lo si evince dagli studi, convegni, dichiarazioni e congressi che si svolgono in questi anni. In Italia tutto ciò è tabù. In Italia è di fatto vietato sollevare questi veli, tentare, solo tentare di aprire quella porta. Se lo fai, qualcuno ti viene a sussurrare che è un gioco pericolosissimo, che le strutture e gli uomini sono sempre gli stessi e che seguitano ad essere attivi nello stesso modo e su tutti gli scacchieri.

Se a questo si aggiunge la maniacale cura che il vecchio Kgb si è sempre preso dell'informazione, dei giornali, dei giornalisti, delle redazioni, delle università, dell¹intero mondo della comunicazione, si può avere solo una pallida idea di che cosa fosse quel vero "doppio Stato" di cui l'oscuro, non geniale, grigio archivista Vasilij Mitrokhin fu soltanto l'amanuense, il copiatore di codici e di schede che trascriveva su minuscoli foglietti di carta che nascondeva appallottolati nelle scarpe. Vasilij Mitrokhin è morto tre volte, ma il caso che porta il suo nome è ben vivo e aperto, e questo è l¹importante.



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NOTA:
DEDICATO A SABINA GUZZANTI

Mentre ero impegnato a scrivere l¹articolo su Mitrokhin è andato in onda il Tg5 Mediaset del proprietario mondiale di tutte le televisioni e di tutti i giornali e telegiornali che manipolano la coscienza degli italiani.

Questo telegiornale non soltanto ha ridicolizzato Mitrokhin definendo le sue rivelazioni "carte senza alcuna importanza", ma ha sostenuto che io personalmente ho legato la mia elezione e le mie fortune di senatore della Repubblica ad una campagna di stampa per diventare poi presidente della Commissione d¹inchiesta che, peraltro, viene data per defunta quando invece è viva e attiva.

Dedico questa nota, fra gli altri, a Sabina Guzzanti che conosco come intrepida difensora della verità e nemica giurata della censura e della manipolazione, e che contro la censura mi ha sempre trovato a suo fianco.

Quanto a me, ottenuta la cassetta con la registrazione, darò ai miei legali l'incarico di fare una causa miliardaria per danni morali al Tg5, sicuro peraltro di perderla come sempre. (P.GUZ)


Il Giornale del 30 gennaio 2004