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Inserito il 15-2-2004  
Ecco chi gioca con i numeri dell'economia
di Francesco Forte


La polemica che si è scatenata, contro le affermazioni di Berlusconi sull'econo­mia mostra che siamo in piena campagna eletto­rale e che non si è estinta la figura dell' intellettuale "di sinistra" gramsciano, che svolge una azione culturale conforme ai disegni del partito guida.

Il premier ha osservato che, da quando vi è il governo da lui guidato, sia pure di poco, il prodotto interno lordo italiano (Pil) è au­mentato , pur fra le note difficoltà dell'economia internazionale (una certa colpa ce l'ha anche la politica restrittiva della Commissione europea presieduta da Prodi). E poiché le retribuzioni sono cresciute più dell'in­flazione e l'occupazione è aumentata ( di quasi un milione di unità ) non è possibile affermare che si siano impoveriti i ceti medi o medio bassi (non si capisce mai a quali ceti Prodi si riferisca, perché cambia di continuo).

I dati che Berlusconi ha citato, per Pil e prezzi sono quelli dell'Istat. Ora io ritengo che i dati dell'Istat sottovalutino la cre­scita del Pil di questo triennio. Ad esempio nel 2003 il consumo di elet­tricità è aumentato del 3 % e l'occupazione dell' 1 % e ciò non quadra con l'aumento ufficiale del Pil dello 0,4 che l'Istat ha dichiarato or ora.

Dal canto loro varie as­sociazioni dei consuma­tori (molte collegate alla Cgil o ai partiti dell'Uli­vo) affermano che i dati Istat sull'inflazione sono sbagliati. E così pure af­ferma l'Eurispes, un isti­tuto che fa indagini ne­cessariamente assai meno estese di quelle dell'Istat che si avvalgono delle ri­levazioni periferiche nelle città capoluogo con un paniere pesato sui dati della contabilità nazionale. Ed allora o si crede all'Istat per le rilevazioni del Pil e per i prezzi oppure non si crede né alle une né alle altre.

Non è invece lecito affermare che l'Istat non sbaglia quando calcola il Pil e sbaglia quando calcola i prezzi, per desumerne che l'inflazione ha impo­verito gli italiani.

C'è poi un lato comico del­la questione. Ed è che co­munque l'inflazione nel commercio al dettaglio e in certi servizi che, certamente, ha eroso il potere di acquisto di una parte degli italiani a favore dell' altra, è stata causata dal cambio della lira all'euro. Cambio effettuato senza emettere la carta moneta da un euro (mentre c'è il dollaro di carta) e con una propaganda da parte della Commissione europea tutta tesa a esalta­re tale mutamento, mai ad avvertire del tranello per cui l'unità si raddoppiava e quindi un euro, che sembra­va essere il sostituito di mille lire, in realtà ne valeva due.

C'è da aggiungere che il go­verno Berlusconi ha portato a un milione di vecchie lire la pensione minima.e lo ha fat­to anche per i titolari di pen­sioni minime facenti parte di famiglie con altro titolare di analoga pensione E gli sgravi effettuati da Tremonti nel­l'imposta sul reddito hanno riguardato la fascia iniziale dei redditi. Sicché al più si può dire che questo governo non ha pensato abbastanza ai ceti medi, ma ha concentrato i mezzi disponibili a favore dei ceti minori.

Quando Berlusconi ha af­fermato che ora l'economia italiana è in ripresa, si è volu­to smentirlo, tirando fuori i dati Istat di dicembre , che marcano una flessione ri­spetto ai tre mesi precedenti, che erano stati per altro in espansione. Ma Berlusconi si riferiva a ciò che sta accaden­do adesso. Le stime ufficiali sono di un +4% nella produ­zione industriale di gennaio, di un - 0,7 in quella di feb­braio e di un + 0,4 in marzo. Facendo la media si ha co­munque lo 0,2 e, in ogni caso, poiché metà febbraio è già passata, è corretto affermare che la nostra economia si sta riprendendo.

La ripresa c'è, nonostante lo scandalo Parmalat che ha offuscato la nostra economia e che ha la sua causa nelle norme permissive dei gover­ni dell'Uhvo sulla vendita in Italia (al pubblico dei rispar­miatori) delle obbligazioni emesse in Lussemburgo, sen­za prospetto informativo, con destinazione esclusiva a soggetti istituzionali. Berlu­sconi fa bene a cercare di in­fondere un po' di ottimismo dopo casi come questo. E co­loro che, per propaganda elettorale, fanno del pessimi­smo sull'economia italiana, forzando i dati, a mio parere, rendono un pessimo servizio al Paese.


Da Libero del 15 febbraio 2004