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Inserito il 19-2-2004  
L’Ulivo ha bruciato più soldi della Parmalat
di Giancristiano Desiderio


Una task force guidata da Fazio trova un buco di 31mila miliardi nei conti ereditati da Tremonti

II "buco" dell'Uli­vo c'era. E come se c'era. E c'è ancora. Ben 30.600 miliardi mancano all'ap­pello. Giulio Tremonti l'aveva detto e ridetto: «II buco lo ha fatto l'Ulivo e noi l'abbiamo eredita­to». Però, si sa come sono gli italiani: sono come San Tommaso e vogliono toccare con mano. Prego, ora si possono accomo­dare e verificare. Dopo due anni l'Alta Commis­sione per la verifica dei dati, composta dal gover­natore di Bankitalia, dal presidente dell'Istat, dal ragioniere generale dello Stato, dal direttore gene­rale del Tesoro e dallo stesso ministro, ha rifatto i conti e certificato che il "buco" è una voragine.

Le carte della contabilità statale sono state con­trollate a mano dalla sot­tocommissione tecnica. Tabulati, documenti, fascicoli, calcoli: un lavoraccio. Che cosa si è scoperto? Che i tre quarti della differenza dei numeri tra Bankitalia e Istat resta tale e quale: non è spiegabile. La cifra è di 30.600 mi­liardi.

Una parte dello scarto dipenderebbe da 16.400 miliardi di fabbi­sogno calcolati in più da Bankitalia rispetto ai cal­coli fatti dalla Ragione­ria. Anche qui i conti so­no stati rifatti e la com­missione ha scoperto che 11.800 miliardi erano «attribuibili» al settore pubblico. Dovevano figu­rare nei dati del ministe­ro, dunque. Invece, nien­te da fare. La ricostruzio­ne dei numeri «ha con­sentito di individuare con precisione le cause di circa il 65 per cento di questa discrepanza», vale a dire 7.700 miliardi. E 5.100 sono i miliardi riconducibili ad «errori materiali».

Una comuni­cazione sbagliata di un istituto di credito per 1.700 miliardi; versa­menti di 1.600 miliardi sono stati contabilizzati male; e 2.100 sono pre­stiti a favore di enti ester­ni, però con rimborso a carico dello Stato e non conteggiati. Rimangono 4.100 miliardi che «re­stano non spiegati». Pro­prio così: i tecnici dicono «non spiegati».

All'ori­gine del "buco" ci sono errori, sviste, distrazioni e misteri. La sottocom­missione tecnica non ha finito il suo lavoro e, al momento, non si sa quando lo finirà. Non de­ve essere una cosa sem­plice orientarsi nei nu­meri della contabilità di Stato. Certo è che il primo rapporto riservato con­segnato a Palazzo Chigi dai tecnici di Bankitalia, dell'Istat e del Tesoro è davvero sconsolante. Unica consolazione: Tremonti aveva ragione.

«Nulla di nuovo sotto il sole», nota il viceministro Mario Baldassarri, «per noi non è davvero una no­vità, si tratta di dati ormai storici la cui verità emergeva dagli stessi documen­ti di bilancio del governo Amato». Il vice-ministro di via XX settembre ostenta supe­riorità e quasi si meraviglia del­lo stupore di chi scopre solo og­gi, grazie al lavoro dell’ Alta Commis­sione, che Tremonti aveva ragione. Ma se si guarda al disordine, quasi al caos dei conti pubblici ricostruito dai tecnici della sotto­commissione, ci si rende conto che la storia del "buco" ha dell'incredibi­le.

Il problema nasce quan­do la differenza tra fabbi­sogno e indebitamento diventa macroscopica ri­spettivamente nei calcoli fatti da Bankitalia, Ragioneria dello Stato e Istat. Nel 2000 Bankitalia cal­colava il fabbisogno a 81.600 miliardi e la Ra­gioneria a 54.800, mentre per l'Istat l'indebitamen­to della pubblica amministrazione era di 31 mila miliardi. Le due cifre, quella del fabbisogno e dell'indebitamento, non sono tra loro direttamente comparabili o sovrapponibili.

La differenza tra le due cifre, però, nel corso del tempo deve mantenersi all'interno di una certa proporzione. Se questa proporzione non c’è, co­me si è verificato in questo caso, allora, i conti non tornano.

L'istituto guida­to da Antonio Fazio nel 2001 manifestava preoc­cupazione, mentre la Ra­gioneria dello Stato minimizzava. Nel bel mezzo del mare in tempesta si venne a trovare, però, il nuovo governo che, dopo averci pensato un po' su, denun­ciò l'eredità del "buco" e nominò la commissione.

Oggi il primo verdetto della sottocommissione tecnica che da ragione a Tremonti che ha la colpa d'aver ereditato il "buco" creato dai quattro esecutivi dell'Ulivo. Sarebbe me­glio che ognuno si tenesse i suoi buchi.


Da Libero del 17 febbraio 2004