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Inserito il 19-2-2004  
In Italia fare impresa conviene


Abbiamo i costi più bassi di Eurolandia. Olanda, Germania e Giappone gli stati più cari

L'Italia è il Paese con i costi d'impresa più bassi dell'area euro. E tra gli stati più industria­lizzati si piazza al quarto posto : costano di meno solo Canada, Australia e Re­gno Unito. In particolare il nostro è il Paese con il più ridotto costo del lavoro.

I dati, in netto contrasto con la radiografìa negativa fatta la scorsa settima­na dal Governa­tore di Bankitalia, Antonio Fazio, emergono da uno studio di Kpmg, una delle maggiori società al mondo nei servizi professionali. alle imprese.

La ricerca fornisce un'a­nalisi comparata dei costi di business in undici paesi industrializzati tra cui i membri del G7 (Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Giappone), l'Australia, l'Islanda, il Lussemburgo e l'Olanda.

Nella zona euro, risulta poi dallo studio Kpmg, è la Germania il paese con i co­sti più elevati, mentre tra tutti gli undici Paesi consi­derati, i costi d'impresa più alti si registrano in Giap­pone.

Lo studio della Kpmg - molto rigoroso nell'impo­stazione e nell'elaborazio­ne dei dati - analizza un paniere di 27 fatto­ri (tra i quali il costo del lavoro, le tasse e i costi per le utilities) rilevati in 17 di­verse tipologie settori: manifat­turiero, ricerca e sviluppo, software, servizi alle imprese). Nel campio­ne sono state considerate 98 città appartenenti ai di­versi Paesi.

La svalutazione del dol­laro rispetto alle altre principali valute interna­zionali, euro in testa, è sta­to uno dei fattori che ha in­fluito maggiormente sul­l'andamento dei costi di business. Gli Stati Uniti hanno infatti fatto regi­strare la riduzione più si­gnificativa dei costi d'im­presa, mentre grazie all'in­debolimento del dollaro Canada e Regno Unito hanno guadagnato terreno nei confronti dei Paesi del­l'Europa continentale.

Tra i fattori che incidono maggiormente sui costi to­tali che gravano in capo alle imprese si confermano in­vece il costo del lavoro, le spese per i servizi di pub­blica utilità (elettricità, gas, telecomunicazioni ecc.) e per le cosiddette facilities, per esempio gli af­fitti, i leasing di impianti e beni strumentali, la manutenzione di impianti) e le tasse sulle imprese. Il costo del lavoro incide tra il 56 e il 72 per cento del costo complessivo d'impresa per le attività di tipo manifat­turiero. Percentuale che raggiunge valori compresi tra il 75 e l'85 per le attività non manifatturie­re.

I costi per servizi di pub­blica utilità e per le altre facilities sono al secondo po­sto, con un peso che varia tra il 4 e il 14 per cento dei costi nelle attività mani­fatturiere e tra il 12 e il 24% per quelle non manifattu­riere. Le tasse sono l'altro fat­tore chiave con un'inci­denza variabile tra il 5 e l'11% sul totale dei costi d'impresa per attività ma­nifatturiere e tra il 3 e l'8% per quelle non manifatturiere.

Oltre ad avere il più basso costo del lavoro tra gli un­dici Paesi considerati nella ricerca Kpmg, l'Italia regi­stra negli ultimi due anni una diminuzione dei costi per l'accesso ai servizi di pubblica utilità. Diminu­zione che la Kpmg attri­buisce al processo di dere­golamentazione in atto. I medesimi costi registrano invece una crescita in Ger­mania e Olanda.

Interessante anche l'analisi dei costi confrontati fra le principali città degli un­dici Paesi presi in conside­razione. La meno cara in assoluto per i costi d'impresa, tra quelle con una popolazione superiore ai due milioni d'abitanti è ri­sultata Montreal seguita da Melbourne e da Toronto, mentre le città con i costi più alti sono la giapponese Yokohama, seguita da Francoforte e da Londra.

Nell'Europa continentale tra le sedici città campione, quella con i costi d' im­presa più convenienti è Caserta. Ma in classifica si se­gnalano anche altre città italiane comprese nel cam­pione, che sono tra le meno care d'Europa: Livorno è terza, Vicenza quarta e To­rino quinta.


Da Libero del 19 febbraio 2004