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Inserito il 22-2-2004  
Le ferie dei giudici ? Dieci settimane all'anno
di Renato Farina


Notizia curiosa, al Tg3 di ieri. Nel pieno delle indagini sul caso Pantani, il pm Paolo Gengarelli saluta tutti, e va in ferie per tre settima­ne. Lo aspetta un aereo per la Tunisia. E' vero: le carte le lascia lì, le raccoglierà un collega. Il guaio è che porta via la testa, la quale, in fondo, come per il commissario Maigret, è tutto. Proprio ne­cessario partire a fine febbraio ? Conge­di, riposi eccetera sono un diritto di tutti i lavoratori: ma per i magistrati, che sono i depositari del diritto, è un diritto al quadrato, un dirittissimo. Una specie di obbligo.

E' ufficiale: i magistrati italiani hanno 51 giorni di fe­rie, cioè 10 settimane e un giorno di vacanza. Il record mondiale.

Per scoprirlo basta disporre di In­ternet. Ieri, seguendo le istruzioni di Radio Radicale, ci siamo infilati nel si­to ufficiale dell'Associazione nazio­nale magistrati. Gente severa, come indica anche il nome del capo, Bruti Liberati. Ma ecco, accanto ad una sta­tua della giustizia, bendata e con la bilancia in mano, c'è un paffuto bambinone tutto rosa, con in testa il cappello della liturgia e un pannolino invece della toga, che picchia con un martello da giudice.

Se lo facevamo noi ci denun­ciavano per delegittimazione, ma tra loro giustamente si scherza. È la sezione "giovani magi­strati", una categoria allegra e portata a vedere un futuro di "magnifiche sorti e progressive". Cliccando sul putto si delineano le belle prospettive del gruppo. Lì si abbandonano le teorie e s'invitano le giovani leve a riflettere su stipendio e ferie. Una goduria.

Un magistrato che ha appena superato il concorso (difficile, ma in passato sono stati scoperti inghippi scandalosi) viene nominato uditore giudiziario. Insomma, sta lì a imparare, è un garzone di bottega, un pratican­te. Ecco qual'è il trattamento per i primi sei mesi. Trascrivo dal sito: «Al netto di tutte le ritenute, trat­tenute et similia, la retribuzione netta è di 1680,50».E dopo sei mesi, sempre che non si abbia ancora alcuna funzione, cioè si ascolti e basta, ecco il nuovo stipendio: «Al netto di tutte le ritenu­te, trattenute et similia, la retribuzione netta è di 1820,77».

Se però all'uditore (dopo i primi 6 mesi) viene conferito un qualche lavoretto, nuovo au­mento: «Con le funzioni l'uditore giudiziario inizia a percepire inte­gralmente l'indennità giudizia­ria, che quindi raddoppia giun­gendo a 831,00 circa lordi,per un netto di circa 756,00 (contro il netto dei primi 6 mesi pari ad 378,02)». Insomma, sono altri 340 euro, per un totale finale netto di 2.160 euro, equivalenti a lire 4 milioni e 182mila circa. Nette, sia chiaro. Così il magi­strato risulta essere il laureato di primo impiego a più alto reddito. Nessun paragone possibile con l'industria privata, o - per restare nel pubblico - con i me­dici o i professori universitari.

Dopo di che l'aumento degli stipendi è automatico. Qualun­que cosa il magistrato faccia, i denari son quelli. Copio dai sacri testi: «L'attuale trattamento eco­nomico della magistratura è basa­to su passaggi di grado retributivo svincolati dal conferimento di funzioni "superiori". Tale siste­ma dà luogo a una vera e propria carriera economica del magistrato non più legata indefettibilmente al raggiungimento delle singole qualifiche di carriera, bensì so­stanzialmente ancorata all'an­zianità di servizio... I "passag­gi" (che possono essere consideratì automatici in quanto le " boc­ciature " sono molto rare) si arti­colano nel seguente modo». Sin­tetizziamo i passaggi arrivando all'ultimo: dopo 28 anni, qua­lunque cosa faccia o abbia fatto il magistrato, percepisce uno sti­pendio da «Magistrato di Corte di Cassazione nominato alle funzioni direttive superiori». Qui il sito si fa più generico. Fornisce solo lo stipendio base, in lire. Dunque roba perlomeno antecedente al 2001. Comunque, usando la calcolatrice e som­mando le varie indennità siamo arrivati a questa cifra: lire 15.758.089. Lorde però.

C'è però un altro però. Ci spiega un insigne studioso del fenomeno, che per ragioni di sopravvivenza desidera restare anonimo: «Questo stipendio corrisponde al primo livello del terzo grado. Non conteggia gli scatti maturati al livello inferiore rivalutati al livello superiore». Insomma, si fa un altro bel saltino. Non è una paga scandalosa, anzi, per chi diriga un grande ufficio e abbia responsabilità immense. Ma il fat­to è che questa pioggia benedetta casca anche su chi abbia deciso d'invecchiare in provincia con un incarico pretorile e scarsi pesi da portare.

«Ci sono altre voci che portano ad aumenti cospi­cui. Chi ad esempio abbia diretto il Dap (l'amministrazione peni­tenziaria) si porta dietro per tutto il resto della carriera l'inden­nità conseguente, che è quella di generale di corpo d'armata. Insomma, un magistrato come Gian Carlo Caselli si merita circa 20mila euro lordi al mese».

E con quale pensione, dopo 40 anni di servizio, vanno a riposo le toghe? È un mistero. Un esperto del ramo ritiene che la cifra media sia di 12 milioni di lire nette al mese con una li­quidazione di 600 milioni (sempre pu­liti) .

Per capire la dif­ferenza da altre categorie benemerite: un professore di univer­sità, dopo 40 anni, arriva a 7,2 milioni e la liquidazione è esattamente la metà. Per appurare la verità ci sa­rebbe un modo: un'interroga­zione parlamentare cui il mini­stro della Giustizia risponda con dati ufficiali e scientifici. Ma non si riesce a trovare un deputato suicida che osi fare i conti in tasca alle toghe. Secondo voi, perché?

Eravamo però partiti dalle ferie. E lì torniamo. Questo capito­lo è insieme meraviglioso e straordinariamente cavilloso. Si appura comunque, sulla base di quesiti e circolari del Csm, che gli uditori, appena arrivati, hanno diritto a un sacco di belle vacanze e nel mese giusto: «II 18 Gennaio 2002 il Csm ha stabilito che "(...) il periodo feriale, propor­zionalmente al servizio prestato, sarà goduto nel mese di agosto (...)". Sembra, tuttavia, evidente che se nel periodo indicato non vengono utilizzate tutte le fe­rie a disposizione (dopo un anno di servizio l'uditore matura 32 gior­ni di congedo ordinario più 4 di fe­stività soppresse) l'uditore potrà recuperare le ferie maturate di cui non ha fruito». Insomma, agosto è un mese troppo piccolo per noi uditori.

E gli altri? Sotto il titolo " Quantum", che ci pare sempre un bel latino, si spiega: «Come si evince dalla lettura della normatìva di riferimento e delle delibere del Csm sul punto il regime è il se­guente:
-I magistrati che esercitino funzio­ni giurisdizionali hanno diritto a 45 giorni di ferie all'anno;
- In aggiunta ai 45 giorni di cui sopra vanno computati altri 2 giorni di congedo ordinario e 4 giorni di festività soppresse (a richiesta) in applicazione della legge n. 937/1977
».

Dopo di che il come e il quando è un vero e proprio rompicapo. Siccome non osiamo inter­pretare simili testi, ci limitiamo a riportare questa perla del diritto e infilarla in una bottiglia per i marziani così che quando arri­vino si facciano un'idea della nostra civiltà (se cedete, saltate a dopo il corsivo): «II dirigente dell'ufficio giudiziario deve discrezionalmente valutare la concedibilità dei giorni di riposo per festività soppresse, avendo riguardo alle esigenze di servizio; non è in­coerente che per uno stesso periodo temporale il dirigente dell'ufficio giudiziario neghi la concessione del riposo per festività soppresse e con­ceda la fruizione di giorni sul residuo feriale pregresso, dovendo far sì che i residui feriali dell'anno prece­dente siano goduti dall'interessato , entro il primo semestre dell'anno successivo, salvi casi eccezionali, quali possono essere stati di malat­tia e non certo scelte arbitrarie del singolo.

L'imputazione dei giorni di riposo al residuo feriale dell'anno pregresso o al periodo di riposo per festività soppresse non è quindi un dato irrilevante nelle determina­zioni del dirigente dell'ufficio, o ancor di più un profilo sottratto alle sue valutazioni, avendo questi il do­vere di vigilare sul rispetto del ter­mine perentorio del primo semestre dell'anno successivo per il godi­mento delle ferie da parte dei magi­strati addetti all'ufficio e conseguentemente il dovere di favorire l'osservanza dell'indicato termi­ne
».

Se non siete impazziti nel frattempo, accontentatevi di una morale minore. Questa: logico che il magistrato del caso Pantani debba partire e il suo superiore, pur di non affrontare questi monunenti di saggezza giurisdizionale, gli prepari addirittura le valigie.


Da Libero del 22 febbraio 2004