Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Economia e Finanza
Commenta l'articolo
Inserito il 29-2-2004  
Scuola, il governo ripiana i debiti dell'Ulivo
di Fabrizio De Feo


È un curioso paradosso quello che vive il governo in queste set­timane. Mentre le strade della capitale si riempiono di striscio­ni che espongono i consueti, cu­bitali «no» alla riforma Moratti e i manifestanti, ideologici e impermeabili al cambiamento, si sintonizzano sulle frequenze dell'opposizione e suonano la grancassa contro le innovazioni volute dal ministro dell'Istruzio­ne, l'esecutivo è costretto a met­tere mano al portafoglio per sa­nare i tanti debiti lasciati in ere­dità dall'Ulivo.

La denuncia, puntuale e circo­stanziata, arriva dal senatore Giuseppe Valditara, responsabi­le Scuola di Alleanza nazionale, che snocciola dati inconfutabili e rivela che il vizietto dei «paghe­rò» e delle cambiali non onorate dal precedente governo non ha risparmiato neppure la scuola. «In quegli anni c'è stata una malagestione i cui effetti si stanno ripercuotendo fino ad oggi» spiega Valditara. «Stiamo par­lando della riforma dei cicli sco­lastici, naturalmente, e dei dan­ni che essa ha provocato, ma an­che di provvedimenti concreti lasciati senza copertura finan­ziaria».

Gli esempi sono molti e Valdi­tara li cita a uno a uno. «Con la legge 124/99 venne indetta una sessione riservata di esami per il conseguimento dell'abilitazione. La legge 124 aveva previsto la par­tecipazione ai corsi di solo 25.000 aspiranti, stanziando per sostene­re le spese concorsuali 36 miliar­di e 630 milioni di lire. La legge 306 prevedeva altri 21.000 parte­cipanti, stanziando ulteriori 38 miliardi di lire. Vennero così in­dette tre sessioni riservate di abili­tazione.

Ai corsi finirono, invece, con il partecipare ben 427.140 do­centi (dieci volte di più di quanto programmato) che vennero abili­tati nella quasi totalità. Venne cre­ata così una abilitazione di mas­sa che ha incluso chiunque, meri­tevoli e incapaci, e ha creato aspettative impossibili da assor­bire in tempi ragionevoli». Le illu­sioni e i fuochi di Sant'Elmo acce­si dal governo del centrosinistra non furono, però, l'unica conse­guenza di questa iniziativa.

«La macroscopica sottostima degli aspiranti determinò una maggio­re spesa non prevista né coperta pari a 53,4 milioni di euro che non vennero mai stanziati con il risultato fra l'altro di non pagare neppure i commissari d'esame», rivela Valditara. Il risultato di que­sta dimenticanza è facilmente in­tuibile: «II governo Berlusconi ha dovuto reperire ben 53,4 milioni di euro per il pagamento delle spese concorsuali».

L'elenco delle insolvenze del­l'Ulivo sanate dal governo Berlu­sconi non finisce qui.

C'è, ad esempio, il saldo di circa 750 mi­liardi di vecchie lire di debiti accu­mulati dallo Stato nei confronti delle università italiane a partire dal '95 per il pagamento degli adeguamenti salariali del perso­nale. Una cifra lasciata «scoper­ta» che la Cdl ha finanziato con un emendamento al Senato. E an­cora: il trasferimento nei ruoli del­lo Stato del personale Ata (perso­nale amministrativo, ausiliario e bidelli) sino ad allora dipendente degli Enti locali. Il trasferimento era previsto senza oneri per lo Stato, cioè a costo zero.

Senonché nella rideterminazione degli organici vennero previste 114.113 unità contro le 70.426 unità che sino ad allora erano sta­te considerate sufficienti dagli en­ti locali e dallo stesso governo. Ciò comportò la necessità di assu­mere subito altri 30.000 dipen­denti con una spesa aggiuntiva non prevista di ben 579 milioni di euro, stanziati a partire dal 2001, proprio in coincidenza con le elezioni.

Venne, inoltre, previ­sto il trasferimento dei contratti di pulizia delle scuole sempre senza oneri per lo Stato. Soltanto che, relativamente al subentro dello Stato nelle spese di pulizia delle scuole, ancora una volta il governo dell'Ulivo sbagliò le pre­visioni: anziché essere a costo ze­ro comportò una spesa aggiunti­va di ben 543 milioni di euro (ol­tre mille miliardi di vecchie lire) dei quali ben 460,88 milioni di eu­ro vennero coperti con la legge 268 del 2002 e dunque ancora una volta dal governo della Casa delle libertà. Il resto dovrà essere coperto nei prossimi anni.

«Questa è una del­le testimonianze emblematiche che han­no contribuito a crea­re il famoso "buco" di 30nila miliardi di lire lasciato in eredi­tà dai governi dell'Ulivo», spiega Valditara. Ma la lista delle allegre spese dell'Ulivo è ancora lunga.

Non bisogna, in­fatti, dimenticare uno dei provve­dimenti più demagogici approva­ti dal precedente governo: l'as­sunzione nella scuola, mediante una convenzione valida sino al 30 giugno 2006, dei cosiddetti lavoratori socialmente utili, messi integralmente a carico del bilan­cio del ministero dell'Istruzione. Personale quasi sempre senza adeguata qualificazione, immes­so nelle scuole nonostante la con­temporanea, massiccia assunzio­ne di personale Ata e di bidelli.

Questa infornata di contratti, fat­ta a pochi mesi dalle elezioni, ha comportato per il 2004 un onere finanziario di ben 375 milioni di euro e un investimento per sei an­ni di circa 2 miliardi di euro. Cifre pesanti, pesantissime. Per capir­ne l'entità basta fornire l'esem­pio di un utilizzo alternativo.

Eb­bene se questa cifra fosse stata stanziata in favore dell'edilizia scolastica o della messa in sicu­rezza delle scuole, ripartendola su 15 anni per un ammontare an­nuale di circa 130 milioni di euro, grazie al meccanismo dei mutui, sarebbero state immediatamen­te spendibili risorse per le scuole italiane pari a circa 1225 milioni di euro. In pratica circa 2.500 mi­liardi di vecchie lire: un sesto del­l'ultima Finanziaria.


Da Il Giornale del 29 febbraio 2004