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Inserito il 28-2-2004  
Un muro, due muri, tanti muri
di Anna Bono


Dopo l'abbattimento del muro di Berlino, sembrerebbe che al mondo esista soltanto un "muro", quello che sta costruendo Israele, oltre naturalmente a ciò che resta della Grande Muraglia Cinese e del Vallo romano. Invece, a informarsi bene, si scopre che di muri (intesi come barriere che separano un territorio da un altro) ce n'è dappertutto, persino in Europa: per esempio, a Belfast, in Irlanda, a dividere cattolici e protestanti, a Cipro, al confine tra i territori occupati dall'esercito turco e lo Stato cipriota, e a Ceuta, alla frontiera tra la Spagna e il Marocco.

Di barriere in costruzione, oltre a quella israeliana, ce ne sono almeno due.

Una è quella che l'Arabia Saudita sta elevando lungo i 1.800 chilometri di confine con lo Yemen. Il governo saudita non gradisce che venga chiamata "muro di sicurezza" e preferisce l'espressione "schermo di sicurezza" oppure, per la parte in muratura, "condotto cementificato". In effetti, la maggior parte dello "schermo" che, a lavori ultimati, dovrà proteggere tutti i confini sauditi (terrestri, marittimi e aerei) sarà costituito da terrapieni, campi minati, reti metalliche e telecamere a raggi infrarossi.

Per quel che riguarda la frontiera con lo Yemen, l'obiettivo delle autorità saudite è di mettere fine all'infiltrazione di terroristi e di contrabbandieri di armi, esplosivi e droga. Riad sostiene di aver arrestato 4.047 persone negli ultimi sei mesi del 2003 e di aver sequestrato 90.000 proiettili, 2.000 candelotti di dinamite, centinaia di lanciagranate e 1.200 armi.

La linea di confine tra i due stati, che percorre un territorio arido e montuoso, non è mai stata ben definita e, per evitare attriti, nel 2000 Riad e Sana avevano concordato la creazione di una terra di nessuno larga circa 20 chilometri. Secondo lo Yemen, adesso la costruzione dello schermo di sicurezza viola quell'accordo.

La seconda barriera protettiva la sta erigendo lo stato africano del Botswana lungo i 500 chilometri di confine con lo Zimbawe. Anche in questo caso non si tratta di un muro, bensì di una rete metallica alta 2,4 metri ed elettrificata. Finora ne sono stati installati 167 chilometri. Il governo di Gaberone intende così impedire l'immigrazione illegale dallo Zimbabwe e lo sconfinamento di bestiame bovino spesso affetto da afta epizootica che rischia di contagiare le mandrie degli allevatori locali. L'ultimo caso registrato risale al gennaio 2003 quando, per circoscrivere un'epidemia, le autorità sanitarie sono state costrette a ordinare l'abbattimento di 3.800 capi.

Per il Botswana, inoltre, è diventato un problema vitale interrompere l'insostenibile flusso di immigrati clandestini che a decine di migliaia cercano scampo, espatriando, alla fame e alla violenza imperanti in Zimbabwe da quando l'esproprio da parte del governo di migliaia di fattorie ha completamente distrutto l'economia di quel paese. Secondo stime ufficiali nel 2003 sono stati rimpatriati in Zimbabwe più di 27.000 immigrati. È una situazione che il Botswana, con soltanto 1,8 milioni di abitanti e più di un terzo della popolazione adulta AIDS-sieropositiva, non può gestire a lungo senza gravi conseguenze negative sociali ed economiche.


Dal sito www.ragionpolitica.it