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Inserito il 28-3-2004  
Ricordare. Sì, ma cosa ?
di Aldo A. Mola


Dunque il 10 febbraio sarà il giorno della «memoria». Ma che cosa si dovrà ricordare? Siamo stati sempre fautori della speciale attenzione da riservare alla tragedia del confine orientale e alla sorte dei connazionali dalmati, istriani e giuliani abbandonati dal governo ita­liano nelle unghie degli uomini del co­munista Tito. Ma non basta.

Anche la ri­vista dei gesuiti, «La Civiltà Cattolica», ha recentemente documentato che il governo italiano fece finta di non sape­re e di non vedere. Quello strabismo nasceva dal fatto che esso era nato dal Co­mitato di liberazione nazionale che • spacciava per democratica anche l'e­strema social-comunista, totalitaria non meno del nazismo.

Se si vuoi dare senso al Dieci febbraio, i capisaldi della memoria dovranno allo­ra essere i seguenti:

a - il 10 febbraio 1947 il capo del governo italiano, il democristiano Alcide De Gasperi, sottoscrisse a Parigi il «trat­tato di pace» che ricalcava la «resa senza condizioni» accettata dal governo Badoglio nel settembre 1943 con gli «strumenti» del 3 settembre a Cassibile e del 29 a Malta.

b - l'Italia ricorderà dunque anzitutto di aver perso la guerra. Cade una delle tante menzogne rifilate per quasi sessant'anni all'opinione pubblica: secon­do la quale dalla seconda guerra mon­diale essa uscì alleata dei vincitori (le Na­zioni Unite, in specie USA, URSS e Gran Bretagna) e quindi vincitrice a sua volta.

c - in essa realtà venne sforbiciata con mani grosse e rozze. Privata del tut­to delle colonie (nelle quali aveva opera­to sicuramente meglio di quanto fecero il Belgio in Congo, la Francia un po' dap­pertutto e la Gran Bretagna in Kenia e altrove...), l'Italia venne decurtata di un'ampia area a Oriente, sembrò doves­se rinunciare a Trieste, Gorizia venne di­visa in due con un tratto di penna...

d - non bastasse, anche la Francia vol­le la sua preda, a spese del Piemonte: Bri­ga, Tenda e altri tratti del versante orien­tale delle Alpi, con dichiarato intento pu­nitivo e alla faccia delle intese corse tra i movimenti di liberazione dei due Paesi.

È dunque chiaro che il dieci febbraio non è né sarà mai una «festa». Dovrà es­sere un giorno di riflessione storica, di riesame pacato e documentato degli errori pregressi ma anche del trattamento riservateci dai vincitori, allora e poi.

Basti ricordare, per esempio, che l'Italia venne accolta nelle Nazioni Unite solo nel 1955, né più, né meno della Spagna di Francisco Franco, che rimase altri vent'anni al potere e propiziò la transi­zione all'insegna dell'unità nazionale mentre da noi le divisioni rimasero e perdurano proprio per l'uso fazioso che si è fatto del «25 aprile».

Malgrado gl'ingenti impegni finanziari soppor­tati per tenere in piedi quel carrozzone politica­mente assurdo - giacché all'ONU ogni Stato conta un voto a prescindere dalla sua popolazione e dalla sua forza effettiva -, a differenza di Germania e Giap­pone, cioè degli altri due «vinti» della seconda guer­ra mondiale, l'Italia non venne mai presa seriamen­te in considerazione per un posto effettivo in seno al Consiglio di Sicurezza, che è il suo organo decisivo.

L'istituzione del «giorno della memoria» - che ci trova del tutto consenzienti - pone infine un pro­blema. Per darle veste concreta non si potrà certo appaltare l'organizzazione del «dieci febbraio» agli istituti storici della resistenza, che hanno sempre fatto di tutto per negare e cancellare la verità sto­rica. Meno ancora ci si può valere di certi istituti universitari o parauniversitari che sono succursali di ideologie politiche e di gruppi partitici. Le Forze Armate, dal canto loro, sono già oberate da compi­ti istituzionali.

Non resta quindi che chiamare a raccolta gli stu­diosi che si sono occupati dell'identità nazionale in opere al di sopra di ogni mistificazione. Su questo terreno v'è da attendersi che la Casa delle Libertà faccia la sua parte, sin che è in tempo. Confidiamo che non perda questa irrinunciabile occasione per riaffermare il proprio ruolo nell'ambito del quadro politica incardinato sull'idea di Italia: che era e ri­mane il Bene Assoluto. Chi fa la prima mossa?


Da Il Giornale del Piemonte del 18 marzo 2004