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Inserito il 14-4-2004  
Al Jazeera è il megafono di Bin Laden
di Angelo Pezzana


Vi ricordate quando un missile israeliano ha centrato in pieno il crapone dello sceicco Yassin dividendolo in due come si fa d'estate con le angurie? Bene, a dar retta ai titoloni dei giornali e ai commenti politicamente corretti sembrava che dovesse saltare in aria non solo Gaza ma tutto il Medio Oriente. Israele in fiamme, la vendetta sarà tremenda, ci hanno im­bottito la testa, tanto per farci credere che eliminare un criminale, uno dei capi del terrorismo palestinese, era un'azione da non fare, le democrazie non si comportano così, che diamine. Era meglio un avviso di garanzia, tutt' al più una denuncia all' Onu.

Criminali e non leader religiosi

E invece non è successo niente. Non è detto che non accadrà, ma con Yassin alla guida, il serpente del terrorismo internazionale avrebbe colpito di più. Il discorso vale per l'Iraq.

Fintanto che l'occidente continuerà a pensare che le moschee sono "unicamente" luoghi di culto e che le autorità religiose islamiche sono solo "autorità religiose", non possiamo far altro che aspettarci il peggio.

L'ayatollah Moqtada Al-Sadr avre­mo un bel definirlo "radicale", descri­verlo come un fanatico che mira a scalzare tutti gli altri per impadronirsi del potere, tutto ciò non modificherà la realtà.

In Iraq la posta in gioco per l' occidente è altissima, mentre noi siamo quotidianamente disinformati dalle varie Lilli Gruber, che, con fularino o senza, ci imboniscono sul numero quotidiano dei morti ammazzati senza mai darci uno straccio di spiegazioni. Anzi, spacciandoci le azioni di guerri­glia per "resistenza" e la coalizione come "forza di occupazione".

Alla propaganda ideologica della si­gnora Gruber aggiungiamo le irnmagini e il gioco è fatto. Immagini che ci vengono quasi tutte dalla benemerita Al Jazeera, che ci fa vedere gli ostaggi giapponesi col coltello alla gola, la foto del rapito americano che non si sa se è ancora in vita o no, la notizia che hanno catturato anche quattro italiani ma poi sembra che non sia vero. Insemina, siamo tutti Al Jazeera (oltre che Gru­ber) dipendenti. Senza contare che Al Jazeera si può definire il megafono di Bin Laden essendo da sempre il suo megafono preferito. Immagini che terrorizzano il mondo occidentale e influenzano il mondo arabo. Guarda come sono forti i terroristi e come è debole l'occidente, è il messaggio che entra in tutte le case del mondo.

Fermiamo la propaganda di Osama

Ci chiediamo allora se Al Jazeera vada considerata un'emittente televisiva o piuttosto un strumento della più raffinata e moderna propaganda terroristica. Che le cose in Iraq non siano tran­quille non sfugge a nessuno, ma non sono nemmeno come vogliono farci credere. Trattare con i terroristi è il massimo segnale di debolezza. Accet­tarne le condizioni è da stupidi.

L ' occidente deve rendersi conto che Al-Sadr non è il presidente della Confederazione Elvetica, ma un criminale che non esita ad uccidere i suoi stessi compa­trioti pur di cacciare le forze di libera­zione. Sì, di liberazione, gentile signora Gruber. E che Al Jazeera è l'amplifica­tore non di una realtà che può anche non piacerci, ma uno strumento peri­coloso quanto un intero arsenale di bazooka. Le notizie con le quali inonda le televisioni di tutto il mondo sembrano create a tavolino per convincere il no­stro mondo che l'Islam fondamentalista sta vincendo la sua battaglia.

Durante la settimana di Pasqua si calcola che circa trecentomila italiani ab­biano acquistato (e speriamo letto) il libro di Oriana Fallaci. Noi siamo tra questi. E ne condividiamo i segnali di pericolo. Può anche darsi che ci abbia influenzato. Certo ci chiediamo quale differenza ci sia ad eliminare lo sceicco Yassin e tenere in vita uno come Moqtada Al-Sadr che a Yassin non ha nulla da invidiare o chiudere Al Jazeera.

Strilleranno per ventiquattr'ore i teorici del pensiero debole, i soliti che neppure nominiamo tanto sono noti grideranno alla libertà di informazione colpita, nascerà una Brigata Al - Sadr. Embè? Il terrorismo non si combatte con le buone maniere né coi soli carri armati.

Ci vuole l'intelligence, lo leg­giamo fino alla nausea. Bene, usiamola allora questa "intelligence" e faccia­moli fuori noi prima che lo facciano loro. L'invito, si capisce, non è rivolto ai pacifisti nostrani, ma all'unica demo­crazia forte in grado di salvare l'occi­dente, gli Usa. Se il presidente Bush userà la mano forte ce la farà. Ma stia alla larga dai troppi politici e diplomatici stile Onu. Sta per andarlo a trovare Ariel Sharon. Si faccia raccontare da lui come si trattano i terroristi.


Da Libero del 13 aprile 2004