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Inserito il 2-5-2004  
Il fallimento europeo del signor Prodi
di Francesco Forte


Grande chiasso sul retorico documento approvato dal Parlamento europeo, che sostiene che in Italia, a causa del premier Silvio Berlusconi, manca la libertà di stampa. E invece quasi silenzio, da questa stessa stampa, ufficialmente oppressa dal premier, sul documento, approvato dal medesimo Parlamento, pressoché contemporaneamente, che censura il presidente della Commissione Romano Prodi, e l'ex Commissario per gli Affari economici, Pedro Solbes per il modo come ha gestito o meglio non ha gestito lo scandalo dei fondi neri di Eurostat, l'organismo statistico europeo.

Si tratta di uno scandalo grave, che ha la sua radice nel periodo precedente a Prodi e Solbes, ma che ha giaciuto per tutto il quadriennio della loro gestione, come una sorta di sacco, accantonato in un angolo morto, in cui non si ha voglia e tempo di guardare dentro.

Sembra di capire che gli statistici di Eurostat abbiano fatto affluire a conti bancari di propria disponibilità privata, consistenti somme fuoriuscite del bilancio dei loro uffici: fondi neri, appunto. E non si sa che cosa esattamente sia accaduto a questi fondi neri, ossia come siano stati utilizzati, chi e come e perché ne abbia beneficiato. Tutto ciò è al condizionale o al buio, perché come dice la risoluzione di censura, la Commissione ha agito con estrema lentezza, nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità. E in effetti, la legislatura sta per scadere, senza che si sia messo in chiaro nulla su Eurostat.E, per conseguenza, senza che nessun mutamento sostanziale sia avvenuto nell'organismo in questione e nelle procedure che hanno permesso la creazione di questi (ancora ufficialmente presunti) fondi neri.

La risoluzione afferma che il presidente della Commissione e il commissario per gli Affari economici, da cui Eurostat dipende, hanno ignorato i segnali di avvertimento e gli insegnamenti che nascevano da questo caso e non si sono assunti le responsabilità che ne derivano. Frasi molto gravi.

La risoluzione è stata approvata con l'ampio margine di 271 voti contro 194: hanno votato contro solo il gruppo dei liberali di cui fan parte gli europarlamentari di Prodi e il gruppo dei socialisti e dei Ds , di cui fa parte il partito di Solbes, insomma Cicero pro domo sua. Su questa risoluzione potrebbe innestarsi la votazione di una vera e propria "mozione di censura" di identico contenuto, che è all'ordine del giorno per la sessione di maggio del parlamento di Strasburgo.

Ora, mentre la "risoluzione" è solo un documento di indirizzo, di ammonimento, senza conseguenze legali, la mozione di censura dell'europarlamento è un documento di sfiducia, che tecnicamente può provocare le dimissioni della Commissione Europea. Ma a settembre Prodi e gli altri Commissari europei che siedono ancora a Bruxelles (Solbes ha già fatto le valigie per Madrid, dove si insedia al Ministero delle Finanze, nel governo Zapatero), comunque dovranno lasciare il posto alla nuova Commissione.

Oramai la Commissione guidata da Prodi è una sorta di "anatra zoppa", che arranca faticosamente sino alla fine del proprio mandato, con spinte in avanti e macchine indietro.

Per esempio, Pascal Lamy, Commissario per il Commercio estero, aveva iniziato qual che settimana fa, una trattativa separata con Mercosur, l'associazione fra Argentina, Brasile e Uraguay, in relazione ai prossimi negoziati globali per l'Organizzazione Mondiale del Commercio (la Wto), per tentare di dividere questo gruppo di Paesi dal complesso dei Paesi emergenti. E l'altroieri ha dovuto lasciarla cadere, per le proteste degli altri Stati latino-americani.

È molto probabile che non si voglia sparare contro questa anitra zoppa, facendola cadere tre mesi prima della fine anche perché si tratterebbe di un evento traumatico, in un periodo internazionalmente molto delicato. Ma rimane la grossa questione del perché Prodi e Solbes abbiano tirato per le lunghe sull'affaire Eurostat, fra l'altro inducendo alle dimissioni un direttore generale dei servizi contabili che aveva protestato per le lacune del sistema di conti di cui si doveva occupare, sostenendo che era ingestibile. Eurostat non è un ufficio statistico qualsiasi.

Infatti, secondo le curiose regole europee, quando c'è una controversia sulle regole per fare i bilanci degli Stati dell'Unione, ad esempio su quali voci includere o meno nelle spese e nelle entrate, la soluzione non viene affidata a un organo tipo la nostra Corte dei Conti (che pure esiste anche in Europa) ma ad Eurostat, composta non da esperti di contabilità pubbliche e aziendali, ma da statistici.

A Eurostat adesso compete stabilire se l'Anas faccia parte del bilancio pubblico italiano oppure no. E poiché il deficit Anas è stimato allo 0,2 per cento del Prodotto Interno lordo Italiano, Solbes, presumendo che Eurostat deciderà che Anas, non è una vera impresa, ma una parte dello Stato, ha potuto dichiarare che il deficit italiano nel 2004 arriverà al 3,1 per cento e non sarà il 2,9 come invece ha stimato il Fondo Monetario Internazionale. Quello 0,2 è servito ad avviare una procedura di infrazione contro il governo italiano, che si è prestata a un magnifico sfruttamento politico, fra l'altro per mettere pali fra le ruote al progetto di riduzione dell'Irpef del governo Berlusconi.

Eurostat , insomma, dispone di un potere molto grande, nella Comunità Europea. È pertanto un santuario di intoccabili. Così ci dobbiamo sorbire il doppio paradosso per cui ad Eurostat, che ha sembra aver disinvoltamente creato e gestito fondi neri, sono affidate le regole di correttezza contabile dei bilanci degli Stati europei, mentre Prodi e Solbes, lentocrati nei riguardi del bilancio di Eurostat sono fulminei con il nostro.
 


Da Libero del 25 aprile 2004