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Inserito il 12-5-2004  
Arresto europeo: Rifondazione con la Lega
di Gianluigi Nuzzi


Magari i filosofi ostili alle ideo­logie come Karl Popper ne sa­rebbero felici. Immaginatevi il leghista Roberto Castelli, il Guardasigilli supercontestato dall'Ulivo, in corteo con i duri e puri di Rifondazione Comu­nista. Falce & martello sotto il Sole delle Alpi. Capita questo se si parla di giustizia. Soprat­tutto se si dilata l'orizzonte al­l'Unione europea appena al­largata e a quel mandato di cat­tura partorito per il Vecchio Continente.

Con An, Lega e Giuliano Pisapia che la pensa­no allo stesso modo: rispedire al mittente la proposta «liberti­cida e anticostituzionale», per dirla con le parole dell'espo­nente di Rifondazione di to­gliere le frontiere alle manet­te. Ma Pisapia si spinge anche oltre e attacca l'Ulivo: «Non si può sostenere - spiega - di di­fendere l'indipendenza della magistratura, come fanno al­cuni esponenti del centrosini­stra, se poi si accetta che in Italia possano venire arrestate persone su disposizioni di ma­gistrati di Paesi stranieri che dipendono dall'esecutivo».

Ma l'Ulivo è sempre stato per la totale autonomia dei giudi­ci...
«È appunto questo che non rie­sco a spiegarmi. Anzi, inizio a preoccuparmi: vuoi vedere che certi proclami sull'indi­pendenza della magistratura sono solo uno strumento di lotta politica interna anziché principi fondamentali da ga­rantire sempre e comunque?».

E cosa si risponde?
«Mi preoccupa di meno trovar­mi sulla stessa linea di Castelli che notare come chi dovrebbe assumere posizioni garanti­ste, come l'Ulivo, non lo fa. Niente. Eppure di fronte alla tutela dei diritti e alla difesa delle garanzie costituzionali non devono prevalere valutazioni di carattere politico, tantomeno di carattere partitico».

Perché ritiene anticostituzio­nale questo provvedimento?
«Guardi, non è possibile parti­re dal tetto senza aver costrui­to le fondamenta. Non è possi­bile permettere l'esecuzione di mandati di cattura nell'UE senza garanzie e ordinamenti comuni in Europa. Infatti con questo mandato di cattura si introducono degli automatismi che obbligano i Paesi a eseguire provvedimenti re­strittivi anche se per quel rea­to nello stesso Paese l'arresto non è previsto, anche se è un Pm dipendente dall'esecuti­vo o la stessa polizia giudizia­ria ad averlo firmato, anche se va contro la nostra Costitu­zione. Vuole qualche esem­pio?».

Ci provi.
«Si finirà arrestati e trasferiti in carcere per i cosiddetti reati politici e d'opinione nemme­no previsti come reati dal no­stro ordinamento. Altro capi­tolo: quello dei minorenni. In alcuni Paesi sono punibili, da noi no. In questi casi allora co­me ci si comporta? Si arreste­ranno i ragazzini in modo au­tomatico senza alcuna verifi­ca sostanziale da parte delle nostre autorità come prevedo­no le norme del mandato di cattura europeo? Si potrebbe­ro fare esempi all'infinito. Eccone un altro: se un cittadino tedesco denuncia una truffa subita in Italia ecco che le au­torità del suo Paese potranno arrestare i presunti responsa­bili quando invece da noi l'ar­resto per questo tipo di reato non è possibile».

C'è chi ipotizza anche il ri­schio dell'emissione di man­dati di cattura discriminatori per motivi religiosi, sessuali, di etnia o politici...
«Certo, questo pericolo sussi­ste. Sono completamente d'ac­cordo. In più, lo ripeto, non ci sarebbe alcun controllo, non viene introdotto alcun filtro».

E quale soluzione suggerisce?
«Il nostro è uno dei Paesi che offre le maggiori garanzie sul­la libertà personale e sull'auto­nomia della magistratura. Al­tri Stati, invece, presentano davvero ordinamenti discuti­bili in termini di tutela delle libertà personali. Si tratta quin­di non di abbassare il nostro livello di tutele ma di alzare quello degli altri Paesi».

Un'utopia.
«Appunto. Allora riaffrontia­mo la questione a livello euro­peo. Bisognerebbe mantenere le norme già in vigore sul­l'estradizione introducendo dei paletti temporali precisi. Mi spiego: solo accelerando i tempi di esecuzione si posso­no permettere agli Stati mem­bri di intervenire in un Paese amico senza incidere in modo anticostituzionale».


Intervista a Giuliano Pisapia