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Inserito il 17-5-2004  
Africa: l'offensiva contro il terrorismo islamico
di Anna Bono


La guerra contro Al Qaeda e i suoi alleati si combatte su più fronti. Di importanza cruciale, nella lotta globale che la coalizione guidata dagli Stati Uniti sta conducendo, sono quelli aperti in Africa: «un continente purtroppo estremamente vulnerabile alla minaccia del terrorismo», per usare le parole pronunciate durante una conferenza lo scorso 21 aprile a Kampala, Uganda, da William Pope, vice coordinatore USA per l'antiterrorismo.

Particolare allarme suscitano le regioni del Sahel, quelle sahariane, il Corno d'Africa e l'Africa Orientale per l'accertata presenza di numerosi nuclei terroristici islamici e per l'elevato rischio che vi si possano insediare reti terroristiche operanti a livello internazionale.

Per fronteggiare il pericolo gli Stati Uniti, dopo l'11 settembre, hanno avviato due importanti progetti: il Pan Sahel Initiative (PSI) e l'East Africa Counterterrorism Initiative (EACTI).

Il PSI riguarda per il momento quattro stati sahariani (Chad, Mali, Mauritania e Niger) e fornisce loro addestramento militare, armi, mezzi di trasporto e di comunicazione per combattere le attività terroristiche e per prevenirle con efficaci sistemi di controllo dei movimenti di persone e di beni alle frontiere e nei territori finora abbandonati a se stessi dalle autorità governative. Nel progetto sono impegnati 200 militari provenienti dalla base americana di Stuttgard, Germania.

L'EACTI, annunciato da George W. Bush nel giugno 2003 e avviato con un primo bilancio di 100 milioni di dollari, ha compiti analoghi e coinvolge Kenya, Tanzania, Uganda, Etiopia, Eritrea e Gibuti. Si propone di riuscire in 15 mesi a ridurre drasticamente la capacità d'azione dei gruppi terroristici agendo a vari livelli: controllo delle frontiere e delle acque territoriali, sicurezza di porti e di aeroporti, addestramento di personale militare e civile, formazione di archivi informatici, individuazione e blocco dei canali di finanziamento del terrorismo.

La più recente vittoria USA sul fronte africano risale al mese di marzo, quando il PSI è riuscito a individuare e annientare, mentre dal Mali si addentrava nel Chad, un intero nucleo del gruppo Sahariano-Saheliano GSPC (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento), emanazione del Fis algerino ora rafforzato da numerosi militanti marocchini e mauritani e alleato di Al Qaeda. L'operazione militare ha impedito che il nucleo stabilisse contatti, come era sua intenzione, con formazioni terroristiche attive nei paesi confinanti: Sudan, Repubblica Centroafricana, Niger, Libia e Nigeria.

Si teme che altre cellule GSPC stiano tentando di raggiungere le regioni orientali e che altre ancora siano dirette verso ovest per cercare di collegarsi alle milizie terroristiche di Costa d'Avorio, Sierra Leone, Liberia, Senegal, Guinea Conakry e Guinea Bissau.

È evidente, dunque, che per il successo di entrambe i progetti è indispensabile la cooperazione tra i paesi interessati, peraltro tradizionalmente poco, per non dire affatto, disponibili a collaborare e in certi casi, come quello di Eritrea ed Etiopia, appena usciti da un conflitto armato che li ha visti contrapposti.

Inoltre, benché molti paesi africani abbiano firmato alcune delle 12 convenzioni internazionali contro il terrorismo e certi addirittura tutte, gli Stati Uniti non ignorano di dover trattare con governi autoritari e poco affidabili come partner: verosimilmente solleciti nel rispondere alle loro proposte soprattutto perché attratti dalla prospettiva di rafforzarsi militarmente e dalla speranza di godere del loro sostegno contro qualsiasi opposizione interna con il pretesto del terrorismo.

Perciò la lotta al terrorismo africano è intesa come parte di un più vasto programma di interventi volti a incoraggiare il commercio e gli investimenti, a promuovere la democrazia e i diritti umani, a raggiungere la stabilità regionale ponendo fine ai conflitti inter e intra nazionali, a combattere l'Aids e a tutelare l'ambiente, come ha ribadito il Presidente degli Stati Uniti nel luglio 2003 visitando alcuni paesi africani. 


Dal sito www.ragionpolitica.it