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Inserito il 19-5-2004  
Il Konfortismus, ideologia senile dei Ferrara che sprezzano l'Occidente
di Antonio Polito


Dalla parte della mediocrità dei mercanti, contro chi preferisce l’eroismo alla felicità

C'è una corrente di pensiero (correntina in Italia, ma rilevante, perché la conduce Giuliano Ferrara), che sta facendo questo ragionamento: l'Occidente rischia di perdere perché è Occidente, ama la Coca Cola mentre loro amano la morte, è debole, effeminato, licenzioso, pensa solo al denaro, ai piaceri e ai confort, ha perso il senso della comunità, calda, a vantaggio di un freddo individualismo, è borghesemente mediocre, vive in città cosmopolite dove le razze si mescolano meticciandosi, sogna di riprodursi in laboratorio, lascia che i gay si sposino tra di loro.

Per fare questa operazione la correntina, Ferrara in testa, si appoggia un po' sbilencamente alla Chiesa, o almeno a una parte di essa, e tenta adescamenti di liberali con le palle (un recente discorso del presidente del Senato è stato titolato sul Foglio così: «Pera per un Jihad giudaico-cristiano»).

Chi, come noi, pensa che la guerra sia stata dichiarata da loro a noi esattamente per le nostre libertà, e per la forza di proselitismo che la libertà dimostra, e perché l'Islam si sta ribellando a una sconfitta storica, vuole combattere questa guerra proprio perché ama l'Occidente che così viene disprezzato. In una parola: se stiamo combattendo per impedire i matrimoni interrazziali o per condizionare la libertà di ricerca scientifica, noi non ci stiamo. Per la Coca Cola, siamo pronti a morire. Per l'idea della bella morte, no. Se si tratta di combattere per diventare più simili al nemico, fate voi, e vedete chi vi viene dietro. Il pensiero liberale può e deve fare una guerra affianco alle bandiere delle chiese cristiane, ma non intende farla sotto una bandiera crociata. Mutatis mutandis, anche Churchill si alleò con Stalin, ma non divenne comunista.

Ma c'è un altro aspetto della questione, più sottile ma di estremo interesse, da considerare. Le idee che agitano le menti degli islamisti, la critica che essi rivolgono all'Occidente, si è nutrita di questo pensiero occidentale anti-capitalistico e anti-borghese, disprezza la mediocrità delle democrazie dei mercanti almeno quanto l'hanno disprezzata due grandi filoni del pensiero occidentale, il marxismo e il comunitarismo di destra. Abbiamo dato noi a loro le armi intellettuali che ora ci rivolgono contro.

Questo strano percorso, questo andirivieni, è raccontato in maniera splendida nel saggio scritto da Ian Buruma e Avishai Margalit, che è diventato il nostro livre de chevet, titolato Occidentalism. The West in the eyes of its enemies, pubblicato da Penguin. Leggete il testo che segue, parte del capitolo «Eroi e mercanti», e vedrete qual è il filo che lega lo sciovinismo tedesco degli anni '20 del Novecento, il radicalismo islamista, i neo-cons americani e, da ultimo, Giuliano Ferrara.

Uno dei documenti chiave riguardanti la guerra della Germania contro l'Occidente è stato scritto nel secondo anno della prima guerra mondiale, dall'eminente studioso di scienze sociali, Werner Sombart. E' intitolato Händler und Helden, (Mercanti ed eroi).

Sombart comincia il libro descrivendo la guerra come un conflitto esistenziale, non solo tra nazioni, ma tra culture diverse e differenti visioni del mondo, o Weltanschunngen. L'Inghilterra, nazione di bottegai e commercianti, e la Francia repubblicana, rappresentano «la civiltà dell'Europa occidentale», «le idee del 1789», «il valore del commercio»; la Germania invece, è la nazione degli eroi, pronti ad immolarsi per gl'ideali superiori. Mercanti ed Eroi merita una lettura approfondita trattandosi in tutto e per tutto di un fondamentale esempio di Occidentalismo.

Sombart, come tutti quelli che condividevano le sue idee, poneva grande enfasi sulla natura di questa micidiale Kulturkampf. Ha scritto: «Pensiero e sentimenti dei tedeschi si esprimono innanzitutto con un totale rifiuto di tutto ciò che minimamente si accosta al pensiero e ai sentimenti degli inglesi o di tutta l'Europa occidentale».

Ma in cosa consistono il pensiero e il sentimento occidentali? Le «idee del 1789» parlano chiaro. O forse no? La Rivoluzione Francese e la mentalità commerciale potrebbero sembrare contrastanti, persino incompatibili. Ma secondo Sombart, «Libertà, Uguaglianza e Fratellanza sono veri ideali commerciali, il cui unico fine è garantire speciali vantaggi ad alcuni individui». Ed è proprio sulla Weltanschaung del mercante che Sombart si esprime in modo più eloquente. Il tipico commerciante, dice Sombart, è interessato unicamente in «ciò che la vita ha da offrirgli» in termini di beni e agiatezza materiali.

Nel descrivere la mentalità borghese, Sombart utilizza il termine Konfortismus.

L'agiatezza è un'esperienza prevalentemente passiva, in qualche modo noiosa. Il piacere tende invece ad essere più attivo, più coinvolgente e forse più spirituale. Lo scrittore Ernst Jünger, che combatté nella battaglia di Langemark e celebrò l'eroismo marziale nei suoi libri, dichiara: «Ogni forma di piacere trae forza dal pensiero, e ogni avventura dalla vicinanza della morte che attorno ad essa aleggia». La morte fornisce la carica, il divario spirituale che separa piacere e Konfortismus.

Jünger, come molti altri intellettuali tedeschi degli inizi del ventesimo secolo, influenzò molto gli ambienti musulmani. Il suo libro, Über die Linie, è stato tradotto da Al-e Ahmed, intellettuale iraniano di spicco negli anni '60. Al-e Ahmed coniò il termine Westoxification (contaminazione occidentale) per descrivere la perniciosa influenza delle idee occidentali. Egli era un grande ammiratore di Jünger. Il suo amico Mahmud Human, che lo aiutò nella traduzione, disse che lavorare su Jünger gli aveva fatto «vedere un'idea, ma da due punti di vista; dire una cosa, ma usando due linguaggi».

Per garantirsi la propria agiatezza, commercianti e bottegai occidentali devono guadagnare soldi. Anzi, secondo Sombart, essi «impazziscono per i soldi». Hanno però bisogno anche di pace e sicurezza. Le guerre sono un danno per gli affari. Sombart sostiene che Konfortismus e gratificazione personale inquinano ogni azione dei popoli mercanti... Si tratta della codarda abitudine borghese di aggrapparsi alla vita, di non desiderare la morte per grandi ideali, di sottrarsi al conflitto violento e negare l'aspetto tragico della vita, che sembrano più spregevoli a Sombart, Oswald Spengler, Jünger e altri intellettuali tedeschi di quel periodo.

Invero, il mercante non ha ideali. È superficiale in ogni senso. I mercanti, siano essi piccolo borghesi o indaffarati uomini di mondo, non sono interessati a nient'altro che alla soddisfazione di desideri individuali, che «minano la base stessa di un più alto senso morale del mondo e del credere negli ideali».

La democrazia liberale è il sistema politico che più si adatta ai popoli mercanti... È per definizione non eroico, e perciò, agli occhi dei suoi detrattori, odiosamente inconsistente, mediocre e corrotto. Persino Alexis de Tocqueville, che scrisse con tanta ammirazione della democrazia americana, vedeva i limiti del sistema... Tocqueville non deplorava questi limiti. Anzi, era un liberale convinto. Nonostante tutto però sentiva la mancanza della grandeur dell'aristocrazia, e si sentiva attratto da ideali più alti. Durante il suo viaggio in America, a metà del XIX secolo, notava «la rarità, in una terra dove tutti sono attivamente ambiziosi, di qualunque alta aspirazione».

Queste lamentanze si riscontrano ad entrambe i poli dello spettro politico. Una delle ragioni per cui tanti intellettuali occidentali sostennero Stalin e Mao, o anche, in misura minore, Hitler e Mussolini, era il loro disgusto per la mediocrità della democrazia.

Un prominente sostenitore delle cause rivoluzionarie del terzo mondo, dei terroristi arabi e di altri nemici della democrazia liberale è l'avvocato francese Jacques Vergès. Ha difeso in tribunale i militanti algerini, così come Klaus Barbie, l'ex capo della polizia delle SS.

L'ostilità di Vergès nei confronti dell'Occidente potrebbe avere motivi personali. È nato a Réunion, una vecchia colonia penale francese nell'Oceano Indiano, e sua madre era vietnamita, una circostanza che bloccò le ambizioni di suo padre di entrare nel corpo diplomatico francese. Ma la ragione per citare questo noto, seppur marginale personaggio, è la sua eloquente argomentazione contro la banalità della democrazia.

Vergès detesta «il cosmopolitismo». Considera l'onore più degno della moralità e ha una propensione per le azioni violente. Come ha dichiarato in una lunga intervista, riguardo il suo coinvolgimento in guerre e rivoluzioni, «si ha sete di eroismo, sete di sacrificio…». Vergès continua: «Sin da quando ero bambino, sono stato attirato dalla grandeur. Approvo ciò che disse quel giovane tedesco di destra, ufficiale di marina, che ha assassinato Walter Rathenau, il ministro degli esteri, dopo la sconfitta tedesca del 1918: «Lotto per dare al popolo un destino, ma non per dar loro la felicità». È il destino che mi affascina, che non è la stessa cosa della felicità, specialmente da quando la felicità in Europa è diventata un'idea inquinata dalla socialdemocrazia».

La felicità, nel senso in cui la intende Vergès, è ovviamente Konfortismus. Lui si ritiene un uomo di sinistra, ma come dimostra la dichiarazione precedente, Vergès è abbastanza intelligente e onesto da riconoscere le proprie affinità con l'estrema destra. Quel che manca nell'Occidente democratico sono sacrificio ed eroismo. A differenza di Mao, Hitler o Stalin, i politici democratici mancano di «volontà di grandeur». Tocqueville considerava la gloria militare il più grande «flagello dello repubbliche democratiche». Ma solo un occidentalista, come Werner Sombart o Jacques Vergès, avrebbe disprezzato un popolo perché non considera la morte eroica come la più alta aspirazione umana.

In effetti, ovviamente, le nazioni democratiche hanno avuto buoni successi nelle guerre. Nella storia recente, le democrazie hanno sempre prevalso contro le dittature. Ma Tocqueville aveva ragione ancora una volta. Notava che i cittadini democratici (cioè i mercanti di Sombart) non sono facilmente persuasi a rischiare la vita in combattimento. In Democracy in America, scrive: «Quando il principio dell'eguaglianza si diffonde, come adesso in Europa, non solo in una nazione ma contemporaneamente tra diverse popolazioni confinanti, gli abitanti di questi paesi, nonostante lingue, costumi e leggi differenti, si somigliano sempre nel loro comune timore della guerra e amore della pace. Principi ambiziosi o adirati si armano invano per la guerra; a loro dispetto sono calmati da una sorta di apatia e buona volontà generali, che fanno loro cadere la spada dalle mani. Le guerre diventano più rare».

I nemici della democrazia, o dell'Occidente, come definiti dagli sciovinisti tedeschi all'inizio del XX secolo, sarebbero d'accordo, ma essi vedono questa generale apatia e buona volontà come decadenza. È questo che intendeva il combattente della jihad quando parlava dell'amore degli americani per la Pepsi-Cola. Alcuni intellettuali tedeschi, attribuivano la sconfitta del proprio paese nella Prima Guerra Mondiale all'effetto corrosivo della «occidentalizzazione». Ad esempio, il fratello di Ernst Jünger, lo scrittore Friedrick George Jünger, scrisse in un saggio, opportunamente intitolato Krieg und Krieger (Guerra e Guerrieri), che la Germania aveva perso la Grande Guerra perché era diventata troppo «parte dell'Occidente», adottando valori occidentali come «civiltà, libertà e pace».

Secondo questa linea di pensiero, civiltà, libertà e pace minano la potenziale grandeur di un popolo, di una nazione o di una religione. Portano al Konfortismus. L'organismo sociale cresce debole, stanco e marcio. La guerra è necessaria a forgiare una comunità più giovane, più pura e più vigorosa. La rinascita può compiersi solo attraverso la distruzione ed il sacrificio umano. I giovani devono spargere «sangue delle [loro] vene per la madre patria sofferente, cosicché essa possa bere e tornare a vivere». Thomas Abbt, quando scrisse queste parole, non aveva in mente un'idea precisa dell'Occidente. Ma dagli scritti dei nazionalisti tedeschi degli anni '20 e '30 emerge chiaramente che la loro visione dell'Occidente era quella di un mondo vecchio, affettato, avido, egoista e superficiale.

Il pericolo, ai loro occhi, era che le seduzioni di questo vecchio mondo, corrompessero e indebolissero i giovani tedeschi che avrebbero invece dovuto combattere per un futuro più glorioso. Solo il loro sacrificio in una tempesta d'acciaio li avrebbe salvati dalla rovina della banalità occidentale.

Certa parte dell'attuale retorica statunitense, soprattutto dagli ambienti neo-con, si avvicina a questa visione, uno sviluppo curioso per la nazione di conformisti competitivi, privi di «alte aspirazioni», ammirata da Tocqueville.

P.s.: Quell'avvocato Jacques Vergés, vi ricorda qualcuno?


Da Il Riformista del 18 maggio 2004