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Inserito il 19-6-2004  
Sconfitti anche gli gnomi padroni dell'euro
di Francesco Forte


Tutti si chiedono chi ha vinto. Credo che sia importante dire chi ha perso. E ciò, in primo luogo, a livello europeo, perché queste erano soprattutto elezioni europee, anche se colorate, in vari paesi, di valenze politiche interne. Mi pare evidente che qui c'è un grande sconfitto. Si tratta dell'Europa di Bruxelles, quella che ci ha regalato l'euro, con un trionfalismo retorico, facendo salire i prezzi e rendendo più povere le masse lavoratrici, i pensionati, la gente meno difesa. Si doveva introdurre l'euro di carta, perché la moneta è, nel nostro sistema slegato dall'oro e dall'argento, una carta moneta bancaria.

L'euro, per risparmiare sul costo di emissione, è stato concepito a Bruxelles e presso la Banca Centrale Europea, la Bce, come un dischetto di metallo vile, come se valesse poco. E gli effetti inflazionistici sui prezzi si sono visti, non solo in Italia, ma anche negli altri paesi (come la Francia ove il nuovo ministro dell'economia chiede alla grande distribuzione un ribasso del 4 per cento sui rincari ingiustificati).

Bruxelles ci ha invaso di regolamentazioni stupide ed oppressive sulla misura dei vegetali, sul numero di piselli nel baccello, ha avvalorato denominazioni abusive nei vini a danno di quelle tradizionali, ha proibito in nome dell'igiene formaggi del contadino che si mangiano da secoli senza alcun danno, mentre non si è preoccupata del rilancio delle infrastrutture.

Tramite il commissario Solbes è andata rampognando Germania, Francia, Gran Bretagna, vari paesi minori ed ora Italia perché non hanno rispettato o (come nel nostro caso) si pensa non riescano a rispettare il tetto del 3 per cento del deficit in rapporto al prodotto lordo. Questa per altro non è una regola assoluta e non dovrebbe valere in periodo di depressione.

Nulla ha fatto Bruxelles per limitare lo strapotere della Bce, che, per le sue ambizioni di potenza monetaria, ha portato l'euro a un livello astrale con il dollaro, lo yen e la moneta cinese, strozzando il nostro commercio estero e generando depressione in tutta l'area euro, con conseguenze negative anche per gli inglesi che ne sono fuori. E va notato che la Bce, in teoria, non ha potere sul tasso di cambio.

Inoltre Bruxelles ha fatto di tutto per non collaborare con gli Usa e altrettanto ha fatto la Bce, mentre si sarebbero potute varare iniziative monetarie, fiscali e di liberalizzazione mondiale degli scambi di comune interesse.

Infine Bruxelles ha tenuto sulla questione irachena una posizione contraria agli alleati, cioè Usa, Gran Brettagna, Polonia, Italia (e Spagna di Aznar). Le conseguenze di ciò sono state corpose, nel voto e nel non voto. I nuovi entranti nell'Unione Europea hanno mostrato delusione e disaffezione, con una percentuale di voto molto bassa. In Gran Bretagna hanno vinto le forze contrarie all'ingresso nella moneta unica e ha avuto un grande successo un movimento anti europeo. I cittadini tedeschi hanno punito il governo dei socialdemocratici, in parte notevole perché non è piaciuto il loro anti americanismo e perché sono delusi di questa Europa e dell'asse Chirac-Schroeder che, per loro, la impersona. Anche in Francia è stato battuto l'asse Chirac-Schroeder, che doveva guidare l'Europa.

In generale, il basso quoziente di voto dimostra che questa Europa non piace. Il parlamento europeo non appare rilevante per risolvere i problemi che contano in quanto ha come interlocutore la Commissione europea di Bruxelles che appare un assieme burocratico non significativo e nulla può nei riguardi degli gnomi della Bce di Francoforte.

L'Italia ha fatto eccezione, doppiamente. L'affluenza alle urne è stata elevatissima, con una percentuale alta anche dove non si votava per le amministrative. La coalizione di maggioranza ha tenuto bene, mentre è stato sconfitto l'Ulivo, che faceva riferimento a Prodi, mister Europa.

Hanno migliorato i loro voti i partiti che hanno esercitato la maggiore critica all'Europa, come la Lega di Bossi, nella maggioranza e Rifondazione Comunista nell'opposizione. Il governo italiano, notoriamente, è sempre stato critico di quella che, presso di noi, è l'immagine trinitaria dell'Unione europea: il tradizionale asse-franco tedesco, il patto di stabilità europeo (quello del tetto del 3 per cento del deficit), la Bce.

Così il nostro governo non è stato bocciato, come quello tedesco e quello francese, nonostante che abbia messo in moto la riforma del mercato del lavoro e quella delle pensioni, che, secondo i commentatori, sarebbero la causa del cattivo andamento di Chirac e Schroeder. Il nostro governo ha mostrato grande amicizia agli Usa, l'Italia ha le truppe in Iraq. Gli elettori hanno mostrato fiducia per questa coalizione, anche per la sua politica estera.

Mentre la politica estera negativa dell'Unione Europea e dell'asse franco-tedesco hanno fatto perdere voti ai raggruppamenti politici che si sono identificati con questa politica. Blair non vi si era identificato, ma quasi. Perché aveva promosso un asse con Schroeder e Chirac e predicava l'ingresso della Gran Bretagna nella moneta unica.

Tutto ciò dovrebbe far meditare quegli ambienti italiani dell'alta finanza e della grande industria che amano la nostra sinistra al caviale e puntavano e puntano su questa specie di Europa e di politica globale. Si tratta di un'Europa anacronistica, da congresso di Vienna. Bisogna cambiare, non qua, là a Bruxelles, Strasburgo, Francoforte. Non lo dico io, lo hanno detto gli elettori e i non votanti di un popolo di 450 milioni.


Da Libero del 15 giugno 2004