Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Economia e Finanza
Commenta l'articolo
Inserito il 19-6-2004  
L'Italia al G8
di Anna Bono


Dall'8 giugno al 10 giugno si è svolta a Sea Island, in Georgia, USA, la ventinovesima sessione annuale del G8. L'agenda dei lavori prevedeva che un'intera sessione fosse dedicata alla questione delle rimesse degli emigranti, già da tempo allo studio del G7, e l'Italia ha svolto un ruolo di primo piano presentando, nell'ambito del "Piano d'Azione" del G8 per lo sviluppo dell'imprenditorialità, un progetto elaborato dall'ambasciatore Giovanni Castellaneta, Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio.

Si capisce come mai le rimesse meritino tanto interesse leggendo i dati forniti negli ultimi anni dalla Banca Mondiale: gli emigrati nelle regioni industrializzate del pianeta inviano nei paesi d'origine circa 150 miliardi di dollari l'anno (60 dei quali trasferiti "in nero"), vale a dire più o meno il triplo dei fondi stanziati dai governi occidentali per la cooperazione allo sviluppo e assai più dei capitali privati stranieri investiti nei paesi poveri.

Per quanto riguarda la sola Italia, dove la capacità di risparmio degli immigrati è in costante crescita, le rimesse nel 2001 hanno superato i quattro miliardi di dollari: 750 milioni sono stati trasferiti utilizzando i canali bancari, un miliardo e 200 milioni sono passati attraverso le agenzie specializzate in "money transfer", il rimanente, oltre due miliardi, ha lasciato l'Italia grazie a canali sommersi e informali.

Le cifre nazionali e mondiali rivelano quindi l'esistenza di enormi capitali che, se ben amministrati, potrebbero diventare fattori decisivi di sviluppo: ad esempio, ed è questa la proposta formulata dall'ambasciatore Castellaneta, mediante l'istituzione di fondi comuni d'investimento che utilizzino una quota dei risparmi degli immigrati per finanziare investimenti produttivi o previdenziali nelle loro madrepatria. Un primo progetto pilota, che sta per essere sperimentato in Marocco, prevede piani di accumulo mensili o semestrali, con la possibilità che i sottoscrittori o i loro familiari ritirino in qualsiasi momento le quote depositate presso la banca corrispondente nel paese d'origine.

Il governo italiano, spiega il consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio, si prefigge in questo modo la valorizzazione dell'immigrato come "vettore di crescita economica, di imprenditorialità e di democrazia nella propria madrepatria".

Il primo passo, per raggiungere l'obiettivo, è incentivare gli immigrati, snellendo le formalità burocratiche e offrendo loro la consulenza di personale specializzato, ad abbandonare la pratica di trasferire denaro "in nero" e a rivolgersi invece alle banche. Come promuovere l'integrazione finanziaria degli immigrati e favorire l'emersione delle rimesse informali è stato l'argomento di un convegno promosso, in vista dell'imminente incontro di Sea Island, dal CeSPI (Centro Studi Politica Internazionale) e dall'ABI (Associazione Bancaria Italiana), intitolato Migrant Banking in Italia e svoltosi a Roma il 3 giugno. In quell'occasione sono stati illustrati anche i vantaggi che il sistema bancario può a sua volta ricavare da un incremento della clientela migrante.

Per finire, siccome il terrorismo internazionale si alimenta anche attraverso flussi informali di capitali impossibili da controllare, la riduzione drastica delle spedizioni di rimesse "in nero" non potrà che nuocere alla causa dei nemici della libertà: un "effetto collaterale" del Migrant Banking apprezzabilissimo.


Dal sito www.ragionpolitica.it