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Inserito il 20-6-2004  
Che vergogna questa Europa
di Marcello Veneziani


Ma che avrà da esultare Prodi per la sua Europa e la neonata Costituzione? Domenica scorsa gli europei hanno bocciato a pieni voti l'Europa da lui presieduta: hanno votato contro i governi in carica, sinistrorsi e destrorsi, perché soffrono l'effetto europeo, soprattutto nel carovita; hanno premiato i partiti nazionalisti ed euronegativi, hanno disertato le urne in massa. Perfino i nuovi votanti dell'Est, appena si sono affacciati nella casa europea, anziché esultare, hanno sputato nel piatto dove mangeranno, come Totti in versione europea.

E in Italia, dove avevamo il privilegio di votare direttamente la faccia gommosa dell'Europa, vale a dire Prodi medesimo, abbiamo bocciato la lista intitolata alla sua memoria, che non è riuscita ad approfittare nemmeno del sonoro insuccesso di Berlusconi.

Così per deprecare l'Europa presente gli italiani hanno votato contro i presidenti in carica, nazionali ed europei e si sono rifugiati nel passato: infatti sono state riesumate le spoglie della preistoria nazionale e pre-europea, con il successo di democristiani e comunisti e il buon risultato di socialisti e mussoliniani. È il primo caso di un bipolarismo bocciato da entrambi i poli: da sistema bipolare a disarmo bilaterale.

Prodi crede davvero che il moderatismo sia un tono di voce: ma l'uomo che sussurrava ai cavilli è stato bocciato alle soglie della Sostituzione europea, ovvero il cambio di presidenza che lo rimanderà a Bologna dove potrà riprendere appieno le sue funzioni di Soppressata Nazionale.

Anche da noi, però, la sua leadership politica è vacillante: da vera mortadella, Prodi è ora schiacciato in un sandwich tra Montezemolo e Lilli Gruber che potrebbero soffiargli il posto.

Il primo ormai è diventato presidente di Tutto. La nomina di Montezemolo è diventata uno sport nazionale: dal Quirinale al Grande Fratello piovono nomination su di lui, non c'è Palazzo o anche semplice condominio che non lo voglia come amministratore. Se Trapattoni continua a non vincere, sarà sostituito da Cordero di Montezemolo che è ormai in pectore anche allenatore della Nazionale.

Mi sfuggono i suoi meriti speciali, oltre il magnifico cognome e il perfetto tempismo con cui si unì e si separò da Edwige Fenech, la fidanzata nazionale dei ragazzi di vent'anni fa che Luca di Montezemolo strappò ad Alvaro Vitali.

Ma anche l'Ulivo, come rivelava ieri Libero, sogna di lasciare la bicicletta prodiana per salire sulla Ferrari di Luca; per ora deve accontentarsi di un'altra testa rossa, Lilli Gruber.

Ma torniamo all'Europa. Io non capisco neanche l'euforia delle istituzioni e dei giornali per la nascita della Costituzione europea. A me sembra un abortino: più si allarga l'Europa e più si restringe il suo terreno di decisione. Più crescono le basi europee e più si accorciano le altezze. Le Costituzioni non hanno mai fondato le patrie e tenuto insieme i popoli: sono le tradizioni, semmai, a unirle, oltre i comuni interessi, i comuni valori e i comuni nemici. È la vita, è la storia, è la realtà, a tenere uniti i popoli; non le carte, i regolamenti, i cavilli. La Costituzione è un supporto cartaceo della vita reale, nulla più.

Ma questa costituzione, lacerata dai troppi compromessi, è nata al ribasso. Mezzo miliardo di cittadini devono accontentarsi di una Mezza cartuccia in tema di assetti giuridici ed economici, di unità politica e militare, di voti e di veti. Ma soprattutto scandaloso è stato il rifiuto dell'Europa alla richiesta italiana e polacca di inserire il riferimento alle radici cristiane dell'Europa. E' stata una omissione miserabile: non si trattava di inserire un riferimento confessionale, una professione di fede, ma una semplice verità della storia. Possiamo non essere cristiani e credenti ma non possiamo negare che l'unico filo comune dell'Europa che unisce Nord e Sud d'Europa, Est e Ovest è la civiltà cristiana.

Le radici d'Europa sono greche, romane e cristiane; e cristiani sono stati pure i due millenni seguenti che hanno formato la civiltà europea. Negarlo è ipocrisia. Perfino il Paese più moderno e democratico del mondo (così dicono), gli Stati Uniti, non rinnega le sue origini religiose sin nella sua Costituzione.

Principale fautore di questa ipocrisia anticristiana è stato Chirac, che nacque gollista ma poi diventò autogollista, nel senso che segna formidabili autogol per i conservatori francesi. La sua Francia ha disposto di eliminare ogni segno religioso non solo affisso sui muri ma anche addosso: si accettano solo croci, mezzelune e stelle di David di piccole dimensioni. Nella Francia di Chirac le fedi, come le pizze a Vico Equense, vanno a metro.

Così sta accadendo ora in Europa: la cristianità passa alla clandestinità, la croce è atto osceno in luogo pubblico, va privatizzata. E dire che quel riferimento alle radici cristiane dell'Europa che non costava nulla e non negava nulla (né le religioni degli altri, né gli ateismi e gli illuminismi) - l'aveva chiesto la persona vivente che più ha contribuito a fare l'Europa, il Papa polacco. Vergognatevi, piccoli europei. Meritate quella piccola Costituzione, quel brutto voto di domenica e quel presidente soppressato e morbidone. Con lui quest'Europa esce dalla storia per entrare in salumeria.
 


Da Libero del 20 giugno 2004