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Inserito il 25-6-2004  
Prefazione all'edizione italiana di "Raccolto di dolore"
di Robert Conquest


Raccolto di dolore è stato il primo, e per molti anni unico, completo resoconto storico di una delle più drammatiche e devastanti serie di eventi della storia moderna.
I temi di questo libro hanno generato numerose ricerche sia in Russia che in Ucraina e alcuni saggi sono stati pubblicati anche sulla stampa occidentale.
Eppure, nonostante questi contributi siano serviti a realizzare un quadro più minuzioso e alcune precisazioni siano state aggiunte in queste pagine, il loro effetto è stato quello di confermare, sia in generale che nello specifico, ciò che avevo già pubblicato.

In linea di massima, i documenti più dirompenti apparsi in un secondo tempo hanno fornito una piena documentazione a quelle che allora potevano essere solo deduzioni. Penso alla denuncia del blocco del cibo in Ucraina, avanzata sulla base di interviste individuali. Oggi abbiamo le istruzioni segrete firmate da Stalin il 22 gennaio del 1933 in cui si asseriva che l’esodo dei contadini in cerca di cibo avveniva per l’istigazione dei socialisti rivoluzionari e degli agenti polacchi, e si dava disposizione all’Nkvd, la polizia segreta, di bloccare l’esodo dall’Ucraina e dal Kuban verso la Russia. E stato reso pubblico, inoltre, il rapporto del capo dell’Nkvd, Jagoda, in cui, oltre all’avvenuta esecuzione dell’ordine, si confermano il rimpatrio di centinaia di migliaia di contadini e migliaia di arresti.

C’è anche dell’altro materiale a supportare la mia visione del ruolo di Stalin e del Cremlino. Nell’estate del 1932, di ritorno dall’Ucraina, Molotov annuncia al Politbjuro: “Abbiamo definitivamente lanciato lo spettro della carestia, specialmente nelle aree più ricche di cibo”. In risposta, il Politbjuro ordina: “Costi quel che costi, la requisizione del grano va confermata”. (N. A. Ivnickij, Golod 1932-1933, Mosca 1955, pag. 59). Identiche istruzioni arrivano da Stalin, in quei giorni in vacanza a Sochi.

Un altro eloquente esempio della brutale politica stalinista arriva da Michail Chataevic, primo segretario della provincia ucraina di Dnepropetrovsk, che nel novembre del 1932 inoltra a Molotov la richiesta di garantire almeno “il minimo” indispensabile ai contadini, pena “l’impossibilità fisica di seminare e coltivare”. Molotov reagisce definendo “scorretto e antibolscevico” il suo modo di vedere le cose, perché “non si possono mettere i bisogni dello Stato – bisogni definiti con precisione nelle risoluzioni del Partito – né al decimo né tantomeno al secondo posto” (citato da Nicolas Werth nel Libro Nero del comunismo).

Dopo la sua pubblicazione, Raccolto di dolore è stato talvolta criticato dai sovietofili per aver usato, nei suoi esempi sulla sorte dei contadini, racconti di emigrati, solitamente ucraini. Quando arrivò la glasnost, molti racconti di prima mano, praticamente identici, provenienti da contadini rimasti in Unione Sovietica apparvero, poco prima del collasso dell’Urss, sul Selskaya Zhizn, organo ufficiale moscovita. Ed è inoltre significativo che il moscovita Voprosy Istorii abbia scelto di pubblicare il capitolo di Raccolto di dolore intitolato “Infuria la carestia”.

In generale, insomma, il materiale del libro e le sue conclusioni sono state largamente confermate. E in questo contesto, è ancor più significativo ricordare la scarsa attenzione data, fino alla sua pubblicazione in Occidente, a eventi che hanno fatto più morti di quanti ce ne siano stati in tutta la Prima guerra mondiale.
Il maggiore cambiamento, da quando ho scritto questo libro, è stata la pubblica denuncia della politica del terrore e dei suoi macroscopici danni economici. È davvero raro, ormai, trovare qualcuno in grado di trovare una seria giustificazione alla devastazione dei contadini sovietici fra il 1930 e il 1933, o di suggerire che il regime che ha perpetrato tale rovina sia stato qualcosa di diverso da un disastro intellettuale, morale, demografico ed economico.

R.C.
Stanford, California, 2003


Dal sito www.liberalfondazione.it