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Inserito il 30-6-2004  
Allineati sì, ma sempre diversi
di Piero Laporta


Il cosiddetto riallineamento dei sottufficiali delle Forze armate con quelli delle polizie sembra stia passando. Usiamo prudenza, poiché il recente passato non incoraggia fiduciosi abbandoni. Vociano in tanti per rivendicare questo risultato. Tacciano. Il merito è di queste colonne, dalle quali il problema fu risvegliato con qualche caritatevole schiaffone, mentre altri tentava di narcotizzarlo. A questo va aggiunta l'azione di un maresciallo del Cocer esercito.

Una domanda urge: perché quanto fatto oggi non si realizzò prima delle elezioni? La risposta non ci riguarda, ma fossimo Berlusconi porremmo qualche domanda. A costo di sembrare incontentabili, dobbiamo dire che questo provvedimento non ci entusiasma. Si deve pur riparare al distacco che Prodi pose fra sottufficiali di polizia e carabinieri, da un lato, e quelli delle Forze armate dall'altro. Una riforma da stato di polizia che esige oggi questa pillola amara per attenuare i sintomi, senza guarire la malattia.

La soluzione non consiste nell'equiparare il personale militare a quello delle polizie. Soldati e polizie possono allinearsi, ma sono ben diversi. Mille volte abbiamo ripetuto che la prima delle riforme da affrontare è quella delle forze di polizia. Ogni ministro ha una sua polizia, taluni due o tre.Sono troppe, spendono troppe risorse, rendono pochissimo e sono in gran parte collaterali alla magistratura nell'erodere i poteri dell'Esecutivo. Polizie statali innumerevoli si affiancano a polizie provinciali e si vagheggia di polizie regionali.Ovunque siano telecamere lì sono polizie.

La liberazione di un ostaggio dalle mani di scalcagnati si celebra con conferenze stampa degne del'Onu. Il ministero dell'Interno italiano si interessa di culti religiosi e pensioni; è responsabile della sicurezza del cittadino dai delinquenti e, allo stesso tempo, deve proteggere da terremoti e inondazioni. Se non bastasse, fronteggerebbe pure attacchi terroristici catastrofici come quelli di New York. Ma se a Motta Montecorvino centoundici manifestanti occupano una stazione, bloccano il traffico ferroviario, causano disagi irreparabili a centinaia di migliaia di persone, le otto o nove polizie nazionali non servono a nulla... I soldati italiani di Nassirya, dei Balcani e dell'Afghanistan non esultano riallineandosi in questo sistema.


Da Libero del 30 giugno 2004