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Inserito il 11-7-2004  
Razza corsara di Davide Giacalone
Barbara Alessandrini


In Italia si parla degli inganni che subiscono i risparmiatori solo quando le crisi sono irrimediabili. Prima di quel momento, complice un mondo dell’informazione assai sensibile al peso della ricchezza, ogni osservazione è giudicata inopportuna, per questo taciuta, o coperta dal silenzio.

Questo non è un libro su Telecom Italia, ma ne utilizza la storia e le recenti vicende, dalla presunta privatizzazione, all’Opa di Colaninno, all’acquisto fuori Borsa di Tronchetti Provera, per raccontare i dieci anni che hanno cambiato, in peggio, il capitalismo italiano. È un libro sull’Italia di oggi, per capirla al di là dei luoghi comuni, della propaganda di parte, delle bugie profuse a piene mani.

È un libro che parla di errori politici, con nomi e cognomi dei responsabili, ma, anche, che guarda al futuro senza alcun cedimento al catastrofismo. Gli errori possono essere utili, a patto di non negarli e di capirli.

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Recensione di Barbara Alessandrini su L'Opinione del 15 giugno 2004

Giacalone: La ‘razza corsara’ della vicenda Telecom

Uno dei tratti distintivi della Prima Repubblica, forse il principale, fu rappresentato dalla nazionalizzazione di quei settori dell’economia che avevano un ruolo strategico sul piano nazionale e svolgevano una funzione sociale di primaria importanza. L’avvento del primo centro sinistra ebbe luogo all’insegna della nazionalizzazione delle aziende elettriche. Che nasceva da una doppia motivazione. Per un verso dal perfetto innesto dell’ideologia marxista, allora professata dai socialisti italiani con il sistema misto inventato dal fascismo e fatto immediatamente proprio dalle classi dirigenti della democrazia repubblicana.

Per l’altro verso dall’intreccio tra la constatazione dell’incapacità del capitalismo familiare italiano di essere all’altezza del proprio ruolo, con la necessità dell’intervento diretto dello stato per sopperire alle carenze dei privati, aiutandoli a far marciare un’economia altrimenti destinata alla paralisi. Come si risolsero le nazionalizzazioni ed il gigantesco sistema delle partecipazioni statali? Con la creazione di un elefantiaco apparato burocratico divenuto ben presto improduttivo e con l’applicazione generalizzata della regola non scritta secondo cui il capitalismo familiare italiano aveva libera facoltà di socializzare le perdite sulle spalle di tutti i cittadini e di privatizzare i profitti destinandone una percentuale alle tangenti di ringraziamento per le forze politiche.

Quale è stata, invece, la caratteristica principale della cosiddetta Seconda Repubblica e che ha portato alla liquidazione della vecchia classe politica ad all'avvento del bipolarismo imperfetto? Anche in questo caso la risposta è immediata. Come la Prima Repubblica si caratterizzò con le nazionalizzazioni, la Seconda è contrassegnata dalle privatizzazioni. Cioè da un indirizzo esattamente contrario a quello seguito dal periodo precedente. Con risultati, però, perfettamente identici a quelli della fase precedente. Nel senso che ancora una volta le perdite vengono socializzate e scaricate sulle spalle dei cittadini e dei risparmiatori ed i profitti rimangono rigorosamente nelle tasche di quella casta imprenditoriale che ha sostituito le “grandi famiglie” del capitalismo italiano con il sostegno dei gruppi politici dominanti.

Il libro di Davide Giacalone “Razza corsara” è la storia mai raccontata e fino ad ora accuratamente occultata di una delle pagine più significative della Seconda Repubblica, quella della “madre” di tutte le privatizzazioni, cioè della Telecom. Ma non è solo un libro di denuncia degli aspetti più scandalosi di una vicenda che nessuno si azzarda a raccontare non solo per paura delle reazioni degli implicati ma anche per semplice ed ottuso conformismo nei confronti dei nuovi “padrini del vapore”.

E’ soprattutto un libro di analisi della grande occasione mancata dalla cosiddetta Seconda Repubblica con la rinuncia ad operare un grande cambiamento nei rapporti tra il pubblico ed il privato, lo stato ed il capitalismo nazionale e con la solita applicazione della legge del Gattopardo che impone di cambiare tutto per non modificare assolutamente niente. Nel suo libro, Giacalone ripercorre le varie tappe della privatizzazione Telecom passando da Colaninno a Tronchetti Provera e non dimenticando di sottolineare che tutto avviene durante i governi dell'Ulivo ed, in particolare, della merchant bank di Palazzo Chigi della presidenza D'Alema.

I nomi, le cifre, le rivelazioni sugli aspetti meno conosciuti di questa incredibile pagina (in particolare quelli relativi a Telecom Brasile) forniscono un quadro fin troppo eloquente e significativo dell’occasione gettata al vento di rinnovare l’economia italiana e delle responsabilità di chi ha voluto perpetuare, in condizioni diverse, gli errori e le nefandezze del passato. Al punto di augurarsi che la commissione Telecom-Serbia decida di chiamarsi Telecom e basta ed allarghi il proprio campo d’indagine all’intera storia della madre di tutte le false privatizzazioni. Ovviamente in difesa dei cittadini e dei risparmiatori.


L'Opinione del 15 giugno 2004