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Inserito il 5-10-2004  
Chi paga le ONG
di Maurizio Stefanini


Ai volontari pacifisti anche i soldi del governo dell'odiato Berlusconi

Chi paga il lavoro delle Ong (organizzazioni non governative) impe­gnate sul fronte della cooperazione allo sviluppo? Che il groviglio sia a volte complicato da dipanare lo dimo­stra anche l'ultima polemica che ha contrapposto pro­prio l'Associazione delle Ong italiane a "Un ponte per...", l'organizza­zione delle "due Simone".

Il 29 settembre Sergio Marelli, pre­sidente dell'Associazione delle Ong, per protestare contro «il ventilato taglio di 250 milioni di euro ai fondi della coopera­zione allo sviluppo» annunciato dalla legge finanziaria, ha infatti diramato un comunicato in cui ha paventato «la conse­guente paralisi di tutti i progetti delle Ong, compresi natural­mente quelli attualmente in svolgimento in Iraq».

Presa di posizione che, al di là di tutto, rappresenterebbe di per sé un'ammissione che taglia da subito la testa al toro: senza i soldi del contribuente, le Ong non sono in grado di fare nien­te.

Il giorno dopo, però, le ong Terre des hommes Italia, Ics, Movimondo e, appunto, "Un ponte per..." hanno risposto con un controcomunicato, in cui hanno precisato che i loro progetti in Iraq non sono fi­nanziati dalla Cooperazione Italiana. «Le Ong italiane che operano in favore della popo­lazione irachena hanno sempre rifiutato i soldi del ministero degli Esteri italiano, e conti­nueranno a farlo finché il con­tingente militare rimarrà in Iraq».

Per la verità, spulciando le relazioni della direzione ge­nerale per la cooperazione allo sviluppo, organismo dipen­dente dalla Farnesina, risulte­rebbe che nel 2002 - quando già era in carica il "satana" Berlusconi - proprio "Un ponte per..." beneficiò di un contri­buto di 14.874 euro per il pro­getto, socio-sanitario "Sindbad", allestito nell'area della città irachena di Bassora.

Peraltro, quello di rifiutare i soldi del governo italiano (al­meno a parole), non significa rifiutare in toto i soldi dei contribuenti italiani e finanziarsi inte­gralmente da soli. Come è stato am­piamente riferito dalla stampa, il progetto Farah che le " due Simone" stavano svolgendo a Bagdad nel momento in cui erano state rapite, era in cooperazione con l'Unicef. E dove prende l'Unicef il grosso dei suoi soldi, gala benefici a parte, se non nello stesso modo in cui li prendono le altre agenzie Onu e l'Onu stessa?

Dunque, coi contributi dei Paesi membri in rapporto al loro Pil, posizione per cui l'Italia è in pianta stabile al sesto posto tra i maggiori pa­gatori. E dunque, sempre soldi dei contribuenti sono, sia pur arrivati per un altro giro.

Lo stesso discorso può farsi per i soldi che arrivano dall'U­nione Europea, o attraverso gli enti locali. "Un Ponte per...", in particolare, iniziò col metodo della raccolta di fondi tra priva­ti. Ma poi il grosso del lavoro che ha fatto in Iraq, sia nel campo della sanità che della depu­razione delle acque e dell'educazione, è stato grazie al fonda­mentale apporto di Regioni, Province e Comuni (hanno tra gli altri versato soldi all'orga­nizzazione anche il Comune di Milano, la Provincia di Trento, la Regione Trentino Alto Adige). E, so­prattutto, della Mezza Luna Rossa Irachena - che di­pende dai governi al potere a Bagdad, siano essi quello di Saddam o quello Usa -, di alcune agenzie dell'Onu e dell'Unione Europea.

Nel 2000, per dirne una, l'Ue aveva stanziato per le ong impegnate nel pianeta un totale di 200 milioni di Euro: 140 per azioni in favore dei Paesi in via di sviluppo; 10 relative ad azioni di sensibilizzazione in Europa; 40 di "donazioni globali", un accor­do quadro riservato alle Ong con maggior curriculum di fi­nanziamenti ottenuti; gli ulti­mi 10 per progetti speciali a fa­vore di Mozambico e di Cuba: l'uno vittima di catastrofi naturali, l'altro evidentemente ritenuto meritevole di particolare benevolenza per promuoverne un'evoluzione democratica.

Al contrario, Fidel Castro ha colto la prima occasione per stringere i freni, e quando l'Ue ha protestato ha risposto a male parole. Non ha detto di voler rinunciare agli aiuti prove­nienti dall'Europa, però. Si è limitato a spiegare che non sono più accetti i progetti europei, ma a Cuba sono sempre benvenute "amministrazioni locali e ong private". Ap­punto, i soldi dei contribuenti arri­vano lo stesso, ma anche in questo caso attraverso qualche stanzia­mento di Regione, Provincia o Comune la cui maggioranza di­pende da uno due consiglieri filo-castristi, e che dunque non pongono condizioni 'democratiche".


Da Libero del 3 Ottobre 2004