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Inserito il 23-10-2004  
Il coraggio e la passione
di Anna Bono


"La rabbia e l'orgoglio" e poi ? Troviamo piuttosto il coraggio e la passione di immaginare e costruire la società come vorremmo che fosse e come potrebbe essere, invece di rammaricarci dei suoi cambiamenti...

Premiare con il Nobel per la Pace una persona che ha pensato di piantare alberi attorno alle città africane per usarli come legna da ardere, invece di battersi per un'energia più pulita e sicura: è un segno, anche questo, del tramonto di una società che ormai sembra solo capace, al suo meglio, di provare rabbia e orgoglio; e, se no, si abbandona all'accidia, vantando nichilismo, relativismo e pensiero debole come se fossero traguardi supremi dell'umanità. Allora nelle scelte individuali e collettive prevalgono obiettivi minimi, azioni tattiche e mai strategiche, atteggiamenti regressivi: e la sicurezza diventa più preziosa della libertà.

Una caratteristica di questa umanità demoralizzata e depressa è l'inerzia intellettuale, e anche morale, che induce a rinunciare alla fantasia, alla creatività e all'inventiva applicate allo studio della società, a rifugiarsi, in luogo, nella facile risorsa di modelli immaginari: degli "altrove", nel tempo e nello spazio, idealizzati («i nostri nonni vivevano meglio di noi», «in fondo, si vive meglio in Africa»).

È certo più difficile guardare all'esistente (una realtà più complessa e contraddittoria di quanto vorremmo) con fermezza, e anche con fierezza, ed elaborare nuovi schemi concettuali, nuovi progetti, con il coraggio, la passione e l'onestà intellettuale che caratterizzano, in tutte le epoche, coloro che offrono un contributo effettivo al progresso umano sforzandosi di immaginare e di costruire la società come vorrebbero che fosse e come potrebbe essere, piuttosto di rammaricarsi dei suoi cambiamenti.

Così, invece, pretendendo di escludere il rischio dall'esistenza umana, si formula il "principio di precauzione", che chiede alla scienza impossibili certezze e soluzioni perfette; e si pensano piani di "pace preventiva" da realizzare mediante lo "sviluppo sostenibile", che consiste nel fermare la crescita demografica nei paesi poveri e la crescita economica in quelli ricchi, e l'"equa ridistribuzione delle risorse", che promette lo stesso standard di vita a tutta l'umanità grazie all'infinita capacità produttiva dei paesi liberi.

Ma occorre domandarsi che cosa succederebbe se in quei paesi liberi prevalessero le esigenze di coloro che intendono la libertà come assenza di responsabilità e l'uguaglianza come uniformità.

Benché tutti gli uomini, in quanto tali, agiscano talvolta come individui, il riconoscimento di una sfera sovrana di azione individuale - sociale, politica e culturale - è una nozione esclusivamente occidentale dalla quale dipende l'esistenza di istituzioni economiche e politiche che garantiscono libertà in senso astratto e concreto alle persone e, così facendo, favoriscono la curiosità, l'iniziativa e l'intraprendenza del singolo, elementi che le società prive di governi e mercati liberi reprimono. Da ciò derivano straordinari incentivi all'indagine indipendente, al metodo scientifico, alla libera ricerca e al modo di produzione capitalistico e prodigiosi stimoli alle doti individuali - intellettuali, morali e fisiche - che consentono a ciascuno di dare il meglio di sé.

Che ne sarebbe dell'umanità se tutto ciò venisse meno ?


Dal sito www.ragionpolitica.it