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Inserito il 31-10-2004  
L'impronta ecologica
di Anna Bono


Non varrebbe neanche la pena di parlarne, scientificamente non sta in piedi: la teoria dell'impronta ecologica è uno dei tanti prodotti della scienza di comodo, al servizio dell'ideologia ecocatastrofista antioccidentale che nelle sue forme estreme - "l'uomo è il cancro del pianeta" - condanna l'umanità intera e ne vorrebbe l'estinzione per restituire a Gaia, la madre Terra, la sua intatta natura.

L'"impronta ecologica", inventata a metà degli anni Novanta da Mathis Wackernagel e William E. Rees, sarebbe il segno - misurato in "quantità di natura consumata" - che ciascuno di noi, dalla nascita alla morte, imprime sulla terra: mangiando, lavorando, scaldandosi, viaggiando...

Secondo i calcoli effettuati sulla base di un'equazione messa a punto dai due ecologisti, lo stile di vita occidentale e la sovrappopolazione hanno reso da tempo "l'impronta umana" insostenibile e per questo il nostro pianeta è destinato a trasformarsi in una roccia sterile.

Perché ciò non avvenga, i rimedi necessari sono la denatalità e la "decrescita" produttiva.

Non varrebbe neanche la pena di parlarne, si diceva, ma in questi giorni è in Italia, ospite della Rete Lilliput, Mathis Wackernagel, con la missione di proporre percorsi di "consapevolezza della propria impronta ecologica" e insegnare criteri standardizzati per il calcolo dell'impronta ecologica su scala locale (a quanto pare con stime addirittura individuali, dal momento che è possibile, andando per esempio alla pagina del sito internet del WWF Italia , calcolare la propria personale "impronta" semplicemente rispondendo ad alcune domande).

Wackernagel, fondatore della Global Footprint Network, un'organizzazione che si propone l'obiettivo di ridurre l'impatto antropico sulla terra e della quale fa parte anche il nuovo premio Nobel per la Pace, Wangari Maathai, porta con sé l'edizione 2004 del Living Planet Report, il rapporto biennale del WWF che, come in tutte le edizioni precedenti, annuncia catastrofi in atto e imminenti: «l'uomo dilapida il patrimonio naturale più rapidamente di quanto si possa rigenerare. Utilizza infatti annualmente il 20% in più delle risorse naturali che la terra può produrre; dando così fondo progressivamente anche alle risorse che madre natura faticosamente e lentamente "accantona". Un vero e proprio "debito ecologico" dal quale non è facile "rientrare"».

Che si tratti di affermazioni non dimostrate e di previsioni finora smentite dai fatti non turba gli organizzatori della tournée di Wackernagel, proprio come a nulla servono, per indurre gli ecocatastrofisti a riconsiderare il rischio demografico, i dati elaborati dalle Nazioni Unite che, da anni, indicano ovunque costanti flessioni nella crescita demografica e prevedono entro la metà del secolo un indice globale di fecondità pari a 1,85 figli per donna.

E fossero soltanto loro ad entusiasmarsi per l'impronta ecologica: a Savona, Wackernagel ha partecipato al Festival della Scienza; a Catania ha tenuto una conferenza presso l'Ente di sviluppo agricolo, introdotta dall'assessore all'ambiente del comune di Catania, e un'altra presso la Facoltà di Scienze MM. FF. NN, dove è stato presentato dal direttore del Dipartimento di Biologia Animale e dal docente di Ecologia Applicata; a Palermo ha parlato nella Sala delle Capriate dell'Università degli Studi e a Roma presso la Biblioteca del CNEL.


Dal sito www.ragionpolitica.it