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Inserito il 31-10-2004  
Desiderio e realtà
Intervista della FAZ a Marcello Pera Presidente del Senato.


Da un'intervista concessa al Frankfurter Allgemeine Zeitung dal Presidente del Senato Marcello Pera, in occasione della firma del Trattato europeo a Roma.

Alla vigilia della firma del Trattato costituzionale europeo, il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha dedicato al Presidente del Senato Marcello Pera un ritratto-intervista intitolato "Desiderio e realtà", nel quale Pera esprime i suoi timori sulla incapacita’ "identitaria" delle istituzioni europee.

Ciò che preoccupa Pera è che manca la volontà di affrontare la questione, sia sul piano politico che su quello intellettuale. "Forse abbiamo perso la fiducia che i nostri valori meritano di essere difesi". Gli europei, secondo Pera, sembrano aver perso la loro identità; se viene affermata una identità europea non e’ in positivo. "Anche se ’noi’ ci distinguiamo dall’America, spesso sotto forma di critiche di natura morale, politica o sociale, rimane comunque la questione: ’qual e’ la nostra vera identità?’. La nostra origine, la nostra eredità giudaico-cristiana l’abbiamo dimenticata, non abbiamo nemmeno avuto la forza di nominarla nella Costituzione europea. La differenziazione nei confronti dell’America resta comunque in negativo e non si presta a darci la sicurezza e la forza per difendere il nostro sistema di valori".

Secondo Pera questa mancanza, rassegnata e rivelatrice di un’indifferenza morale, è presente nel rifiuto da parte di molti governi europei di partecipare alla stabilizzazione dell’Iraq. "Gli Stati Uniti sono stati messi ripetutamente alla gogna dell’unilateralismo. La Risoluzione Onu 1546 ha chiesto però alla comunità internazionale di contribuire alla ricostruzione, alla preparazione delle elezioni e di garantire la sicurezza. E cos’e’ successo? Nulla. I multilateralisti, autoproclamatasi tali, finora sono rimasti in larga misura inattivi, anche se esiste il progetto di stabilizzazione dell’Iraq in un quadro multilaterale. Dopo aver tanto invocato l’ONU, l’Europa non ha fatto un passo quando l’ONU si e’ finalmente mossa".

Secondo Pera, "la questione irachena, per i terroristi, è il fronte della guerra santa. Per noi in Occidente e’ il fronte della resistenza contro la guerra santa. Essere sconfitti su questo fronte significherebbe abbandonare un paese al fondamentalismo, esporre il popolo iracheno a una dittatura teocratica, destabilizzare un’intera regione e inasprire il conflitto israelo-palestinese. Nelle elezioni americane il terrorismo transnazionale e i metodi per contrastarlo giocano un ruolo centrale. Il presidente Bush definisce questo contrasto come ’guerra’ contro l’islamismo militarizzato e totalitario; lo sfidante, il senatore Kerry, ha un atteggiamento più differenziato e meno bellicoso, ma è anch’egli convinto della pericolosità degli avversari. In Europa, invece, di norma si preferisce parlare di ’lotta’ contro il terrorismo; per i più parlare di ’guerra’ sembra in un certo qual modo spiacevole o sospetto, o comunque non appropriato".

Pera afferma di aver percepito in Europa, dopo l’11 settembre, una ’sindrome di Monaco’, vale a dire "l’effetto sedativo, in ambito politico, di una mentalità di appeasement: è singolare evitare il termine guerra quando i terroristi e la propaganda promossa dagli ambienti islamisti non mancano un’occasione per parlare di ’guerra santa’. E’ evidente che una guerra c’è, che lo si voglia o meno, e a prescindere dalle definizioni".

Il dibattito di fondo, al quale Pera invita, non viene condotto ne’ nelle istituzioni europee ne’ nei circoli intellettuali. "Gli europei dovrebbero guardare finalmente in faccia alla realtà e dovrebbero dare una risposta ferma. Pur non intendendo amplificare politicamente l’idea di Huntington sullo ’scontro tra le civiltà’ – semmai il contrario – sono colto anche su questo da un sentimento di perplessità politica. C’e’ una reticenza culturale a parlare di guerra e vi sono sempre meno mezzi militari per condurre una simile guerra - se il conflitto di cui stiamo parlando venisse effettivamente chiamato così".


Dal sito www.forzaitalia.it