Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Società e cultura
Commenta l'articolo
Inserito il 17-2-2006  
Come si scioglie un Pacs? Con il ripudio
di Anna Bono


C'è il rischio che l'Italia adotti l'istituzione del ripudio: non per le pressioni degli immigrati africani e asiatici che lo praticano per tradizione, ma a causa del Patto Civile di Solidarietà, la disciplina delle unioni di fatto che nelle intenzioni vorrebbe riconoscere dignità e garanzie sociali alle coppie non sposate e agli individui che le compongono. Il dizionario della lingua italiana Treccani definisce ripudio la «dichiarazione che un coniuge (il marito) fa all'altro coniuge, con o senza formalità, di voler rompere il vincolo coniugale: è una forma di divorzio unilaterale».

Ed è proprio questa possibilità di scioglimento dei Pacs che troviamo contemplata, ad esempio, nel progetto di Disciplina delle unioni di fatto depositato presso la Regione Umbria da Ds, Sdi, Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani.

La loro proposta di legge equipara una coppia di fatto a un nucleo familiare - per quanto riguarda la possibilità di ottenere mutui ad interesse agevolato, l'acquisto di immobili, l'inserimento nelle graduatorie per l'edilizia popolare, il lavoro e la previdenza sociale, le «facilitazioni, i contributi e le modalità di accesso ai servizi socio-educativi, socio-sanitari e formativi», le norme penali e di successione - a condizione che i partners sottoscrivano un accordo alla presenza di due testimoni e davanti a un sindaco.

È previsto quindi che il patto venga registrato nel registro comunale di stato civile. Invece, come ha evidenziato in un articolo pubblicato l'8 febbraio sul quotidiano Avvenire Assuntina Morresi, «per sciogliere l'unione le pratiche sono più sbrigative: "L'unione di fatto è sciolta anche per volontà di un solo contraente". Si viene convocati entro tre mesi dalla richiesta anche di uno solo dei due - "un periodo di tempo sufficientemente significativo" secondo i proponenti la legge - e davanti a un ufficiale di stato civile, senza testimoni stavolta, è sufficiente che si presenti, di nuovo, anche solo uno dei due per dichiarare la propria decisione. L'unione è sciolta. Un divorzio breve per un quasi matrimonio».

Chiunque conosca le infinite sofferenze morali e materiali provocate dall'istituzione del ripudio alle donne che vi devono sottostare non può che sobbalzare di fronte a una proposta del genere. Né vale obiettare, ovviamente, che nel caso italiano anche il partner donna potrebbe avvalersi della norma: bella conquista di pari opportunità sarebbe quella di poter cancellare così, a prescindere dal sesso, un legame affettivo e sociale consolidato.

Osserva ancora Morresi nell'articolo citato: «Se veramente, come dichiarato nell'introduzione alla proposta di legge, con queste disposizioni si volesse offrire aiuto agli anziani "che, per ragioni pure economiche e di solitudine, decidono di abitare insieme", non si capisce perché la possibilità sia offerta solo a coppie e non anche a nuclei di tre o quattro persone».

Viene in mente che se piacesse l'idea di estendere a più persone il diritto di stipulare Pacs - e perché no, in effetti? - si andrebbe forse anche alla regolamentazione e quindi alla legittimazione della poligamia, presumibilmente ammettendo entrambe le sue modalità: poliginica (un uomo e più donne «uniti di fatto») e poliandrica (una donna e più uomini).

Inspiegabilmente le femministe italiane non sembrano per il momento turbate da simili prospettive. Saranno forse le donne islamiche immigrate a insorgere, loro che fuggono in Occidente anche per sottrarre se stesse e i propri figli a queste istituzioni?


Dal sito www.ragionpolitica.it