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Inserito il 6-1-2006  
Malaria e rughe: la MISNA inizia il 2006 attaccando l'Occidente
di Anna Bono


Hanno appena finito - forse - di scannarsi e già danno all'Occidente lezioni di fratellanza. Succede in Burundi, il tormentato stato dell'Africa orientale in cui la guerra tra le etnie Tutsi e Hutu ha causato più di 300 mila vittime soltanto dal 1993 a oggi, senza contare lo stillicidio di perdite umane dei decenni precedenti.

Orbene, l'agenzia stampa burundese Net Press ha da poco pubblicato un editoriale frutto, a quanto pare, di una piccola indagine: «nel momento in cui un po' ovunque nel mondo ci si scambiano auguri di serenità, prosperità e fratellanza tra i popoli - si legge nell'articolo - siamo andati a curiosare qua e là per vedere quanto questa fratellanza è ancora lontana dalle preoccupazioni degli occidentali».

Ecco il risultato: «i paesi occidentali, con gli Stati Uniti in testa, spendono 10-15 volte in più nella ricerca per la calvizie e le rughe che per l'aiuto a sconfiggere malattie tropicali come la malaria»; «gli americani spendono circa 30 miliardi di Dollari all'anno per i loro animali domestici, quei cani e gatti che occupano un posto di primo piano nel cuore del loro connazionale George W. Bush».

Ed ecco la conclusione: «nel momento in cui i dannati della terra muoiono di fame, di malattie, di povertà, la prima preoccupazione dei Paesi ricchi, dopo aver vinto quasi tutte le loro malattie, rimane la preoccupazione di come "lei" possa piacere a "lui" e viceversa».

Verrebbe voglia di rispondere alla Net Press che, se non avessero passato secoli a combattersi, anche Tutsi e Hutu avrebbero potuto lottare con successo contro la malaria come, per esempio, abbiamo fatto noi italiani.

Ci sarebbe anche da dire che noi occidentali abbiamo il diritto di disporre a nostra discrezione delle risorse che ci procuriamo lavorando duramente e che peraltro usiamo a beneficio del prossimo con sorprendente generosità, destinando ogni anno miliardi di Dollari alla realizzazione di progetti di cooperazione allo sviluppo e di assistenza alla povertà.

Si potrebbe persino ricordare agli autori dell'editoriale che i «dannati della terra» sono debitori all'Occidente degli stessi concetti di parità e dignità personale in nome dei quali ci accusano di dar troppa importanza al nostro aspetto fisico mentre una parte del pianeta ancora muore di malaria.

Infine, li si potrebbe invitare a fare piuttosto i conti in tasca ai loro leader politici che saccheggiano ostentatamente le ricchezze nazionali incuranti della miseria che li circonda: le piccole spese quotidiane di certe first lady africane fanno sembrare al confronto delle Cenerentole la signora Franca, moglie del presidente della repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, e la signora Laura Bush, consorte dell'uomo più potente del mondo.

Ma tutte queste obiezioni, e altre ancora, oltre che alla Net Press vanno rivolte prima di tutto all'agenzia d'informazioni italiana on line MISNA, Missionary International Service News Agency che, prestandosi a fare da cassa di risonanza a simili accuse, in data 2 gennaio riportava brani del suddetto editoriale intitolando il lancio d'agenzia Le rughe e la malaria, «strane» priorità dell'Occidente.

Non è una novità: MISNA sembra essersi data, fin dalla nascita, la missione di convogliare sull'Occidente tutto il risentimento, l'odio e il disprezzo possibili incolpandolo di ogni e qualsiasi dolore, ingiustizia e pena che affliggono l'umanità. Eppure proprio i missionari, quindi anche chi ne è portavoce, conoscono bene e più di chiunque altro l'infinita disponibilità del popolo italiano dalle cui offerte dipende, da sempre, il buon esito di tanto del loro lavoro di evangelizzazione e di soccorso ai poveri in tutti i continenti.

Invece, e per quanto il suo impegno dichiarato sia «dar voce a chi non ha voce», vale a dire ai poveri del cosiddetto «sud del pianeta», non succede mai che MISNA si faccia strumento per farci pervenire i sentimenti di gratitudine di coloro che aiutiamo. È come se tutto fosse dovuto e non meritasse un grazie, una benedizione, un qualsiasi segno di riconoscenza.


Dal sito www.ragionpolitica.it