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Inserito il 6-1-2006  
Bruxelles dichiara guerra all’obiezione di coscienza per l’aborto


La Slovacchia cerca un concordato con la Chiesa cattolica. L’Unione europea minaccia il nuovo stato membro.

L’Unione europea ha dichiarato guerra all’obiezione di coscienza che la Slovacchia intende accordare ai medici cattolici sull’aborto. Bruxelles giudica lesivo verso l’Unione l’accordo che Bratislava è in procinto di stringere con il Vaticano e di cui si parla dal 2003.

Il “concordato” slovacco garantirebbe il sostegno finanziario alla Chiesa cattolica e l’obiezione di coscienza sulle interruzioni di gravidanza.

Secondo il Network of Indipendent Experts on Fundamental Rights dell’Unione europea i medici dovrebbero essere obbligati a praticare aborti e fecondazioni artificiali. La Chiesa con l’accordo otterrebbe che agli ospedali cattolici venga accordato il diritto di rifiutarsi di praticare non solo aborti, ma fecondazioni in vitro, sterilizzazioni, clonazione e manipolazione degli embrioni.

Secondo Michaela Moravãíková, che dirige a Bratislava un centro studi sulla religione, “gli slovacchi hanno un’attitudine più positiva verso la Chiesa di tutti gli altri stati europei. L’entrata nell’Ue della Slovacchia avrà un impatto nella discussione sulla libertà religiosa e il ruolo della Chiesa nella società”. A luglio Anna Zaborska, fra le principali sostenitrici dell’accordo con la Chiesa, era stata eletta al Parlamento europeo.

La femminista Olga Pietruchova non crede al mito della Slovacchia ipercattolica. “E’ solo una questione politica. Le persone la domenica vanno allo shopping center, più che in chiesa”.

Se il numero degli aborti in Slovacchia è calato drasticamente da 50.000 nel 1988 a 16.000 nel 2001, lo si deve in gran parte alla sensibilizzazione suscitata dall’articolo 15 della nuova Costituzione post-comunista, che garantisce il diritto alla vita e specifica che questa “è degna di essere protetta anche prima della nascita. La vita umana ha un diritto dal concepimento”.

Il Network di Bruxelles ha replicato che “c’è il rischio che il riconoscimento di un diritto all’obiezione di coscienza renda impossibile per le donne ricevere questo trattamento”. Un anno fa la Corte europea dei diritti umani si era rifiutata di accogliere un caso sui diritti del non nato.

Mária Sabolová, parlamentare slovacca dei cristiano democratici, dice che “per noi eliminare un feto equivale all’omicidio”. “Gli europei si stanno svegliando”, commenta da Bruxelles l’antiabortista Emilia Klepacka. “I giovani sono sempre più affascinati dal concetto di dignità umana. Molte persone sono preoccupate del fatto che il continente sta morendo e che ci sono sempre meno persone in età lavorativa. Stanno iniziando a riconsiderare il loro approccio alla famiglia”.

Viviamo in un mondo crudele…

Nell’ottobre scorso la Swedish Association for Sexuality Education, la principale organizzazione abortista di Stoccolma, aveva sponsorizzato a Bruxelles l’incontro “Aborto - Farne un diritto per tutte le donne”.

Ha fatto da apripista all’attacco contro la Slovacchia, contro la quale si vorrebbe garantire un “diritto europeo all’aborto” e sottrarre la materia ai singoli stati membri. I socialisti spagnoli hanno lusingato il pubblico su “come la Spagna ha successo nel combattere le potenze della conservazione”. Un medico di Malta, Emmanuel Bezzina, ha detto che “viviamo in un mondo crudele. Il nostro primo ministro flirta con la Chiesa cattolica”.

L’inglese Sarah Ludford ha spiegato come intendono fare a sottrarre l’aborto alla competenza nazionale, altrimenti “saremmo complici che le vite delle donne vengano minacciate o distrutte a causa di un’eccessiva deferenza alla nozione di sussidiarietà”. La belga Anne van Lanker ha infine spiegato che sull’accordo slovacco con il Vaticano “abbiamo fatto quello che dovevamo fare. E’ un’infrazione delle leggi europee”.

A ottobre il Parlamento europeo aveva adottato la risoluzione “Donne e religione in Europa”, in cui si raccomandavano gli stati membri a “che le donne non siano soggette alle politiche e alle leggi religiose sull’aborto”. La risoluzione denunciava “la cultura patriarcale che eleva il ruolo di moglie e madre a ideale”.

Marek Drab è uno dei medici protagonisti del movimento a favore dell’obiezione di coscienza: “Quando ho iniziato a lavorare ho scoperto che mettere in pratica i principi cristiani e agire secondo la mia coscienza per me significava una guerra. Mi sono rifiutato di procurare aborti e il risultato è stato che mi hanno costretto non solo a lasciare l’ospedale dove lavoravo per andare in un altro ospedale, ma anche a lasciare la ginecologia come sola possibilità di continuare a esercitare la professione medica”.

Il cristiano-democratico Pavol Minárik dice che “cospirazione è parola forte, ma l’aria non è piacevole per la Chiesa cattolica”.


Da Il Foglio del 6 gennaio 2006