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Inserito il 7-1-2006  
Neanche la Fiat può avere una banca. Figuriamoci le coop
di Francesco Forte


"Abbiamo una banca", «Avete una banca». Queste due frasi dette da Fassino nei colloqui con Consorte allora presidente di Unipol, ora indagato per vari reati, assieme ad Unipol medesima, non pongono solo una questione morale. Pongono anche questioni economiche e legali.

La frase «abbiamo una banca», la si liquida sostenendo che si tratta d'un caso di mescolanza fra affari e politica, analogo a quello di Silvio Berlusconi, che ha svariate imprese. Ma, dal punto di vista legale, si tratta di cose ben diverse.

Da un lato ci sono i problemi personali di conflitti di interesse di leader politici, come Berlusconi o il presidente rosso (e moralista) della Regione Sardegna Renato Soru, proprietario di Tiscali. Dall'altro troviamo i conflitti di interesse di un partito, che ambisce a prendere una grande banca.

Ora non si può vietare agli imprenditori di fare politica. Si può però fare una legge sui conflitti di interesse, come quella che è stata (tardivamente) introdotta in Italia. In base ad essa ora l'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato sta indagando su una recente legge di agevolazioni ai decoder, che avrebbe favorito un business del fratello del premier Berlusconi.

Ma nel caso di un legame organico fra una banca e un partito non si può applicare tale legge, perché questo non è un conflitto di interessi personale. E non e 'è alcuna ragione per cui i partiti politici, che non sono imprenditori, debbano poter dire «abbiamo una banca».

Ci si domanderà, allora perché sul Monte dei Paschi di Siena c 'è la bandiera Ds. La risposta è che questa anomalia si basa su una legge, che lo consente. Si tratta della legge Amato del 1990 per cui le banche che erano pubbliche sono state assegnate a Fondazioni (anomale) che appartengono agli enti locali. E Mps appartiene agli enti locali di Siena che sono a maggioranza Ds, per volontà degli elettori.

Questa anomalia si risolverebbe stabilendo per legge che le Fondazioni bancarie non possono avere partecipazioni qualificate nelle banche né direttamente, né indirettamente. Penso che in caso di vittoria delle sinistre nelle elezioni tale nuova legge non vedrà la luce, perché sono molte le Fondazioni controllate da enti locali rossi o vicini alla Margherita, che controllano grandi banche.

Lo si è potuto constatare alle primarie dell'Ulivo in cui grandi banchieri italiani si sono messi in coda per votare Prodi. L'indice italiano di libertà economica è danneggiato da questi legami istituzionali fra politica ed economia, che riguardano essenzialmente la sinistra: e sono stati coltivati, in vivaio, per il traghetto alla cosiddetta seconda Repubblica.

Ora l'altra questione, quella della frase «Voi avete una banca».

Il «voi» si riferisce a Unipol, controllata, tramite due scatole cinesi: la società Finsoe che ha il 50,2% di Unipol e Holmo che ha il 51 % di Finsoe, in cui le grandi coop della Lega hanno l'80%, mentre l'altro venti fa capo ancora a Unipol.

Il Testo Unico Bancario del '93 stabilisce che i soggetti che svolgono in misura rilevante attività d'impresa in settori non bancari né finanziari non possono essere autorizzati ad acquisire partecipazioni nelle banche superiori al 15%. L'ex governatore Fazio riteneva che questa regola non s'applicasse a Unipol, in quanto impresa assicurativa.

Ma Unipol appartiene a cooperative commerciali e di costruzioni, che svolgono attività di impresa in settori non finanziari. Autorizzando Unipol a prendere una banca si attizzerebbe un colossale conflitto di interessi fra coop come proprietarie e come clienti privilegiati della banca che esse controllassero.

Contrariamente a quanto ha affermato Fassino, non è affatto ovvio che le cooperative possano avere una grande banca, «come ogni altra impresa di mercato», perché nemmeno Fiat o Pirelli possono controllare una banca aperta al pubblico.


Da Libero del 6 gennaio 2006