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Inserito il 8-1-2006  
Richiesta di impeachment di Romano Prodi
di Paolo Guzzanti


Tema: può un uomo come il professor Romano Prodi che "corre per primo ministro" (si direbbe in inglese) non passare sotto le forche caudine delle gravi accuse che lo riguardano ?

Quando pongo questa domanda, riferendomi a quell'oggetto significativamente ignorato dalla grande stampa che è la Commissione Mitrokhin, ricevo da sinistra risposte sprezzanti: "Ma questa è campagna elettorale !", come se indicare responsabilità reali dei candidati agli elettori fosse giocare sporco anziché fare pulizia al servizio degli elettori.

Antefatto: chi scrive è anche presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin, cioè su un episodio losco della nostra repubblica, consistente nel fatto che una rete di protezioni, complicità e omertà (come per la mafia) ha nascosto e dunque reso inservibili le gravi informazioni fornite dal governo inglese a quello italiano fra il 1995 e il 1998 circa una grande rete di agenti di influenza, diplomatici, politici, giornalisti, fornite da un archivista del Kgb nel 1992 quando già non esistevano più l'Unione Sovietica, il Pcus e il Patto di Varsavia.

Malgrado l'avvenuta scomparsa dell'ex impero comunista, a quella rete in Italia è stata garantita impunità e protezione con gravissime violazioni della legge che regola il controllo del governo sui servizi segreti (la 801 del 1977) e del codice penale. Perché ? come mai ? Un'idea ce l'abbiamo, e grave, ma se ne parlerà nella relazione al Parlamento.

Essendo la Commissione d'inchiesta alla fine dei lavori, ho compiuto intanto e personalmente un passo che ritengo doveroso nei confronti delle stesse leggi violate da altri: e cioè bussare alla porta del Procuratore capo della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara e consegnargli un dossier meticolosamente documentato, utile per decidere quali passi compiere, probabilmente trasmettendo l'intero caso al competente Tribunale dei ministri.

Non essendo io un giurista ho chiesto al consigliere Agostino Cordova (già estromesso da capo della Procura di Napoli a causa della sua ostinata competenza nel combattere camorra e malavita politica) di studiare la prima relazione della Commissione parlamentare già approvata e dunque pubblica, nonché tutti gli atti raccolti in tre anni di inchiesta.

Cordova ha lavorato duramente ed ha prodotto un documento eccezionale che, se l'Italia fosse una democrazia compiuta, avrebbe già scosso le fondamenta del Paese e provocato un grave allarme giornalistico.

I lettori possono immaginare, ad esempio, che cosa sarebbe accaduto in America se uno dei due candidati alla Casa Bianca avesse nell'armadio uno scheletro paragonabile a quello dell'equivoca e grottesca seduta spiritica con il piattino semovente grazie alla quale nel 1978 le Brigate Rosse, che interrogavano Aldo Moro prima di assassinarlo, seppero che la loro base era stata scoperta.

Lo seppero perché Prodi, guidato da fantasmi, aveva provocato una perlustrazione al paese di Gradoli paese, anziché nell'appartamento di via Gradoli a Roma.

Naturalmente sarà la magistratura a decidere se e che cosa fare di questa vicenda che già disgustò Leonardo Sciascia, membro della Commissione Moro presieduta da Luciano Violante il quale non poté non notare che Moro avrebbe potuto essere salvato.

Più tardi, diventato presidente del Consiglio, Prodi si comportò rispetto alla devastante questione della rete sovietica nello Stato italiano in maniera illegale e reticente favorendo l'impunità non di povere spie, ma di agenti capaci di manovrare la politica, l'economia e l'informazione. Dunque, a conti fatti, l'aspirante primo ministro ha nel 1978 messo sull'avviso le Brigate Rosse e diciotto anni più tardi ha di fatto protetto, calpestando la legge, l'infiltrazione sovietica nello Stato italiano.

Non è un po' troppo per non dire nulla ?

Negli Stati Uniti i candidati vengono messi in graticola se hanno mentito sull'amante e non perché abbiano un'amante, ma in base al principio secondo cui chi mente in privato mentirà anche in pubblico. Ricordare questi principi significa fare bassa macelleria elettorale? O non è piuttosto campagna occulta e torbida quella delle false indiscrezioni giudiziarie a orologeria ?

Nel caso di Prodi siamo per fortuna di fronte a fatti acclarati e pubblici, anche se oscurati da giornali e televisioni. E poiché nelle vere democrazie le campagne elettorali si fanno sui comportamenti e sulla revisione del passato dei candidati, desidero rendere noto di aver avviato prove alla mano l¹impeachment del professor Romano Prodi, aspirante premier.

Vedremo da adesso qual è lo stato di salute dell'informazione e della giustizia nella nostra democrazia.


Da Panorama.it