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Inserito il 5-12-2005  
Ditemi! Come si chiama quel martire israeliano...?
di Carmine Monaco


Ditemi! Come si chiama quell'eroe, quel martire israeliano che ha sacrificato la propria vita nel momento in cui, pienamente cosciente di quello che sarebbe successo di lì a pochi attimi, ha deciso di bloccare contro il muro quel terrorista criminale assassino palestinese?

Ditemi! Come era fatto il suo volto? Di che colore aveva gli occhi? Quali erano i suoi sogni, le sue necessità, i suoi ideali, le sue aspirazioni? Cosa aveva in programma di fare la sera? Ditemi! Cosa avremmo fatto noi al suo posto? Cosa aveva fatto di male, quel ragazzo, quell'«addetto alla sicurezza», per dover morire così?

Di quel criminale palestinese, invece, oggi tutti i TG hanno detto il nome e ne hanno mostrato le immagini, il volto inespressivo, lo sguardo ottuso e vuoto, mentre faceva la ruota come il più stupido dei pavoni, vestito come quei penosi sgangherati rivoluzionari della Repubblica di Bananas, armato di missile terra-aria mentre si apprestava a farsi saltare in aria con una cintura esplosiva.

Le sue aspirazioni? Uccidersi per uccidere più ebrei possibile. Ora è una terrorista realizzato. Ce n'è tanti anche qui da noi, in Europa. "Era un tipo tranquillo, aveva un lavoro!", così ha detto la sua straziata madre. Non se l'aspettava, la sua famiglia, e dev'essere vero. Facciano allora un gesto concreto di pace rimandando indietro l'assegno in petrodollari che certamente arriverà loro di qui a poco, quale ricompensa del sangue velenoso del proprio figlio, e di quello innocente di tante vittime israeliane.

Di quel ragazzo israeliano, non si sa invece neppure il nome. Anzi, non si sa neppure quello che ha fatto, che lo ha reso un eroe, un martire autentico. Un martire di cui nessuno ha sottolineato il nobile gesto, purtroppo ordinario in una terra dove la resistenza quotidiana al terrorismo è cosa ordinaria. Un eroe il cui gesto non ha impedito l'uccisione di altre vittime israeliane, perché la bomba era troppo potente, ma che è riuscito ad impedire che quella belva palestinese entrasse nel supermercato compiendo una strage più orrenda ancora.

Ora che è stato ucciso, assassinato, distrutto, nessun sindaco di Marano vuole intitolargli una strada? Nessun Diliberto, nessuna Morgantini vuole mandare un aiuto economico alla sua famiglia rimasta senza padre, senza fratello, senza figlio, senza marito? Nessun Javier Solana vuole incontrare questa famiglia invece che i leader di Hamas? Nessun Manifesto vuole ospitare le lettere disperate dei suoi amici che non lo vedranno mai più?

Nessun idiota di questa o quella parte vuole addossare la responsabilità di quest'ennesimo attentato alla politica di Ariel Sharon, recente o passata che sia? Nessun politologo vuole ulteriormente sostenere la necessità di "dialogare" con Hamas, Hizbollah e Jihad islamica? No, nessuno. Anzi, eccoli, sono tutti là che si stanno già preoccupando per la "inevitabile reazione" di Israele.

Fanno pena e rabbia. Dio, se ne fanno!