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Inserito il 16-12-2005  
Quei furbetti che si nascondono dietro le coop
di Francesco Forte


La conquista della Banca Na­zionale del Lavoro, mediante Opa (offerta pubblica di ac­quisto) da parte di Unipol, la star delle assicurazioni delle coope­rative rosse, si è di molto complicata dopo l'arresto di Giampiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca Popolare Italiana e le indagini per analoghi reati aperte sull'a.d. di Unipol Giovanni Consorte.

Ed è com­pletamente fuori luogo e fuori strada l'affermazione del segretario Ds , Piero Fassino, secondo cui il ritardo del­le autorità di vigilanza a dare il via li bera a questa Opa di Unipol sarebbe anche l'effetto di una campagna mediatica «volta a screditare l'Opa del mondo cooperativo su di una banca».

La scalata da parte di una assicura­zione cooperativa di una banca socie­tà per azioni non è un normale dirit­to, ma una autentica anomalia. E sba­glia l'onorevole Fassino quando affer­ma che «l'Unipol come qualsiasi im­presa che opera sul mercato ha diritto di perseguire una strategia di espansione della sua attivi­tà». Infatti, essendo una cooperativa, Unipol non è definibile come «una qualsiasi impresa che opera sul mercato».

Le società coope­rative, comprese le società cooperative per azioni, ap­partengono al cosiddetto "terzo settore", che si configura, come anello interme­dio, fra il settore pubblico e quello di mercato. Esse in­fatti sono enti mutualistici e non società con fine di lu­cro. E dovrebbero devolve­re una parte sostanziale de­gli utili a fini mutualistici.

In base a queste caratteri­stiche, godono di rilevanti benefici fiscali. Inoltre l'ac­quisto e la cessione di quote sociali delle società cooperative non avviene sul libero mercato: è soggetta all'ap­provazione del consiglio di amministrazione. Nessun socio può avere la maggio­ranza delle quote e ogni so­cio ha un voto. Dato ciò, le cooperative non sono scala­bili, quindi non sono soggette alle leggii del mercato. Ap­partengono a una sfera pro­tetta.

Pertanto il mondo cooperativo non ha affatto diritto a impadronirsi di banche o altre imprese, configurate come società per azioni, quotate in Borsa: perché ciò darebbe luogo al­la duplice anomalia dello scalatore non scalabile, che fa queste operazioni con i soldi che non dà al Fisco, cioè con i denari del contri­buente (che paga le tasse perlui).

Se la cooperativa che con­trolla una banca opera male e le sue azioni perdono di va­lore, non è possibile per il mercato punirlo, mediante acquisto del pacchetto di maggioranza. La legge ban­caria italiana stabilisce che l'autorizzazione a quote di maggioranza di banche va subordinata all'accerta­mento che chi ambisce a ta­le maggioranza deve garan­tire una sana e prudente gestione.

Non mi pare che una galassia cooperativa che non è sottoposta alle leggi del mercato dia tale garan­zia. E non vale sostenere che se la cooperativa acqui­sta la banca con una società per azioni, questo ragiona­mento non si applica. Infatti alla fine della catena c'è co­munque la cooperativa non scalabile.

Aggiungo, dal punto di vi­sta delle considerazioni di politica economica, cui sembra fare riferimento l'o­norevole Fassino, accanto a quelle di puro diritto, che è troppo comodo avere gli esoneri fiscali, come ente mutualistico e poi voler sca­lare le banche, come sogget­to capitalistico. C'è poi da aggiungere che l'espansione delle assicurazioni nel cam­po bancario non è, neppure per le imprese capitalistiche, un fatto così ovvio.

La materia è delicata, in quan­to fra assicurazione e banca vi è un conflitto di natura e compiti. La prima, per sua funzione, deve proteggere dal rischio. Pertanto deve praticare politiche di avversione al rischio per proteggere la sua clientela. La ban­ca in quanto esercita il credito e finanzia gli affari agisce nel mondo del rischio.

Infine, dopo l'arresto di Fiorani c'è un grosso macigno che impedisce il disco verde a questa Opa. Il Testo Unico Bancario all'articolo 108 stabilisce che gli azionisti delle banche debbono dare garanzie di onorabilità fi­nanziaria.

Risulta dalle di­chiarazioni dello stesso Fiorani che Unipol e il suo am­ministratore delegato han­no agito in stretto collegamento con lui nelle operazioni su Antonveneta. Gli acquisti di azioni Antonveneta effettuate da Unipol in soccorso alla scalata della Banca Popolare Italiana so­no indiscutibili.

Ora anche Giovanni Con­sorte è indagato dalla procu­ra di Roma. Può darsi che sia immune da ogni colpa. Ma sinché tutto ciò non è chiarito, il problema dei requisiti di onorabilità finanziaria rimane.


Da Libero del 16 dicembre 2005