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Inserito il 17-12-2005  
Il fardello dell'uomo bianco: l'Occidente che odia se stesso
di Anna Bono


Il 29 novembre il Parlamento francese ha respinto la proposta di abrogare l'articolo 4 della legge sui rimpatriati d'Algeria del febbraio 2005, articolo che i socialisti non approvano a causa di una frase dal valore peraltro puramente indicativo: «I programmi scolastici riconosceranno in particolare il ruolo positivo della presenza francese oltremare, soprattutto nell'Africa del nord».

Gran parte degli africani - di sicuro tutti quelli poco o per nulla influenzati dall'ideologia familiarmente detta «terzomondista» - accoglierebbero increduli la notizia che ci sia bisogno di una norma per indurre le scuole di Francia a spiegare ai loro allievi che la colonizzazione ha avuto ripercussioni positive sui territori asiatici e africani acquisiti, i cosiddetti «territori d'oltremare». Ancora di più li sorprenderebbe sapere che le massime cariche politiche francesi ne stanno discutendo, divise in favorevoli e contrari.

In Africa i preziosi apporti della colonizzazione francese, ma anche britannica, spagnola, portoghese, tedesca e italiana, sono ovunque tangibili, riconosciuti e generalmente apprezzati da parte di chi tuttora ne beneficia o lo ha fatto in passato, tanto più se confrontati con il degrado prodotto dalle indipendenze. Da un estremo all'altro del continente accade addirittura che durante le proteste di piazza contro gli attuali regimi corrotti e autoritari compaiano dei manifesti sui quali è possibile leggere in tutte le lingue ereditate dalle ex madrepatria coloniali: «quando finisce questa indipendenza?»

Nonostante l'indottrinamento di alcuni missionari e di tanti docenti e cooperanti occidentali che inventano ricette contro la povertà attingendo al verbo ecocatastrofista, predicano la «decrescita» e il rifiuto del mito del progresso e denunciano le colpe dell'Occidente reclamando una «più equa ridistribuzione delle ricchezze», neanche i politici africani, che pure all'approssimarsi degli appuntamenti elettorali invadono le bidonvilles e le savane ancora incolpando della fame odierna la tratta atlantica degli schiavi e il colonialismo europeo, credono nell'esistenza di un'Africa felix precedente all'incontro con l'uomo bianco, pacifica e prospera: neanche loro pensano davvero che fosse migliore, più comodo e sicuro, un mondo senza aspirina, anestesia e antibiotici, senza la ruota, gli occhiali, il treno e il ventilatore e soprattutto priva dei valori grazie ai quali nessuno può essere escluso dai traguardi materiali, intellettuali e morali raggiunti dall'umanità.

Ma agli studenti francesi, e non soltanto a loro, si propongono pagine tratte da una sconfinata letteratura, quasi interamente prodotta o ispirata da studiosi e intellettuali occidentali, secondo la quale un tempo l'Africa non conosceva la povertà: i suoi abitanti vivevano in armonia con la natura, si spartivano fraternamente i prodotti della terra, avevano costruito società egualitarie e creato istituzioni che tutelavano i diritti di ognuno e al tempo stesso il bene collettivo, senza discriminazioni e ingiustizie.

Vi si legge poi che quando, nel XV secolo, Africa ed Europa entrarono in contatto, erano pressoché alla pari in termini di sviluppo tecnologico e politico e, per certi aspetti, la prima superava la seconda: quello africano era un modello di civiltà diverso da quello europeo e proprio per questo più capace di promuovere i valori umani di cui l'Africa resta tuttora la massima depositaria.

Ma da allora, sempre secondo questa rappresentazione della storia africana, l'Europa - con la tratta degli schiavi e con la colonizzazione - ne ha saccheggiato le risorse umane e naturali e ne ha corrotto le istituzioni introducendo degli elementi culturali estranei che hanno determinato ovunque un progressivo deterioramento della vita economica e sociale; e adesso l'Occidente, diventato così ricco e potente proprio depredando gli africani, continua a sfruttarne le ricchezze grazie al liberismo e alla globalizzazione, mentre quel che resta delle tradizioni del passato è definitivamente travolto da chimere di benessere che trasformano anche gli africani in consumatori senz'anima assoggettati all'impero culturale ed economico dei padroni del mondo.

E, allora, suggerire alle istituzioni scolastiche di introdurre nei programmi di storia testi che correggano una simile ricostruzione delle vicende internazionali non è questione marginale, da liquidare, come pare abbia fatto il presidente francese Chirac, definendola «une connerie» (una «cazzata»).

È così infatti che il fronte interno antioccidentale demolisce l'identità dell'Occidente, forse inconsapevole del rischio a cui espone l'intero pianeta demoralizzando la «più grande forma civile della storia umana»(Gianni Baget Bozzo).


Dal sito www.ragionpolitica.it