Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Attualità
Commenta l'articolo
Inserito il 5-11-2005  
Nessun programma da illustrare e Prodi diserta il congresso radicale
di Sandra Giovanna Giacomazzi


A Riccione il Professore non presenzia, qualcuno insinua che sia rimasto a corto di argomenti

Strana la scelta di Romano Prodi di non essere a Riccione al congresso dei Radicali italiani. Strana perché i radicali si accingono ad una stretta con la parte politica guidata proprio da lui. Strana perché altri esponenti della sua coalizione non sono mancati all’appuntamento. E perché nelle ultime settimane il professore ci ha abituato a vedere le sue domeniche punteggiate di un presenzialismo ad oltranza.

Come quella di quattro settimane fa a Roma in Piazza del Popolo dove ha presieduto l’ennesima piazzata della sinistra e durante la quale oltre che per la finanziaria e la riforma elettorale, Romano Prodi ha criticato il governo per le riunioni di politica estera tenutesi nei Ranch e nelle Dacie, “peraltro fatte coi nostri soldi”.

Sempre meglio che fare le sedute spiritiche, o sperperare i nostri soldi a modo suo come quando era presidente dell’Iri, regalando l’Alfa Romeo all’amico Avvocato piuttosto che venderla alla Ford al prezzo di mercato e cercando di svendere la Sme all’amico Ingegnere.

Tuttavia, ad ogni manifestazione viene da chiedersi come fa tutta quella gente che non riesce ad arrivare a fine mese a trovare i mezzi per viaggiare in lungo e in largo per la penisola per arrivare alle piazze delle proteste. E la domanda permane insieme, evidentemente, a qualche soldo in tasca poiché la domenica seguente quattro milioni di persone si sono recate alle urne per le primarie della sinistra al prezzo di un euro a testa.

E’ stata la prima volta che una democrazia ha fatto pagare ai propri cittadini il diritto di votare! Sarà stato un successo economico, quattro milioni di euro sono sempre otto miliardi di lire, ma certamente non la “vittoria democratica” di cui si è vantata la sinistra.

Se quattro milioni di persone rappresentano il 20 percento del loro elettorato, il 74 percento di quel 20, vuole dire che il 15 percento degli elettori di sinistra ha espresso una preferenza per Prodi. Insomma non si trattava né di una strepitosa partecipazione né di un grande mandato per Prodi.

Due domeniche fa, invece, da Tarragona (Spagna) Prodi lanciava proclami contro qualsiasi modifica della legge sulla par condicio, contro “l’incostituzionalità” della nuova legge elettorale, e, da Barcellona, prevedeva che “ricominceranno le liste di proscrizione come l’altra volta”. Il che ci fa tornare al punto di partenza: coi soldi di chi ha girato la Spagna lanciando i suoi pronunciamientos contro il governo del suo Paese?

Forse si capisce, invece, perché Prodi ha evitato il Congresso dei Radicali preferendo un “no profile” al suo solito presenzialismo. Perché andandoci non avrebbe potuto evitare di rispondere alla domanda impellente di Daniele Capezzone: oltre al ritiro dall’Iraq e all’abolizione della legge Biagi, che razza di prodotto si sta producendo nella famosa fabbrica del programma ?


Da L'Opinone della Libertà, del 05-11-2005