Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Terza Pagina
Commenta l'articolo
Inserito il 12-11-2005  
La grande bugia sui comunisti socialdemocratici
di Sandro Fontana


L' ostinazione, con cui il Corsera utilizza tutti i rulli compressori della propria scuderia per spianare la strada all'avvento delle sinistre in Italia, ha dell'incredibile.

Domenica 6 novembre è sceso in campo anche Ernesto Galli della Loggia ilquale ha pensato di cavarsela sostenendo che i Ds non dovrebbero avere difficoltà a chiamarsi "socialdemocratici" perché tutta la loro prassi politico-culturale è stata di tipo socialdemocratico. Si tratta di una menzogna.

E, non solo perché non si ha memoria di una scelta, avanzata non già da De Gasperi o da Moro, ma da Saragat e Craxi o dalle grandi socialdemocrazie europee che abbia riscosso l'appoggio del Pci dal 1945 alla caduta del muro, ma anche perché essendo Della Loggia uno storico di rango, sa che in tutti i tempi gli uomini fanno le stesse cose, cioè mangiano, ridono, amano, lottano e la differenza sta nel pensiero riflesso con cui vengono, a seconda dei periodi storici, giudicate e qualificate le stesse azioni.

La polemica fin dalla scissione del 1921 contro la socialdemocrazia ha rappresentato un'ossessione quasi di tipo antropologico per l'elaborazione del leninismo gramsciano, al punto che quest'ultimo non aveva altro fine che distruggere politicamente, socialmente e culturalmente, ogni sopravvivenza socialdemocratica.

Quando nel 1924 venne ucciso dai fascisti Giacomo Matteotti, il martire, riformista veniva definito dai comunisti italiani socialfascista e gli stessi compagni di Mosca, come ha documentato Emesto Ragionieri, non riuscivano a capire come mai i fascisti, avessero ucciso un loro simile o alleato.

Quando Togliattì nel 1944 venne in Italia da Mosca per sostenere il compromesso con Badoglio e la monarchia, non era animato da spirito moderato e socialdemocratico ma eseguiva un ordine tassativo ricevuto da Stalin, il quale temeva che ogni rottura dell'equilibrio di Yalta potesse impedirgli di mettere le mani su mezza.Europa.

Nella primavera del 1944 il riformista Bruno Buozzi si appose a Badoglio perché non venissero discriminati i comunisti nel processo di liquidazione del sindacato fascista e di creazione del nuovo sindacato.

Il risultato fu che l'esponente del Pci Giovanni Roveda si premurò di definire Buozzi un "putrido riformista" e Giuseppe Di Vittorio quasi tutti i giorni mandava al partito messaggi contro Buozzi perché temeva l'alleanza di quest'ultimo con i cattolici di Achille Grandi. Di Vittorio accusava Buozzi di essere un fascista perché difendeva come buona una certa parte della legislazione sociale del fascismo.

Insamma, secondo il futuro segretario della CGIL, bisognava fare di tutto per fermare Buozzi. E' bastata una "soffiata" perché Buozzi venisse arrestato dai nazisti e poi trucidato dall'esercito tedesco in fuga.

Quella manovra nella più pura logica leninista ha consentito al Pci di conquistare il più grande sindacato italiano di sinistra e impadronirsi del patrimonio incalcolabile di cooperative e organismi sociali che il riformismo socialista aveva accumulato nelle tre regioni rosse dall'inizio del secolo.

A Craxi che aveva ottenuto l'inclusione del Pci-Pds di Occhetto nell'Intemazionale Socialista, nel 1992 non è toccata una sorte diversa da quella di Buozzi: chè il buon Occhetto, una volta messo il piede nell'Intemazionale Socialista, fece di tutto perché il Psi venisse espulso per indegnità.

Ora, sostenere che la prassi politica del Pci è sempre stata di tipo socialdemocratico rappresenta un insulto per tutti coloro che, da Rossetti a Turati, da Saragat a Craxi, hanno cer- cato di conciliare la giustizia con la libertà, l'uguaglianza con la democrazia.

Il fatto è che l'uomo più ascoltato da Berlinguer, Franco Rodano, sosteneva che Stalin ebbe il merito di aver preservato la classe operaia dal degenerare verso la corruzione socialdemocratica.

Quando nell'89 è crollato il muro di Berlino il Pci era il più grande e il più autonomo partito comunista occidentale, eppure non ha fatto mai nulla per distaccarsi dal regime sovietico. E' stato quest'ultimo che con la sua caduta ha abbandonato i comunisti italiani, rimasti, caso unico in Europa, al loro posto.
 


Da Libero dell'11 novembre 2005