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Inserito il 18-11-2005  
Con gioia e con più Letizia
di Davide Giacalone


Una società composta da conservatori e da corporazioni alleva giovani conservatori, che aspirano ad entrare in una corporazione? Può darsi, ma, forse, più realisticamente, c’è in giro più di un furbacchione corporativo che alimenta la protesta degli studenti per difendere i propri interessi e la conservazione dei propri privilegi.

Se così non fosse che senso avrebbe vedere in piazza degli studenti che inveiscono contro una riforma che ha tolto ai loro professori il diritto di starsene in cattedra a vita, senza neanche dover dimostrare di avere letto un libro nel corso degli ultimi anni?

Quei giovani dicono che la libertà della cultura è condizione di ogni più ampia libertà. Ed hanno ragione, è certamente così.

Ma che c’entra, questo, con il fatto che si protesti contro uno dei pilastri della libera cultura, ovvero contro le libere università? E quale sarebbe, la libera cultura da difendersi, quella delle università odierne, quella degli esamifici, quelle di professori che fanno far carriera ai loro tirapiedi, gestendosi i concorsi come fossero affari loro? E’ questa, la libertà?

I ragazzi che sfilano, e che vogliono andare a scuola “con gioia e non con Letizia” (dal nome del ministro) forse non lo sanno, o forse lo sanno e preferiscono ignorarlo, ma stanno sfilando non per una scuola che produca cultura, bensì per una macchina che produce pezzi di carta. La vecchia, borghesuccia, provinciale aspirazione al “pezzo di carta”. Alla laurea da incorniciare e da non utilizzare per far l’avvocato, o l’ingegnere, ma per far carriera, per farsi strada, per farsi dare del “dottore”, non solo dal parcheggiatore.

E’ così, e se così non fosse non ci capisce come da tante rivendicazioni manchi sempre quella cardine per la libera cultura: l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Quel valore legale è un inganno, ed è anche un ostacolo alla libertà.

Se quei ragazzi avessero ben chiaro che il loro pezzo di carta non varrà nulla, non servirà a nulla, non li agevolerà in nulla, e se avessero coscienza, invece, che la conoscenza, la cultura, il sapere ed il saper fare, saranno grandi vantaggi, offriranno grandi opportunità, potranno essere giocati come briscole della vita, allora protesterebbero, contro la Moratti, sfilerebbero, contro la riforma, ma perché è ancora troppo poco, perché si deve avere la lucidità ed il coraggio di andare avanti, perché della cattedra del signor professore, quello che avendo conquistato la toga della cultura s’è guadagnato anche il diritto all’ignoranza, non ce ne importa un bel nulla, ma del mio avvenire mi frega, eccome.

Se questo fosse loro chiaro, allora vorrebbero andare a scuola con gioia (che è una bella cosa), ma anche con più Letizia.

Ma non è chiaro affatto, così vengono incolonnati a sfilare per difendere interessi e privilegi che non sono i loro, che, anzi, sono contro di loro. Marciano come truppe che difendono la più classista delle scuole, quella che non offre opportunità ai più deboli, premiandoli se sono i più bravi, ma vuole tutti mediocri, in questo modo agevolando i più protetti. Una marcia reazionaria, insomma, anche se nessuno ha la voglia di dirglielo.


Dal sito www.davidegiacalone.it