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Inserito il 20-11-2005  
Marano, annullata la targa per Nassiriya
di Enzo Ciaccio


Marano di Napoli - «Il mio primo atto, quando sono rientrato nelle funzioni di sindaco, è stato quello di annullare la delibera con cui il commissario prefettizio intitolava una strada di Marano ai martiri di Nassiriya. Ho annullato quella delibera perchè per me non esistono martiri a pagamento. Quella gente non doveva morire, ma i martiri non sono loro, che erano lì a pagamento: martire è Yasser Arafat, che si è sacrificato per il popolo palestinese. Perciò gli dedichiamo una strada».

Parola - ed è un peccato, davvero - di Mauro Bertini, sindaco di Marano. Parola che nessuno contesta, in quest’aula rigonfia di democrazia che non si accorge di recare offesa al sacrificio di dodici giovani carabinieri (e ai soldati, e ai civili) e ad alta voce invoca il diritto «a essere forsennatamente di parte».

Sala affollata, per l’occasione. Spuntano in tanti, con la kefiah addosso. Decine di bandiere palestinesi nel vento assai freddo, che buca le guance e raggela pure qualche idea. Le gigantografie di Yasser troneggiano a grandezza semi-naturale. Mattinata di mobilitazione. L’equidistanza? È un principio da rinnegare. Sebbene tante siano le strade pure se si sceglie di «essere di parte».

Ma oggi è il Grande Giorno: si inaugura via Arafat. Finalmente. Doveva esserci anche il vicepresidente del parlamento israeliano, Mohammed Barakeh. Invece non c’è. Doveva esserci almeno qualcuno che rappresentasse Israele. Invece non c’è.

In compenso, c’è Fadwa Barghouti, moglie di Marwan, il leader palestinese in carcere in Israele con quattro ergastoli più quarant’anni di prigione. E c’è l’ambasciatore dell’Autorità palestinese in Italia. E c’è - ieratico e appassionato - il vescovo di Gerusalemme, monsignor Cappuccini. E ci sono profughi e leaders delle comunità palestinesi. E ci sono dirigenti di Rifondazione e dei Comunisti italiani.

Non c’è Israele. Non c’è. E non c’è nemmeno la gente di Marano. Che invece appare lontana. E distratta. E assente. Nè si vedono i ragazzi delle scuole, tranne qualche drappello già militante per conto suo.

Per una vera presenza dei giovani, si spera nel pomeriggio: dalle ore 16 e fino a sera sono previsti Almamegretta e 24 Grana, Daniele Sepe e Marco Zurzolo.

Mauro Bertini, sindaco di Marano, chiede se, al momento dell’inaugurazione, sarà possibile improvvisare «una bella rullata di tamburi»: «Altrimenti - fa notare allarmato - quando scopriremo la targa ci sarà troppo silenzio tutt’intorno».

Poco più in là, il presidente dei partigiani saluta l’assessore napoletano Raffaele Tecce: «Anche noi siamo ex combattenti - protesta garbato e sottovoce - perchè allora non ci viene mai concesso di viaggiare gratis sugli autobus ?».

Comincia il dibattito. Ma è a senso unico. Un senso legittimo, che sposa la sofferenza palestinese e fa ben affiorare i contorni di una tragedia orribile e senza fine.

Si ricordano gli ottomila prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri di Tel Aviv. Si annuncia la costituzione di un comitato per la loro liberazione.

Il vescovo di Gerusalemme grida commosso parole eque: «I palestinesi sono miei figli. E anche gli ebrei sono miei figli. Da combattere non è l’ebraismo ma la piaga orrenda del sionismo che invade, tortura e uccide».

Alle pareti, i maxi-pannelli ricordano le stragi da non dimenticare. Un nome su tutti: Sabra e Chatila.

Peccato che nemmeno una briciola di umana pietà venga spesa per i ragazzi israeliani morti ammazzati nelle discoteche del sabato sera. Nè per le massaie israeliane trucidate nei mercatini all’ora della spesa.

Di contro, il sindaco Bertini definisce «martiri a pagamento» i caduti di Nassiriya. E poi se la prende col prefetto di Napoli, Renato Profili, reo di avergli spedito di recente due lettere in cui ricorda che, per intitolare una strada a un personaggio, occorre che siano trascorsi almeno dieci anni dalla sua morte.

Dice Bertini: «Sono tanto impressionato dall’invito del prefetto che oggi gli rispondo inaugurando via Arafat. Lui farebbe meglio a pensare ai suoi problemi».

In serata il vento cresce. Si decide di rimuovere la grande targa, perchè vacilla e sta per volar via. Verrà rimessa lunedì. Vento permettendo.


Dal sito www.ilmattino.caltanet.it - edizione del 20 novembre 2005