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Inserito il 1-10-2005  
Moratti ed i magnifici
di Davide Giacalone


Il livello dei nostri studi universitari è molto basso, e l’Università è il segmento più malandato dell’intero sistema dell’istruzione. Ciò si traduce in un danno secco per gli studenti, che seguono corsi incapaci di trasmettere loro il sapere dovuto, ed in un danno per la collettività, che vede appassire l’eccellenza del sapere, quella ricchezza immateriale che dovrebbe essere la più curata e protetta delle nostre risorse.

Per carità: esistono bravi professori, e perfino eccellenti; esistono buoni corsi di laurea, e financo ottimi. Ma l’insieme fa pena.

La qualificazione culturale dei professori universitari è imbarazzante. Moltissimi di loro praticano l’idioma italico come un terreno sconoscito, e non sono neanche i peggiori, perché ce ne accorgiamo dai loro scritti. Tantissimi loro colleghi hanno smesso di scrivere, e suppongo anche di leggere. Nessuna forma di selezione e di scarto aiuta a salvaguardare i corsi di laurea dall’ignoranza di ritorno.

Le baronie sono sempre esistite, e son sempre state cose sgradevoli. Epperò mutano, seguendo l’andazzo del ribasso generale.

Una volta i baroni erano caposcuola, impegnati nella difesa della dottrina da essi distillata, mediante la promozione dei propri allievi, i quali erano chiamati ad un preliminare servizio d’accompagnamento altolocato. I concorsi universitari organizzati ateneo per ateneo, ed abbandonati alle camarille delle raccomandazioni locali, oggi producono un esercito di badanti che sconoscono la dottrina del maestro, anche perché sovente non esiste.

Brutto da dirsi e da scriversi, ma peggio ancora sarebbe tacerlo. Peggio ancora è vedere i rettori universitari, capitanati dal professor Tosi, agitarsi scompostamente perché il ministro Moratti s’è resa conto che il sistema della concertazione, ovvero il tentativo di cercare sempre e comunque l’accordo con la corporazione incattedrata, equivale a non fare un accidente ed aspettare quieti che la legislatura s’esaurisca.

I rettori, che ancora si fanno chiamar “magnifici”, con ciò stesso suscitando rimembranze felliniane, quasi mondane settantenni che ancora si fan chiamar “la splendida”, i rettori, dicevo, non attaccano il ministro perché si sta facendo troppo poco, perché si abolisca il valore del titolo di studio, si restituisca libertà agli studi e si mettano gli atenei in competizione, perché si selezioni il merito e si dia autonomia finanziaria vera, insomma, non si battono per la cultura e per l’eccellenza, ma contro i concorsi nazionali, pretendono di farci credere che la libertà culturale dipenda dalla loro libertà di scegliersi i successori.

Se questi sono gli uomini che reggono le sorti della formazione culturale e morale dei giovani, è un gran bene che all’università si vada a dar gli esami senza frequentarne i corsi.


Dal sito www.davidegiacalone.it